Corridoi lavorativi, 10 nuovi arrivi a Torino

Il progetto vede parte attiva la Diaconia valdese. Provenienti dalla Giordania, lavoreranno nel settore orafo

 

Martedì 28 aprile è arrivato a Torino un nuovo gruppo di lavoratori e lavoratrici attraverso i Corridoi Lavorativi. Il progetto, dedicato a rifugiati provenienti dalla Giordania, ha previsto la formazione e la selezione di 10 persone per l’inserimento nel settore orafo della città. Un percorso che valorizza competenze e crea opportunità concrete di lavoro all’interno di canali regolari e sicuri.

 

Il programma dei corridoi lavorativi dalla Giordania, di cui sono capofila l’Agenzia formativa EG Ghirardi e Mattioli S.p.A, è promosso da UNHCR, Diaconia Valdese, Talent Beyond Boundaries, Unione Industriali Torino, Pathways International,l’ONG TurquoiseMountaineReale Foundation.

 

I corridoi lavorativi per i rifugiati sono il frutto di un percorso fortemente condiviso tra UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati,@Diaconia Valdese, Talent Beyond Boundaries e Pathways International insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Italiana, il Ministero dell’Interno e il Ministero del Lavoro e la Presidenza del Consiglio dei Ministri. I corridoi lavorativi per i rifugiati sono promossi grazie al sostegno diACRI Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, Fondazione Compagnia di San Paolo, The Human SafetyNet, Reale Foundation e Otto per Mille Valdese.

 

I corridoi lavorativi rientrano nel cosiddetto “percorso extra-quota” introdotto nella normativa italiana dalla legge 50/2023 che consente alle imprese di selezionare e formare rifugiati all’estero, con l’obiettivo di assumerli e facilitarne l’ingresso regolare in Italia tramite il visto per lavoro. Questo approccio, sostenuto dal Governo italiano e dall’UNHCR, rappresenta un modello innovativo e replicabile per affrontare sia le sfide dell’integrazione dei rifugiati sia il fabbisogno occupazionale di molti settori strategici dell’economia italiana. I corridoi lavorativi per i rifugiati, inoltre, insieme ai corridoi universitari, le evacuazioni umanitarie e il reinsediamento rappresentano un’ancora di salvezza per i rifugiati che nel tentativo di ricostruirsi un futuro migliore sono spesso costretti a intraprendere viaggi pericolosi e mettere a rischio se stessi e i propri familiari, a volte affidandosi a trafficanti senza scrupoli. Dal 2015 ad oggi sono oltre diecimila i rifugiati che hanno beneficiato di questi percorsi regolari verso l’Italia.