Palestina, la lettera pastorale dell’arcivescova di Canterbury
A seguito di un intenso viaggio in Terra Santa
A seguito di un pellegrinaggio di cinque giorni in Terra Santa (ve l’abbiamo raccontato ampiamente qui), l’arcivescova di Canterbury Sarah Mullally e Hosam Naoum, arcivescovo anglicano di Gerusalemme e primate della Chiesa episcopale di Gerusalemme e del Medio Oriente, hanno scritto una lettera pastorale alla Chiesa Episcopale (anglicana) di Gerusalemme e del Medio Oriente, nonché agli anglicani di tutta la Comunione Anglicana mondiale.
Sarah Mullally ha effettuato la visita pastorale proprio su invito dell’arcivescovo Naoum, per stare accanto al clero e alle congregazioni anglicane in Palestina e Israele, nonché per incontrare altre chiese, leader e comunità della regione. Durante la visita, l’arcivescova ha anche incontrato gruppi della società civile e interreligiosi impegnati nella promozione dei diritti umani, della convivenza e della pace in Israele e Palestina.
Ecco il testo della lettera pastorale:
Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. (1 Giovanni 3:18)
Cari amici,
Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
Dal 19 al 24 giugno 2026, abbiamo percorso, come discepoli di Cristo, un pellegrinaggio in Terra Santa, pregando e ascoltando Dio, ascoltando coloro che incontravamo, offrendo solidarietà a chi soffre e lasciandoci trasformare da tutto ciò che abbiamo visto e ascoltato. Essere pellegrini significa intraprendere un viaggio attraverso dei luoghi, ma è anche un viaggio del cuore e della mente. Attraverso questo pellegrinaggio, ci siamo sentiti più profondamente coinvolti nella realtà della vita dei cristiani palestinesi e di molti altri che chiamano questa terra la loro casa.
Durante il nostro pellegrinaggio, abbiamo constatato come la Chiesa rimanga un luogo di incontro, accoglienza e testimonianza. Attraverso le sue scuole, i suoi ospedali e i suoi ministeri, la Chiesa difende la dignità umana e si impegna per una vita vissuta in tutta la sua pienezza. In mezzo a molte difficoltà, abbiamo assistito a una resiliente fermezza cristiana che sceglie l’amore anziché l’odio e si rifiuta di lasciare che la disperazione abbia l’ultima parola. Tuttavia, nonostante la loro fedele resistenza, temiamo per il futuro a lungo termine della presenza cristiana palestinese autoctona in Terra Santa, una presenza che risale ai tempi in cui Nostro Signore camminava su questa terra. Questa sfida esistenziale richiede la nostra massima attenzione e la nostra responsabilità collettiva. È il momento di agire.
In Palestina e in Israele abbiamo incontrato famiglie che si sentono smarrite e traumatizzate da un conflitto senza fine. In Israele, la contemporanea presenza di numerosi conflitti e le profonde conseguenze delle orribili atrocità del 7 ottobre hanno creato uno stato di intensa sensibilità al potenziale pericolo che ha trasformato la società e la politica. In Cisgiordania, la violenza incontrollata dei coloni, gli sfollamenti forzati, la discriminazione sistemica e l’espansione dei checkpoint hanno lasciato la popolazione palestinese impoverita, disperata e impotente di fronte al cambiamento. L’annessione è già in atto, seppur non formalmente.
Nel frattempo, la profonda sofferenza a Gaza continua. La comunità internazionale non deve distogliere lo sguardo; ha la responsabilità morale di alleviare questa agonia e contribuire alla ricostruzione della società di Gaza. Rendiamo grazie al fatto che, nonostante un sistema sanitario in catastrofico collasso, l’ospedale anglicano Al Ahli di Gaza City, insieme alle cliniche delle Chiese in tutta la regione, continui a servire i bisognosi come segno tangibile dell’amore guaritore di Dio.
Preghiamo e imploriamo la fine della persistente ingiustizia in questa terra. Il nostro pellegrinaggio è stato profondamente arricchito dagli incontri con la società civile palestinese e israeliana, con gruppi ecumenici e interreligiosi che lavorano instancabilmente per promuovere la fiducia, la giustizia, l’uguaglianza e la comprensione reciproca all’interno e tra le comunità. La loro creatività e determinazione nel garantire l’autodeterminazione al popolo palestinese e una pace duratura per tutti devono essere amplificate.
I conflitti in Medio Oriente non sono semplici conflitti locali. Sono sintomatici di una crisi politica e spirituale più profonda: l’abbandono del diritto internazionale e il crescente ricorso alla forza militare per risolvere le controversie. Noi sosteniamo che la guerra non sia mai la soluzione. La guerra distrugge la vita e lacera la famiglia umana. Le controversie devono essere risolte nel rispetto del diritto internazionale, attraverso una diplomazia paziente, la negoziazione e una vigorosa difesa del sistema internazionale basato sulle regole. Il diritto internazionale umanitario non è un vincolo facoltativo, ma un impegno incrollabile a proteggere la sacralità della vita umana e la dignità che Dio ci ha donato.
Alla luce del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2024, vi esortiamo a sollecitare i rappresentanti politici ad adottare tutte le misure necessarie per stabilire un percorso credibile verso la fine dell’occupazione. Questo deve condurre a una soluzione praticabile a due Stati che consenta a israeliani e palestinesi di vivere in pace, dignità e sicurezza. Lo status di Gerusalemme dovrebbe essere determinato attraverso negoziati come capitale condivisa, nel pieno rispetto dei diritti religiosi di tutte le fedi e preservando sia lo status quo storico sia la custodia hashemita dei luoghi santi di Gerusalemme, come ratificato dall’articolo 9 del trattato di pace del 1994 tra Israele e Giordania.
Siamo grati alla Comunione anglicana e agli altri partner della Chiesa in tutto il mondo per il loro sostegno eccezionalmente generoso alla Diocesi di Gerusalemme negli ultimi due anni e mezzo. Vi chiediamo di continuare a sostenere generosamente queste opere affinché possano proseguire i loro ministeri vitali. Mantenere questo ministero diventerà più difficile negli anni a venire, date le crescenti pressioni finanziarie e normative che le istituzioni ecclesiastiche devono affrontare. Questo ministero è essenziale per contribuire a sostenere la presenza cristiana in questa terra.
La nostra preghiera è che, per grazia di Dio, possiamo testimoniare la speranza del Vangelo e offrire a questa terra, alla sua gente e al mondo intero un assaggio della pace e dell’amore di Dio.