Donare con gioia

Un giorno una parola – commento a II Corinzi 9, 7

 

 

Giacobbe fece un voto, dicendo a Dio: «Di tutto quello che tu mi dirai, io certamente ti darò la decima»

Genesi 28, 20; 22

 

 

Dio ama un donatore gioioso

II Corinzi 9, 7

 

 

Ci sono cose che facciamo perché dobbiamo. Anche dare può diventare una di queste: una consuetudine, un dovere, qualcosa che si fa perché è giusto farlo. Eppure l’apostolo Paolo, parlando alla comunità di Corinto della colletta per i cristiani di Gerusalemme, introduce una parola sorprendente: gioia. «Ciascuno dia come ha deciso nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso».

 

La gioia non sta necessariamente nella quantità di ciò che doniamo. Sta nella libertà con cui scegliamo di farlo. Non è il valore del dono a misurare la nostra generosità, ma il cuore con cui ci mettiamo qualcosa di nostro.

 

Forse è proprio questo che Dio ama: non mani che si aprono perché costrette, ma mani che si aprono perché hanno riconosciuto di aver ricevuto. Noi possiamo donare perché per primi abbiamo ricevuto: la vita, l’amore, la cura, e soprattutto l’infinita grazia e misericordia di Dio. Ogni nostro dono, allora, non è una prestazione da offrire a Dio, né qualcosa con cui guadagnare il suo favore, ma può diventare un segno della nostra riconoscenza per tutto ciò che da lui abbiamo ricevuto. Chi dona sa, in fondo, che ciò che possiede non è soltanto suo. E così il dono diventa un modo per dire grazie, per prendersi cura, per costruire legami.

 

La gioia di cui parla Paolo non è l’allegria di chi non conosce difficoltà. È la libertà di chi non vive aggrappato a ciò che ha.

Oggi, allora, possiamo chiederci non soltanto: «Che cosa posso dare?», ma anche: «Con quale cuore voglio donare?». Amen.