Annunciare la Parola con franchezza
Un giorno una parola – commento a Atti degli apostoli 4, 29
Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio
Isaia 41, 10
Concedi ai tuoi servi di annunciare la tua Parola in tutta franchezza
Atti degli apostoli 4, 29
Il versetto 29 del capitolo 4 di Atti è la preghiera ardente dei discepoli dopo aver sperimentato questa franchezza davanti ai loro accusatori: “Allora Pietro, ripieno dello Spirito Santo, disse loro […] Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni e avendo capito che erano popolani senza istruzione, si meravigliavano e riconoscevano che erano stati con Gesù” (Atti 4, 8.13).
Pietro e Giovanni, imprigionati per aver ammaestrato il popolo e annunciato in Gesù la risurrezione dei morti (vv. 2-3), sono portati davanti al sommo sacerdote Anna e agli altri della famiglia dei sommi sacerdoti. L’interrogatorio verte sul beneficio fatto a un uomo infermo e sul potere o nome in virtù del quale l’uomo zoppo è stato guarito.
Pietro risponde con franchezza che ciò è stato compiuto nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, crocifisso da quegli stessi che ora li interrogano, ma risuscitato da Dio. Vista la loro franchezza, non possono negare la guarigione, ma impongono loro di non parlare né insegnare nel nome di Gesù. La risposta coraggiosa dei due li spiazza: non trovando motivi per condannarli, li liberano a causa del popolo che glorifica Dio per quanto accaduto all’uomo zoppo.
I discepoli, allora, chiedono in preghiera a Dio di sostenerli nell’annunciare la Parola sempre con la stessa franchezza (v. 29).
Il compito dei discepoli di Cristo è annunciare la Parola con spirito coraggioso, senza vergogna né timore. La Parola va proclamata con franchezza in ogni circostanza: in libertà o in prigionia, in tempo di pace o di guerra. La fede in Gesù Cristo dei suoi discepoli e discepole deve rispecchiarsi nella sincerità spirituale e onestà teologica con la quale la proclamano. Amen.