Guardia Piemontese. Radici di sangue, storia che fiorisce
Un video per raccontare gli intensi giorni dell’8° Festival delle Riforme Culturali
Un video per raccontare «Ci sentivamo sicuri in questo posto, le mura, la montagna, la porta ci faceva sentire sicuri, la porta». Quella porta che oggi si chiama “Porta del sangue”, in memoria del massacro dei valdesi del 1561. Siamo a Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza. Per settimane le strade furono invase dal sangue. Il 5 giugno, mentre in Piemonte Emanuele Filiberto di Savoia annunciava la libertà di culto, in Calabria iniziava l’eccidio.
La curia aveva incaricato il cardinale Ghislieri, sarebbe stato il futuro papa Pio V, di convertire con la forza. Fu una mattanza di donne, uomini, bambini; annientati. Furono negati i matrimoni, fu negata la lingua.
«Io sono rimasta lì. Non dimenticate la Gardia, non dimenticate i valdesi occitani, non dimenticate che ognuno ha il diritto di cercare Dio secondo il proprio cuore. Io sono rimasta lì, voi siete qui».
Le citazioni fra virgolette sono pronunciate dall’attrice Angelica Artemisia Pedatella nel video uscito la scorsa settimana sull’8° Festival delle Riforme Culturali tenutosi a inizio giugno a Guardia.
«Ci sono abiti preziosi, strumenti del passato, della vita quotidiana, il laboratorio di tessitura, testimonianze, libri, pitture e delicati ricordi, tutto questo è il Museo valdese» racconta ancora la voce narrante che attraversa le strade di questo piccolo borgo dalla grande storia. Nel corso del Festival si sono alternate voci istituzionali, voci di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, musica ed esperienze. Sono storie di sangue versato, che portano a ricordare l’eccidio guardando al presente, per la libertà e per il superamento di tutte le persecuzioni.
Il video parla di attivismo che restituisce memoria, una memoria che non riguarda solo le minoranze o la tutela della lingua occitana, ma una memoria che rigurda come essere, o come diventare, “comunità”. E che sottolinea l’importanza di raccontare, nonostante le vicissitudini della storia, e di ritrovare il senso, di costruire le radici per un futuro che non dimentichi le vite innocenti sacrificate.
«Dobbiamo far fiorire questa storia che è nascosta nei nostri cunicoli, per rinvigorire le nostre radici», afferma Gabriella Sconosciuto, Direttrice del Festival e coordinatrice del Centro culturale valdese “Gian Luigi Pascale”.
Qui, per gentile concessione dell’autore Carlo Vulpio, inviato a Guardia Piemontese e Montalto Uffugo (Cosenza) per La Lettura del Corriere della Sera n.758 del 20 giugno 2026, lo speciale Gli occitani di Calabria odiati dall’Inquisizione.
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