Conferenza di chiese europee, percorsi di pace in Europa
Le chiese protestanti continuano a ragionare sul lavoro di costruzione di un futuro senza guerre
La Conferenza delle Chiese Europee (Kek) ha riunito ad Hannover, in Germania, il suo gruppo direttivo del progetto “Pathways to Peace” (“Percorsi per la Pace”), per approfondire il lavoro di costruzione della pace e resistenza alla guerra, con particolare attenzione all’Ucraina e al dissenso pacifista russo. L’incontro si è svolto dal 13 al 15 aprile 2026, ospitato dalla Chiesa evangelica in Germania (Ekd), in collaborazione con la Chiesa Evangelica Luterana di Hannover.
L’incontro si è aperto con una preghiera nella cappella dell’Ekd. Leader religiosi, teologi e operatori di pace provenienti da tutta Europa si sono riuniti per approfondire la riflessione e individuare passi concreti verso una comprensione ecumenica condivisa di una pace giusta, traendo spunto dalle esperienze di Ucraina, Russia e di tutta la regione. Sono stati accolti dal vescovo Frank Kopania dell’Ekd e vicepresidente della Kek, il quale ha sottolineato che l’incontro del gruppo direttivo offre un’opportunità per discutere i contributi sull’etica della pace provenienti dalle diverse Chiese Membri della Kek.
Il vescovo Friedrich Kramer della Chiesa evangelica della Germania centrale e commissario per la pace del Consiglio della Ekd, ha tenuto una presentazione in cui ha descritto il Memorandum della stessa Ekd sull’etica della pace come punto di partenza per ulteriori discussioni.
Aprendo la consultazione, il dottor Maximilian Schell dell’Università della Ruhr di Bochum ha sottolineato l’importanza del dialogo tra contesti diversi. «L’iniziativa ‘Percorsi per la Pace’ sta creando un importante spazio ecumenico per il dialogo sulla guerra e sulla pace… indispensabile per un’etica della pace lungimirante», ha affermato, evidenziando il ruolo centrale delle chiese ucraine.
Facendo riferimento al Memorandum sulla pace della Ekd del 2025, ha sottolineato che tale lavoro offre un orientamento etico piuttosto che risposte preconfezionate, aiutando i cristiani ad affrontare i complessi dilemmi morali in tempo di guerra. Ha aggiunto che la Chiesa deve fungere sia da voce morale sia da spazio di discernimento. La pace, ha affermato, non può essere imposta solo dal potere, ma deve essere plasmata dalla giustizia, dalla riconciliazione e dalla responsabilità.
Il vescovo Jochen Cornelius-Bundschuh, presidente del Comitato d’azione “Servizio per la Pace”, ha affermato che «la sicurezza è più della protezione militare», mettendo in guardia dal ridurre la pace alla mera difesa. Ha auspicato soluzioni politiche, un diritto internazionale più solido e una gestione più efficace dei conflitti civili.
La professoressa Christine Schliesser dell’Università di Zurigo ha sottolineato il ruolo delle chiese nella vita pubblica. «Come chiese, siamo chiamati a denunciare l’ingiustizia e la sofferenza e a parlare a nome di coloro che non possono parlare», ha affermato. Facendo riferimento alla dichiarazione della Cpce (Comunione di chiese protestanti in Europa) sulla guerra in Ucraina, ha evidenziato una teologia pubblica cristocentrica, in cui la preghiera, la testimonianza e la denuncia dell’ingiustizia sono elementi integranti delle chiese.
I recenti contributi al dibattito sull’etica della pace da parte della Chiesa evangelica luterana di Finlandia, della Chiesa di Svezia e della rete Church & Peace – un’organizzazione partner della Kek – sono stati integrati nelle discussioni.
Si sono tenute due sessioni speciali con la partecipazione di studiosi e membri del clero russi. Hanno riflettuto sul ruolo e sulla testimonianza delle chiese in Europa di fronte ai conflitti e sull’importanza di ascoltare e dare voce a coloro che sfidano i sistemi di oppressione, offrendo al contempo una testimonianza viva di coscienza morale e chiarezza in mezzo alla paura e alla repressione.
L’incontro ha inoltre evidenziato che, anche in un contesto di dissenso contro la guerra in Russia, seppur limitato, numerosi membri del clero e laici rischiano punizioni, la riduzione allo stato laicale o la prigione per opporsi alla narrazione ufficiale. Indipendentemente dai rischi, continuano a essere potenti testimoni di coscienza, dignità e verità, e le chiese di tutta Europa sono chiamate a continuare a sostenerli.
L’incontro si è concluso con l’impegno a sviluppare ulteriormente il contributo della Kek alla pace giusta, incluso il dialogo continuo con le chiese in Ucraina e nella regione circostante.