La Rete evangelica Fede, Orientamenti e generi sulla tragedia di Camaiore

«Di fronte a una tragedia di tale portata ènecessario interrogarsi sulle radici culturali e sociali della violenza che continua a colpire donne e persone LGBTQ+»

 

La Rete evangelica Fede, Orientamenti e generi (Refo+) della Federazione dell chiese evangeliche in Italia «esprime profondo dolore e sgomento per quanto avvenuto a Camaiore, dove un uomo ha ucciso a colpi d’arma da fuoco la moglie e il figlio, per poi dichiarare agli inquirenti: “Mi sono liberato di loro”».

 

Il comunicato della Refo+ prosegue così: «Di fronte a una tragedia di tale portata, non bastano più parole come “agghiacciante”. È necessario interrogarsi sulle radici culturali e sociali della violenza che continua a colpire donne e persone LGBTQ+, anche nel nostro Paese.

Secondo quanto emerso dalle cronache, il giovane era omosessuale e coltivava il sogno della musica. La madre avrebbe più volte cercato di proteggerlo. Se tali ricostruzioni saranno confermate, ci troveremmo ancora una volta davanti all’intreccio tra violenza di genere, possesso patriarcale e rifiuto della diversità.

 

Questo non accade in Paesi lontani, dove l’omosessualità è ancora perseguita dalla legge, ma in Italia, nel cuore della Toscana. È il segno che il patriarcato, il machismo, l’omolesbobitransfobia e la cultura del possesso non sono fenomeni marginali, ma realtà ancora profondamente radicate nella nostra società.

Quando qualcuno arriva a considerare moglie e figlio come proprietà di cui potersi “liberare”, emerge con drammatica evidenza una mentalità che nega l’autonomia, la dignità e la libertà delle persone. Una mentalità che alimenta la violenza e che continua a produrre vittime.

 

Come cristiani e cristiane non possiamo limitarci allo sgomento. Siamo chiamati e chiamate a testimoniare una cultura diversa, fondata sull’accoglienza, sul rispetto e sul riconoscimento della piena dignità di ogni essere umano.

Con preoccupazione constatiamo che anche nelle comunità cristiane persistono talvolta forme di machismo e di omolesbobitransfobia, spesso giustificate da interpretazioni letteralistiche delle Scritture. Per questo riteniamo necessario continuare un lavoro di riflessione biblica, teologica e pastorale che rimetta al centro il messaggio evangelico dell’amore e della liberazione.

 

Le parole dell’apostolo Paolo restano per noi una guida: “Perciò, nessuno riponga il suo vanto negli uomini. Tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il cosmo, la vita, la morte, le cose del momento presente come quelle che stanno per avvenire; tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1 Corinzi 3, 21-23).

 

Come persone credenti nel Dio dell’amore, siamo chiamate e chiamati a sciogliere i pugni e ad aprire le braccia, costruendo comunità capaci di accogliere senza condizioni, senza controllare chi si ama e perché si ama.

Solo attraverso percorsi autentici di inclusione, dentro e fuori le chiese, sarà possibile contrastare la cultura dell’odio e della discriminazione e contribuire alla costruzione di una società realmente civile, giusta e rispettosa della dignità di tutte e tutti».