«Chi semina utopia raccoglie realtà»

In ricordo di Carlin Petrini

 

«Chi semina utopia raccoglie realtà» è la frase che ha accompagnato la notizia della morte di Carlo Petrini. L’uomo che ha dato una spinta decisiva negli ultimi 40 anni al diffondersi di un concetto ripetuto centinaia di volte parlando cibo: “Buono, pulito e giusto” è mancato giovedì scorso nella sua Bra.

Petrini ha segnato un’epoca, ha trascinato agricoltori e consumatori verso un mondo che mutasse davvero i suoi paradigmi legati al mondo agricolo; senza trascurare di parlare ai consumatori. Un dialogo fondamentale fra chi produce e chi consuma.

 

Ai funerali hanno partecipato migliaia di persone: dal mondo che ha sempre ruotato intorno alle sue idee, ai politici, dagli studenti dell’Università del Gusto di Pollenzo fortemente voluta da Carlin, ai contadini o semplici cittadini.

«Fu utopia pensare di rispondere con la cultura, l’educazione al gusto, la convivialità, la lentezza e il cibo vero all’arrivo di modelli di consumo basati sull’omologazione e sulla standardizzazione di sapori, architetture, ricette e modelli economici – sottolinea Slow food – all’indomani della morte del suo fondatore. E ancora oggi questi sono gli strumenti di una resistenza: avanguardia nel 1986, e ancora oggi voce quasi unica contro la velocità e l’appiattimento che, da quel nuovo modello di ristorazione, hanno conquistato tanti spazi nei sistemi di produzione, distribuzione e consumo del cibo, espandendosi ben oltre la dimensione gastronomica».

 

Carlo Petrini fu anche un giovane 30enne capace di guidare un gruppo di volontari dell’Arci di Bra in un intervento di aiuto e sostegni all’indomani del terremoto in Irpinia negli anni ’80.

E dall’Arci-gola è partito molto della sua riflessione, di decine e decine di progetti, di idee capaci davvero di rivoluzionare un settore.

 

Alcuni eventi hanno marcato gli ultimi 30 anni: a Torino, prima al Lingotto e poi nelle vie della città il “Salone del Gusto”, una vetrina per centinaia di imprese, anche piccole, che operano nel settore gastronomico; un vero fenomeno di massa, biennale, in alternanza con “Cheese” nel settembre nel centro di Bra. Anche qui bagni di folla e prodotti spesso esauriti almeno un giorno prima del termine della manifestazione.

Più di recente l’abbinamento al Salone del Gusto di Terramadre dove tante etnie del mondo hanno potuto presentare i loro prodotti, i loro costumi, la loro culture, ha dato una ulteriore svolta a questo internazionalismo del movimento agricolo mondiale: centinaia di contadini e contadine dal mondo ospitate spesso in famiglie contadine piemontesi!

L’attività di Petrini e di Slow Food iniziò con un gran lavoro sulla conoscenza dei vini della penisola, ma subito dopo con la mappa delle Osterie d’Italia nel ’90. Nessun luogo d’Italia è stato ignorato; partendo dai presìdi che hanno fatto emergere produzioni in certi casi addirittura a rischio di scomparire sono nati nuovi piatti o riproposte anche ricette. Anche il Pinerolese deve molto alle idee di Petrini: saràs del fen, antiche mele, mustardele hanno vissuto un forte rilancio, contadini e ristoratori hanno preso a dialogare in modo assiduo.

 

Partire dalle comunità, sparse in tutto il mondo, per presidiare razze animali, semi, varietà, paesaggi e tecniche a rischio di scomparsa è stata la sfida: recuperare produzioni scartate dal mercato, minacciate dalla crisi climatica, escluse dall’appiattimento dei gusti. Con il progetto dei Presìdi Slow Food queste comunità sono state rimesse al centro, stimolando le nuove generazioni a proseguire il lavoro di quelle precedenti e rendendo attrattivi mondi altrimenti marginalizzati.

Una vita spesa nel tentativo si sottolineare, sempre, l’importanza di coltivare e consumare in modo responsabile, senza dimenticare nello stesso tempo, la fame che colpisce intere popolazioni. Il seme è stato lanciato e coltivato. Di certo si continuerà su questa strada.

 

 

Foto di Bruno Cordioli