Strega e valdese, la stessa parola
Il disco di Francesca Michielin si apre con una data, 1484, l’anno della bolla contro le streghe. Tre anni dopo lo stesso papa bandì la crociata contro i valdesi
A giugno Francesca Michielin ha pubblicato Magia bianca, un disco pop sulle streghe; il 19 agosto lo ha cantato in Calabria, a una festa di San Rocco nella Piana di Gioia Tauro, e nessuno ci ha visto una contraddizione. La prima traccia non ha un titolo ma una data: 1484. È l’anno della Summis desiderantes affectibus, la bolla con cui Innocenzo VIII stabilì che la stregoneria esiste, fa danno e va perseguita, e diede pieni poteri a due inquisitori domenicani che due anni dopo l’avrebbero stampata in apertura del Malleus Maleficarum. La canzone chiede: «Che male ti può fare una vecchia fattucchiera». Non è una domanda ingenua: per secoli, con il Canon Episcopi, la Chiesa aveva sostenuto che le donne convinte di volare di notte fossero vittime di un’illusione. Il 1484 rovescia quella sentenza.
Quello che il disco non dice è il seguito. Il 27 aprile 1487 lo stesso papa firma la Id nostri cordis: non parla di streghe, bandisce una crociata con indulgenza plenaria contro i valdesi del Delfinato, della Savoia e del Piemonte. L’anno dopo i crociati del commissario Alberto Cattaneo risalgono le valli; in Vallouise la gente si rifugia in una grotta e i soldati accendono il fuoco all’ingresso.
Non è un accostamento a posteriori. Nel Quattrocento francese la stregoneria si chiamava vauderie, “valdesia”, e ad Arras, nel 1459, gli uomini e le donne bruciati per il sabba furono chiamati vaudois; il teologo Jean Tinctor scrisse contro di loro un’invettiva «contro la setta della valdesia». Per un pezzo di storia europea strega ed eretico sono stati la stessa parola. La macchina del rogo fu costruita per chi pensava diversamente e adattata poi a chi viveva diversamente: le vedove, le vecchie povere, le donne che litigavano con i vicini. Michielin definisce la strega «il pensiero non conforme». È una definizione più giusta di quanto il disco sappia, perché quel pensiero aveva anche il volto di un contadino occitano che pregava nella sua lingua.
Quei contadini, dal Trecento, erano scesi anche in Calabria: Guardia, San Sisto, Vaccarizzo, una comunità a Montalto. Dopo Chanforan, dopo il rogo di Gian Luigi Pascale a Roma nel 1560, nel febbraio 1561 il Sant’Uffizio proibì loro di riunirsi, di sposarsi tra loro e di parlare la propria lingua. Il 5 giugno i soldati entrarono a Guardia da una porta che ancora si chiama Porta del Sangue; l’11 giugno, a Montalto, 88 valdesi furono giustiziati. Non è la stessa mano, a tre generazioni di distanza; è la stessa macchina. Il fuoco acceso sul Reno arrivò, settantasette anni dopo, sulla Catena Costiera.
C’è una lettura biblica che tiene insieme le due storie. Il Malleus si regge su Esodo 22, 18: «non lascerai vivere la strega»; i valdesi furono bruciati per aver letto in volgare lo stesso libro. Ma il Vangelo conosce bene il meccanismo del nome imposto. A Gesù dissero: «Sei un samaritano e hai un demonio» (Giovanni 8, 48), e lui avvertì i suoi: «Se hanno chiamato Belzebù il padrone di casa, quanto più quelli di casa sua» (Matteo 10, 25). L’accusa non descrive, marchia: strega, vaudois, eretico. La promessa dell’Apocalisse è l’esatto contrario, «un nome nuovo che nessuno conosce se non colui che lo riceve» (2,17).
Il brano che dà il titolo al disco si chiude con una formula: «Magia bianca, magia nera, scelgo per me». È la strega che smette di essere definita dall’accusa e sceglie il proprio nome. A Guardia Piemontese la lingua proibita nel 1561 si parla ancora, e ogni 17 febbraio i valdesi di Calabria accendono un falò. Quella scelta, nelle valli, ha un nome antico: libertà di coscienza. Chi canta quella data da Bassano canta, senza saperlo, anche noi.