Dichiarazione su IA in guerra
È stata firmata a livello globale da oltre 100 organizzazioni e ha ricevuto l’adesione di 114 personalità provenienti dal mondo della ricerca, tecnologico e universitario
Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) ha firmato il 15 giugno una dichiarazione sull’IA in guerra. La dichiarazione invita le aziende tecnologiche e gli stati a fermare l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale nei sistemi militari letali, inclusi i sistemi di supporto decisionale IA, i sistemi di generazione di bersagli, la sorveglianza biometrica remota e i modelli multimodali di IA come i grandi modelli linguistici.
La dichiarazione è stata già sottoscritta a livello globale da oltre 100 organizzazioni tra cui Amnesty International, Stop Killer Robots Campaign e Women for Peace. Inoltre, vede l’adesione di 114 personalità provenienti dal mondo della ricerca, tecnologico e universitario.
Nel testo i firmatari esortano affinché tutti i sistemi di IA siano progettati, sviluppati e distribuiti in modi che non causino, non contribuiscano o siano altrimenti collegati a violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.
La dichiarazione, pubblicata il 15 giugno, arriva prima degli scambi informali su “L’intelligenza artificiale nel campo militare e le sue implicazioni per la pace e la sicurezza internazionale”, organizzati dall’Ufficio ONU per gli Affari del Disarmo il 15-17 giugno a Ginevra.
“Studiosi e professionisti del diritto, esperti tecnici, operatori tecnologici, relatori speciali dell’ONU e giornalisti investigativi hanno da tempo messo in guardia contro lo sviluppo e l’impiego dell’IA in guerra, dato il rischio aumentato di crimini internazionali,” si legge nella dichiarazione. “Nonostante le affermazioni dei loro sostenitori, secondo cui gli strumenti di IA stanno rendendo la guerra più efficace, precisa o umana, le applicazioni reali indicano che l’IA sta in realtà facilitando metodi di guerra più violenti, disumanizzanti e distruttivi”.
La dichiarazione sottolinea inoltre che i sistemi di IA non sono abbastanza affidabili nel campo delle armi completamente autonome. “Chi sceglie di utilizzare sistemi di IA per commettere crimini internazionali deve essere ritenuto penalmente responsabile” si legge nel testo. “Le nostre preoccupazioni non si limitano agli errori che possono derivare da sistemi malfunzionanti, ma riguardano come questi sistemi trasformano fondamentalmente le operazioni militari”.
Le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani, si legge nella dichiarazione.
“In base ai Principi guida delle Nazioni Unite su business e diritti umani, le aziende coinvolte in tali comportamenti devono cessare immediatamente le azioni tese a offendere – prosegue il testo – . Anche quando un’azienda non causa direttamente danni, ma è in qualche modo collegata a essi, ci si aspetta che nel suo ruolo cerchi di porre fine a queste violazioni”.
“L’emergere di sistemi d’arma autonomi in grado di operare senza un controllo umano significativo è una delle questioni morali più difficili tra le tante che circondano l’impatto crescente dell’IA nel nostro mondo e nelle nostre società” ha dichiarato Peter Prove, direttore della Commissione delle Chiese per gli affari internazionali del CEC. “Ecco perché il Consiglio ecumenico delle chiese, già da tempo, sostiene un divieto preventivo dei cosiddetti ‘robot assassini’”, ha aggiunto, “ed è per questo che oggi ci stiamo unendo a questo appello alla società civile”.
Leggi la dichiarazione congiunta sull’IA in guerra