«In a Sentimental Mood»
«About ten»: una grande apertura ieri sera per lanciare il Torino Jazz Festival grazie a Fabrizio Bosso e ai suoi nove compagni di viaggio diretti da Paolo Silvestri
Iniziamo dalla fine del concerto tenutosi ieri sera a Torino e che ha visto il trombettista Fabrizio Bosso tornare al Teatro Colosseo. Performance che ha dato avvio (dopo la pomeridiana – sold out – di Moni Ovadia con l’omaggio al 25 Aprile) alla prima serata del Torino Jazz Festival 2026.
Partiamo dunque dal bis, ossia quello concesso al pubblico in sala dalla formazione musicale composta da Paolo Silvestri, arrangiamenti e direzione, Fabrizio Bosso, tromba, Julian Oliver Mazzariello, pianoforte, Jacopo Ferrazza, contrabbasso, Nicola Angelucci, batteria, Stefano Bergamaschi, Andrea Priola, trombe, Didier Yon, trombone, Lorenzo Simoni, sax alto, Sophia Tomelleri, sax tenore, Andrea Iurianello, sax baritono.
La band, dopo un concerto straordinario durato quasi due ore, riconquista il palco e offre alla platea un’eccezionale rivisitazione di “In a Sentimental Mood” di Duke Ellington.
L’attacco pianistico è riconoscibile e la melodia è incisiva, le note della tromba di Fabrizio Bosso fluttuano nell’aria, ma lui non si vede. Bosso, non è più sul palco dove si trovano i suoi nove musicisti.
Il direttore Paolo Silvestri si volta verso le quinte. Anche il compagno di mille avventure, Mazzariello, ignorando i tasti del suo pianoforte, rotea la testa per cercare “Fabrizio”, senza vederlo.
La tromba di Bosso tuttavia c’è, ed emerge con forza, distinguibile, mentre circonda l’ambiente e raggiunge il pubblico. Quel suono nitido, preciso, è sempre più presente, malgrado l’assenza del musicista.
Bosso si aggira tra il pubblico, attraversa i corridoi del teatro, affianca il pubblico, lo stesso che gli aveva chiesto il bis (solo pochi stanti prima che il direttore artistico del Festival, Stefano Zenni avesse lasciato la Sala per salutare la chiusura di un altro evento del Festival).
Un radio-microfono, posizionato sulla campana dello strumento permette all’artista di muoversi agilmente nel tempo e nello spazio, di essere lui pubblico e primo attore, incalzando la scena a passi felpati e nel mood di Ellington.
Il pubblico apprezza e si gusta la possibilità di poter vedere, ancor più da vicino, il trombettista: scatta foto, parla sottovoce, si contorce per capire il punto esatto della sala nel quale l’artista sia giunto; ascolta quel suono che giunge dall’impianto e sente sempre più forte e nitido quello della tromba: un soffio sottile che sale e scende dai pistoni dello strumento.
L’intera platea (non la galleria) può ora indagare nel volto dell’artista, osservandone la fisicità per percepirne la fatica, quella di suonare forse uno tra i più ostici strumenti, e che da lontano sembrava facile poter affrontare.
E che “facile”non fosse, il pubblico l’aveva percepito negli sguardi ammirati dei sei ottoni, compagni di viaggio di Bosso.
Finito “l’inchino” al pubblico, l’artista sul palco regala poi al pubblico una nota (con respirazione circolare) che sembra essere infinita, per ribadire l’unicità e l’irripetibilità della serata.
Bosso, infine, prende il microfono e ringrazia la band, il pubblico, i direttori Zenni e Silvestri e rivolge un sentito ringraziamento all’unica presenza femminile sul palco: “Alla straordinaria sassofonista Tomelleri”.
Applausi del pubblico che Bosso estende all’impeccabile formazione di fiati che, con professionalità e pudore, ha saputo confrontarsi con il grande artista. Una postura, quella dei compagni di viaggio del trobettista, che ha reso il concerto empatico e sincero.
Non possiamo non citare la ritmica che ha sostenuto con grande appeal la serata: il contrabbasso di Ferrazza e la batteria di Angelucci, due musicisti che hanno saputo interpretare l’occasione con dinamismo e raffinatezza, traghettando un imprevedibile e straordinario pianista come Mazzariello, altro musicista che ha saputo giocare con la musica e interpretare armonie con grande interplay, sfidando il tempo e regalando al pubblico presente assoli “non assoli”, assoli “a due mani”, distonie, omaggi e “citazioni”. Un pianista capace di far emergere i tratti salienti del suo carattere attraverso la musica. Carattere, apprezzato dal pubblico in sala.
L’arrangiamento sorprendente e mai scontato di Silvestri, ha permesso a Fabrizio Bosso (che una volta di più ha dimostrato di essere un artista internazionale) di saper circumnavigare la musica con grande stile, capacità e rara raffinatezza e di saper oltrepassare tempi e confini musicali.
************************************************
“About Ten” è l’organico con cui Fabrizio Bosso rilegge, grazie agli arrangiamenti di Paolo Silvestri, maestri immortali del jazz come Duke Ellington e Dizzy Gillespie, proponendo anche musica originale. La collaborazione Bosso-Silvestri è nata nel 2007, quasi vent’anni fa; da allora prosegue tra dischi e concerti memorabili. Il concerto di ieri sera è stata un’occasione preziosa offerta dal TJf per poter vedere sul palco Fabrizio Bosso e un sestetto di fiati selezionato tra i giovani talenti di tutta Italia diretti dal maestro Paolo Silvestri.