Tornare a casa!

Un giorno una parola – commento a Isaia 51, 11

 

 

I riscattati del SIGNORE torneranno, verranno con canti di gioia a Sion; letizia eterna coronerà il loro capo, otterranno felicità e gioia; il dolore e il gemito fuggiranno

Isaia 51, 11

 

Voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della vostra fede: la salvezza delle anime

I Pietro 1, 8-9

 

 

“Tutti a casa!” La notizia dell’armistizio firmato l’otto settembre del 1943 tra Regno d’Italia e Alleati aveva acceso nei soldati l’illusione che la guerra fosse finita e si potesse finalmente tornare tutti a casa. La realtà, come la storia ci insegna, si sarebbe rivelata ben diversa.

 

Il profeta Isaia descrive il ritorno gioioso dei deportati da Babilonia a Gerusalemme: ma questa non sarà un’illusione, è la promessa del Signore che si realizza. Davvero si tornerà a casa per ricostruire la città e la propria vita. Tornare a casa! Ritrovare la propria casa, i propri posti, familiari e amici… In verità, fra i deportati, pochi, i più anziani, potevano ricordare qualcosa della patria lasciata anni prima: erano passati da allora almeno cinquant’anni, due generazioni. La prospettiva, tuttavia, addirittura con uno sguardo sull’eternità, è rosea: letizia eterna, felicità, gioia; non più dolore e gemito.

 

Gerusalemme nella riflessione cristiana sugli ultimi tempi diventa l’immagine della futura realtà di beatitudine per chi sarà salvato. La Gerusalemme celeste della Lettera agli Ebrei o la nuova Gerusalemme dell’Apocalisse esprimono, ispirandosi alla profezia, la visione di un futuro dal quale il male, il dolore e la morte saranno banditi; nella Seconda Lettera di Pietro, riprendendo proprio una profezia di Isaia, si parla di “nuovi cieli e nuova terra”, una realtà nuova. Nella Lettera a Diogneto si dice che i cristiani trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Il cielo, con tutta la sua capacità di suggestione, non indica evidentemente un luogo fisico, così la Gerusalemme celeste, la nuova Gerusalemme, la casa del Padre o il banchetto celeste.

 

Ottenere, alla fine del nostro cammino terreno, la salvezza delle nostre anime – come leggiamo in I Pietro 1, 8-9 – è, in effetti, tornare sani e salvi a casa, alla nostra origine, accanto a chi ci ha creato, ci accompagna nella nostra vita e ci attende, oltre la vita, per un tempo senza fine insieme. Amen.