117,8 milioni le persone costrette alla fuga
7 persone su 10 sono in esilio per lunghi periodi. L’Unhcr chiede di trovare soluzioni
«Sono 117,8 milioni le persone costrette alla fuga nel mondo, rispetto a 123 milioni alla fine del 2024. Il numero è in calo per la prima volta da un decennio».
I ritorni, annuncia l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unchr), nel 2025 sono stati «i secondi più alti degli ultimi 60 anni: 14,7 milioni di persone sono tornate a casa, tra cui quasi 4,4 milioni di rifugiati – ma molti lo hanno fatto sotto pressione e in contesti estremamente fragili.
Il 70% dei rifugiati vive in esilio per lunghi periodi, mentre quasi la stessa quota (68%) è ospitata in paesi a basso e medio reddito.
L’Unhcr – si legge ancora nel comunicato stampa diramato oggi – mira a dimezzare entro il 2035 il numero di rifugiati in esilio prolungato e dipendenti dall’assistenza umanitaria, promuovendo iniziative per creare lavoro, opportunità educative e soluzioni durature come i ritorni».
Barham Salih, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha presentato oggi il rapporto di punta dell’agenzia, il Global Trends Report, che rivela come lo sfollamento forzato globale sia diminuito per la prima volta in un decennio, pur rimanendo a livelli inaccettabilmente elevati.
Nel 2025 – si legge – 5,4 milioni di persone sono fuggite da violenze e persecuzioni rifugiandosi in altri paesi. Tuttavia, il rapporto evidenzia anche un’accelerazione dei ritorni: 14,7 milioni di sfollati sono rientrati nelle loro aree o paesi di origine nel 2025 (4,4 milioni di rifugiati e 10,3 milioni di sfollati interni), con un forte aumento in Afghanistan, Sudan e Siria. I ritorni dei rifugiati sono stati i secondi più alti mai registrati negli ultimi 60 anni, sebbene molti siano avvenuti sotto pressione e in condizioni precarie nei paesi di origine.
Nel complesso, i dati mostrano che il numero globale di rifugiati è diminuito nel 2025 del 3%, attestandosi a 41,6 milioni. In uno sviluppo positivo, quasi 46.000 persone apolidi hanno acquisito la cittadinanza in 24 paesi lo scorso anno.
Con il 70% dei rifugiati intrappolati in esilio per anni e molti che vivono sotto la soglia di povertà, Salih ha inoltre esortato la comunità internazionale a sostenere una nuova iniziativa per liberare milioni di persone dallo sfollamento prolungato e dalla dipendenza dagli aiuti umanitari.
«Per troppi rifugiati, la fuga inizia come una salvezza ma dura tutta la vita», ha dichiarato Salih. «L’assistenza umanitaria salva vite, ma non è il punto d’arrivo e non consente ai rifugiati di diventare protagonisti attivi del proprio futuro. Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma che crei una nuova speranza e nuove opportunità per chi fugge da guerra e persecuzione».
L’invito dunque a governi, attori umanitari e dello sviluppo, settore privato e società civile a intensificare gli sforzi per rafforzare l’autonomia dei rifugiati, garantendo al contempo asilo e protezione, aspetti oggi più cruciali che mai, mentre il 2026 segna il 75° anniversario della Convenzione sui rifugiati.
Un altro pilastro fondamentale è «l’inclusione dei rifugiati nei sistemi nazionali: istruzione, sanità, servizi finanziari e mercati del lavoro, per consentire loro di generare reddito e contribuire alle economie locali e nazionali. Ciò richiede maggiori investimenti da parte di un’ampia gamma di partner per sostenere i paesi ospitanti già sotto pressione».
In Italia, alla fine del 2025, «c’erano oltre 132,000 beneficiari di protezione internazionale 234,000 richiedenti asilo e oltre 60,000 cittadini ucraini che beneficiavano di protezione temporanea, mentre il numero di apolidi è stimato intorno ai 3.000.
L’Italia – ricorda l’Unhcr –, è uno dei principali Paesi donatori dell’Agenzia Onu per i Rifugiati e continua a sostenere l’UNHCR nelle emergenze umanitarie, nel fornire protezione e nel promuovere iniziative di sviluppo con l’obiettivo di proteggere e stabilizzare le popolazioni lungo le rotte migratorie in Africa e in altre regioni colpite da crisi.
L’Italia, inoltre, ha sviluppato esperienze riconosciute a livello internazionale nell’inclusione lavorativa e nell’apertura di canali regolari e sicuri, dai Corridoi umanitari ai corridoi universitari e lavorativi per i rifugiati.
Queste iniziative dimostrano come la collaborazione tra istituzioni, società civile e settore privato possa trasformare la protezione in opportunità, offrendo ai rifugiati la possibilità di ricostruire il proprio futuro e contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese.
Il Rapporto Global Trends mostra dunque che oltre il 70% dei rifugiati e delle persone che necessitano di protezione internazionale proviene da Afghanistan, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Venezuela. I principali paesi ospitanti nel 2025 sono stati: Colombia (2,8 milioni), Germania (2,7 milioni), Turchia (2,4 milioni), Uganda (1,9 milioni), Repubblica Islamica dell’Iran (1,7 milioni), Ciad (1,5 milioni) e Pakistan (1,3 milioni).
In totale, secondo i dati dell’Internal Displacement Monitoring Centre, alla fine del 2025 circa 68,6 milioni di persone risultavano sfollate interne a causa di conflitti o violenze, con una diminuzione del 7% rispetto alla fine del 2024; il Sudan resta la crisi più grave a livello globale, con 9,1 milioni di sfollati interni.
La guerra in Medio Oriente, iniziata nel febbraio 2026, ha causato circa 1 milione di sfollati interni in Libano entro metà maggio 2026 e 3,2 milioni di persone temporaneamente sfollate nella Repubblica Islamica dell’Iran entro la fine di marzo 2026.
A livello globale, alla fine del 2025 si stimavano circa 4,5 milioni di apolidi, con un aumento del 3% rispetto all’anno precedente.