Il nostro valore agli occhi di Dio

Un giorno una parola – commento a I Corinzi 1, 28

 

 

Così parla il Signore degli eserciti: «Chi tocca voi, tocca la pupilla dell’occhio suo»

Zaccaria 2, 8

 

 

Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono

I Corinzi 1, 28

 

 

Ci sono persone che sembrano avere un posto preciso nel mondo e altre che sembrano non averne alcuno. Ci sono parole che vengono ascoltate e altre che cadono nel vuoto; vite considerate importanti e altre che passano inosservate. Anche noi, a volte, finiamo per misurare il valore delle persone secondo criteri di successo, autorevolezza, visibilità.

 

L’apostolo Paolo scrive alla comunità di Corinto dove c’erano divisioni e logiche di prestigio, e ricorda che la logica di Dio non coincide con quella del mondo. Dio ha scelto «le cose ignobili», «le cose disprezzate», perfino «le cose che non sono». Non perché Dio ami ciò che è piccolo in quanto tale, ma perché la sua scelta mette in discussione il nostro modo di stabilire chi conta e chi no.

 

È una parola che può raggiungere anche chi, oggi, si sente poco importante. Chi pensa di non avere abbastanza capacità, abbastanza voce, abbastanza successo per essere davvero utile. Il Vangelo ricorda che il nostro valore non dipende dal posto che occupiamo agli occhi degli altri.

 

Ma questa parola interpella anche chi si sente dalla parte di quelli che «sono»: quelli che hanno voce, riconoscimento, responsabilità. Ci chiede di guardare diversamente, di accorgerci di chi rimane ai margini, di lasciare spazio a chi normalmente non ne trova.

 

Dio non guarda il mondo attraverso le nostre graduatorie. E forse la buona notizia di oggi è proprio questa: nessuna è così piccola da essere invisibile ai suoi occhi, e nessuna è così grande da poter fare a meno degli altri. Amen.