La gratuità della salvezza contro il potere del denaro
Dal 23 al 29 agosto il Villa Aurora Florence Meeting
È dedicata al tema «Religione e denaro. L’antico dilemma tra profitto e salvezza» la quinta edizione del Villa Aurora Florence Meeting, che si tiene, per l’appunto al Parco monumentale Villa Aurora di Firenze, da domenica 23 a sabato 29 agosto per l’organizzazione dell’Istituto universitario avventista.Una settimana, intensa, di dibattiti, approfondimenti, ma anche di momenti musicali. e presentazioni di libri. Ne abbiamo parlato con Davide Romano, che dell’Istituto è direttore.
– Dio e Mammona, Dio e il denaro, la religione e il denaro: una antonimia che pare irrisolvibile: perché? quali sono i presupposti, di fatto, che rendono inconciliabili i due termini dell’opposizione?
«Diciamo che il discorso ha una sua implicita complessità come lei ha rilevato. Il Nuovo Testamento, solo per fare qualche esempio, ha tematizzato questa insidiosissima polarità in più occasioni e in molti modi. Se vedo bene, l’evangelista Luca è colui che vi riflette di più, sia attraverso la storia di Simon Mago (Atti 8, 18), che voleva attraverso il denaro acquistare dei carismi spirituali per esercitare un potere (da qui il famoso peccato di “simonia”), sia attraverso la dolorosa vicenda di Anania e Saffira (Atti 5), che per bramosia trattengono per loro una parte del denaro ottenuto da una alienazione del loro capitale, venendo meno alla promessa di una, ancorché forse mitica, comunione integrale. Ma non sono gli unici episodi. Rimane però il fatto che nella storia del cristianesimo si sia affermato anche un uso proprio e lecito del denaro, specie nei secoli XII e XIII, superando gradualmente l’antica scomunica della cosiddetta usura. Io credo che la supposta antinomia tra “Dio e Mammona”, per dir così, discenda sempre dal rapporto che si istituisce con Dio e con gli averi mondani. Ogni volta che la gratuità e l’unicità della salvezza donata da Dio in Cristo, viene messa in competizione con l’apparente qualità salvifica che il denaro a sua volta rivendica, l’opposizione diventa insanabile».
– E su quale terreno, invece, le chiese possono (e debbono) fare i conti con il denaro, e utilizzarlo a fin di bene? La questione della giustizia sociale è quella che permette di sciogliere l’antinomia?
«Beh, la questione della giustizia sociale costituisce il discrimine di una postura evangelica. Ma non è l’unica. Quale rapporto le chiese intrattengono con il denaro? In quale misura cioè la loro naturale necessità di avere delle istituzioni, dei luoghi, delle persone che devono ricevere un giusto salario per l’esercizio della loro vocazione professionale, si può tradurre via via e inaspettatamente in un’ansia di grandezza e di realizzazione di una “impresa” religiosa a carattere prevalentemente economico, magari anche paludata da motivi caritatevoli? Dobbiamo certamente rifuggire da ogni purismo di maniera: non è vero che il denaro sia solo e inevitabilmente lo “sterco del diavolo”, e le chiese spesso hanno saputo farne parte ai poveri. Ma guai a sottovalutarne il potere corruttivo e obnubilante».
– Come di consueto, il Meeting prevede l’intersecarsi di varie professionalità e varie discipline: chi si confronterà, e come, su questo tema appassionante?
«Come sempre, si confronteranno docenti della Facoltà avventista di Teologia, e teologi di altre Facoltà, con storici dell’economia, dell’arte, come Emanuela Fogliadini, e con economisti come Stefano Zamagni. Ma avremo anche molti momenti musicali e artistici».
– Quale può essere la ricaduta del Meeting sulla vita delle chiese (avventiste, ma non solo) sul nostro territorio nazionale?
«Difficile prevederlo; posso solo dire che nelle intenzioni dell’Istituto universitario avventista che lo organizza, il Meeting vorrebbe rappresentare l’occasione annuale nella quale si apre un dibattito a più voci, di carattere non eminentemente accademico – infatti non è un convegno – che coinvolga giovani delle chiese, di tutte le chiese, e persone che non hanno perso il gusto di riflettere sul presente a partire da alcune chiare intuizioni bibliche. L’ispirazione è profondamente teologica, altrimenti replicheremmo esperienze ben più solide e attrezzate. Se crescerà l’interesse e il desiderio di tornare alle Scritture e alla riflessione su di esse in un’ottica interdisciplinare, le ricadute culturali e spirituali per le chiese potrebbero essere, se Dio vorrà, feconde».
Fra gli interventi, nel corso dei lavori, sono previsti quelli di Heinz Gutierrez Salazar, del pastore Saverio Scuccimarri, di Roberto Vacca, Davide Romano stesso, e ancora di Paolo Naso, Eric Noffke, della sociologa delle religioni Stefania Palmisano, Marco Ventura, Stefano Zamagni.