Ebola, chiese in aiuto della popolazione
Fra crisi sanitarie e necessità di superare paure e tabù, alle organizzazioni religiose viene riconosciuto un ruolo di leadership
La crisi sanitaria in Repubblica Democratica del Congo e Uganda dovuta alla nuova epidemia del virus Ebola sta mettendo a dura prova l’assetto sanitario e sociale delle due nazioni. Intanto le chiese provano ad organizzare aiuti e attività di prevenzione.
Secondo i rapporti regionali sono stati confermati 121 casi tra cui 18 decessi (dati al 29 maggio 2026). Le autorità sanitarie avvertono che il ritardo nell’individuazione dell’epidemia ha complicato gli sforzi di risposta e aumentato il rischio di una maggiore diffusione. Attualmente non esiste un vaccino per questo ceppo del virus mortale.
Nella Repubblica Democratica del Congo, la città di Bunia è stata identificata come l’epicentro. L’area settentrionale di Kivu rimane in stato di massima allerta, mentre le attività di prevenzione si stanno intensificando nel sud di Kivu e nelle zone di confine circostanti.
Ebola è una malattia grave e spesso fatale che si passa attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di individui infetti o con materiali contaminati. Le aree affollate e i luoghi con un’elevata mobilità possono aumentare il rischio di trasmissione. Le autorità sanitarie sono particolarmente preoccupate per i luoghi di culto, i mercati, i campi per le persone sfollate, le strutture igienico-sanitarie, i centri ospedalieri e i punti di controllo di ingresso e uscita.
ADRA, l’Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso, sta rispondendo alla crescente crisi di Ebola nelle zone della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e del vicino Uganda. L’intervento di ADRA, sottolinea una nota ufficiale, non si concentra sul supporto clinico, ma è basato sull’aiuto alle comunità per ridurre i rischi di infezione e migliorare la consapevolezza pubblica. Attraverso i suoi gruppi attivi nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, ADRA sostiene le attività nel settore idrico, igienico-sanitario, programmi di educazione alla prevenzione, comunicazione e coinvolgimento della comunità, oltre a misure di prevenzione delle infezioni nelle aree pubbliche ad alto rischio.
Le attività comprendono l’installazione di postazioni per il lavaggio delle mani, la distribuzione di prodotti per l’igiene, il supporto alle iniziative di gestione dei rifiuti e di risanamento, la formazione di operatori e volontari in prima linea, e il rafforzamento delle campagne di sensibilizzazione della comunità sulla prevenzione e la risposta al virus.
I team di ADRA collaborano anche con le autorità locali, i partner sanitari, i responsabili religiosi e la collettività per garantire che le informazioni accurate raggiungano le popolazioni vulnerabili e per ridurre la paura, la disinformazione e lo stigma che circondano l’epidemia. L’agenzia umanitaria partecipa inoltre al meccanismo regionale di coordinamento per l’Ebola, presieduto insieme dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), contribuendo ad armonizzare gli sforzi di risposta e la condivisione delle informazioni tra i paesi colpiti.
Poiché la situazione continua a evolversi, ADRA si sta preparando ad ampliare le attività nelle regioni colpite e a rischio, dando priorità alla sicurezza del personale, alla tutela delle persone e al coordinamento degli interventi.
Da tutto il mondo, chiese, reti e organizzazioni benefiche anglicane si stanno adoperando per fornire assistenza umanitaria. Un obiettivo primario è contrastare la disinformazione e superare gli ostacoli pratici all’assistenza, offrendo al contempo sostegno pastorale, indicazioni in materia di salute pubblica e speranza alle persone colpite.
Georges Titre Ande, arcivescovo anglicano della Repubblica Democratica del Congo e vescovo di Aru, ha sottolineato la necessità di «preghiere e azioni concrete» in risposta all’epidemia di Ebola. In un articolo pubblicato su Anglican News ha affermato: «Per anni, vivere nella parte orientale della Repubblica del Congo è stato possibile grazie alla straordinaria grazia di Dio. Il ritmo di vita della popolazione è segnato da sofferenze su sofferenze e sventure su sventure. Come se non bastasse, mentre si compiono sforzi per portare la pace, è appena emersa una nuova epidemia nota come Ebola, per la quale non si intravedono cure o vaccini, che ha già mietuto molte vittime a Bunia e nelle aree circostanti, anche tra gli operatori sanitari».
«Considerata l’elevata densità di popolazione, soprattutto nelle città, e i massicci spostamenti di persone, anche da una provincia all’altra, esiste il rischio che la diffusione del contagio acceleri. Tuttavia, si stanno adottando rapidamente misure concrete, con un’allerta internazionale in vigore. Questo è ciò che dà speranza alla popolazione».
La situazione è drammatica in una regione dove i tagli degli ultimi mesi di USAID, il programma di aiuti statunitensi, hanno decimato il monitoraggio sanitario e dove 10 milioni di persone vivono sotto il controllo dei ribelli del gruppo M23,Per questo ceppo di malattia non esiste un trattamento, non c’è una cura e un vaccino arriverà tra qualche mese, nella migliore delle ipotesi.
Martin Gordon, vescovo di Goma nella provincia della Chiesa anglicana del Congo, spiega che «è davvero difficile reperire informazioni affidabili» e che «gran parte della popolazione nutre un forte scetticismo sull’esistenza dell’Ebola e una reale sfiducia nei confronti dei centri medici». In alcuni casi, questa sfiducia ha spinto le persone ad assaltare i centri di cura per recuperare i corpi dei propri cari e seppellirli secondo le tradizioni, nonostante i rigidi protocolli di sicurezza necessari per prevenire un’ulteriore trasmissione. Alcuni gruppi locali hanno addirittura incendiato due centri di cura per l’Ebola.
Come sta reagendo la Chiesa? Il vescovo Gordon descrive la Chiesa come in prima linea nella risposta all’Ebola e afferma che gestisce «un gran numero di centri sanitari in tutto il Paese… Siamo una delle poche istituzioni in Congo a cui viene ancora riconosciuta la fiducia necessaria per dire la verità».
La Chiesa sta inoltre lavorando a livello ecumenico per contrastare la disinformazione. Insieme, si impegnano a condividere le migliori pratiche in materia di prevenzione delle infezioni e a «sostituire i messaggi di paura con messaggi di speranza». Il vescovo spera che la sua diocesi possa presto dotare chiese e scuole di termoscanner per favorire la diagnosi precoce.
Le organizzazioni anglicane si sono unite a un’ampia coalizione di importanti partner internazionali in prima linea nella lotta contro l’epidemia, tra cui l’Uganda Catholic Medical Bureau, l’ACT Church of Sweden, Caritas, l’African Council of Religious Leaders-Religions for Peace, l’Africa Christian Health Associations Platform (ACHAP) sia nella Repubblica Democratica del Congo che in Uganda, IMA World Health, World Vision, CCIH e Corus International.