Biagio De Giovanni. Un laico “protestante”

Il ricordo del politico e accademico, interlocutore sempre acuto e competente del mondo evangelico italiano

 

Il 21 aprile ci ha lasciato Biagio De Giovanni, dopo una vita vissuta tra politica, cultura e dialogo con il mondo protestante. Lascia la moglie Silvana Nitti e il figlio Michele.

Nato a Napoli nel 1931, De Giovanni ha attraversato il lungo travaglio della sinistra italiana, militando nel PCI, nel PDS e poi nei DS. Poi la crisi di un rapporto lungo ed intellettualmente appassionato che lo aveva portato a ricoprire incarichi di rilievo nel partito e poi al Parlamento europeo. In parallelo è stato protagonista di una brillante carriera accademica che lo ha portato, tra l’altro, a ricoprire la carica di rettore dell’Istituto Orientale di Napoli.

 

Accademico dei Lincei per le Scienze morali, ha insegnato Storia delle Dottrine politiche, Filosofia politica e Storia e politica dell’integrazione europea. Autore di numerose pubblicazioni, ricordo solo alcuni titoli che per me e le varie generazioni di studenti che ha formato – almeno idealmente – sono stati particolarmente importanti perché coglievano con assoluta libertà di pensiero alcuni aspetti della crisi della sinistra: La nottola di Minerva. PCI e uovo riformismo (1989); Dopo il comunismo (1990); A destra tutta. Dove si è persa la sinistra? (2009). Negli ultimi anni la riflessione si è fatta più filosofica, con libri forse più teorici, di grande pregnanza filosofica, giuridica e politica: Kelsen e Schmitt. Oltre il Novecento (2018), Libertà e vitalità. Benedetto Croce e la crisi della coscienza europea (2018); Figure di apocalisse. La potenza del negativo nella storia d’Europa ( 2022).

 

Alcune delle ultime riflessioni, dedicate alla questione del potere, della sua legittimità, della sua essenza e dei suoi limiti, denunciano la fine di un mondo delle idee che – per approssimazione – potremmo definire Novecentesco, mettendo però in guardia da semplificazioni e moralismi tipici di un populismo sempre più diffuso.

È questo il De Giovanni più provocatorio, capace di porre domande audaci e difficili alla stessa sinistra nella quale aveva militato.

 

Ma c’è anche un terzo aspetto della personalità di De Giovanni che dev’essere ricordato: quello dell’interlocutore sempre acuto e competente del mondo protestante con il quale ha tessuto un dialogo pluridecennale.

La sua frequente presenza ai campi di Ecumene (Velletri, RM) ed a vari incontri del mondo protestante.

Alcuni suoi scritti apparsi sulla rivista Confronti o sulle pubblicazioni della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, testimoniano bene questa partecipazione, sempre laica e da “esterno” ma al tempo stesso attenta e competente, alle vicende del protestantesimo italiano ed internazionale.

 

E non solo alla sua espressione pubblica e sociale ma anche alla sua teologia e alla sua capacità di interpretare la Bibbia. Il dialogo costante con Sergio Aquilante ed altre personalità del protestantesimo italiano è stato indicativo di una curiosità partecipe e profonda per la tradizione della Riforma.

Nel paese degli “atei devoti” non è poca cosa ed anzi a noi pare una nobile eccezione. Per questo riteniamo che la sua scomparsa impoverisca anche il mondo protestante.

 

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Da Nev-Notizie evangeliche