La democrazia da fare. Noi non archiviamo!
La rubrica di Riforma ispirata a una frase di Piero Gobetti
Il servizio pubblico della Rai, dopo anni di silenzi e dimenticanze, e stimolato dai recenti risultati referendari, è tornato a illuminare una Marcia per la pace: quella di Assisi tenutasi sabato scorso in solidarietà con le vittime di tutte le guerre, alla quale hanno partecipato oltre millecinquecento studentesse e studenti insieme ai loro insegnanti arrivati in Umbria da ben quattordici Regioni italiane e con questi slogan: «Insieme per la Pace – Apriamo al dialogo», «La Pace comincia da noi», «Se non c’è Pace non c’è futuro».
Una marcia che fa sperare, partecipata (e che arriva a pochi giorni dalla Giornata mondiale per la libertà di stampa del 3 maggio), partita da Santa Maria degli Angeli all’insegna del motto «Sbellichiamoci!» per poi raggiungere piazza San Francesco.
«Dopo le parole ci devono essere le azioni», ha detto il coordinatore Flavio Lotti, per dire che i fatti sono ancora più importanti delle parole, perché la pace non è un sostantivo, ma un verbo. La pace ha un senso quando la si fa. E “Articolo 21 – liberi di…” ha preso parte alla Marcia accanto agli studenti con una delegazione dei circoli presenti in Umbria.
Sempre il servizio pubblico in questi giorni, grazie alla trasmissione di Rai 3 Chi l’ha visto di Federica Sciarelli con un servizio di Chiara Cazzaniga (che già aveva riaperto il caso Alpi – Hrovatin anni fa), ha illuminato la morte di Mario Paciolla, giornalista, attivista e volontario italiano morto in Colombia. Riflettori che hanno fatto emergere con forza evidente che la morte di Mario – proprio come la famiglia sostenne da subito – non fu suicidio, bensì omicidio. Un caso, quello di Paciolla come tanti altri che attendono ancora verità e giustizia e che dev’essere riaperto immediatamente dalla Procura, alla quale chiediamo di acquisire il materiale dell’inchiesta. Noi, con la mamma Anna e il papà Pino Paciolla, non archiviamo.