La Buona novella. Per la scienza, insieme. Nonostante i missili

La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie 

 

I missili iraniani diretti verso Israele passano sopra le teste, ma giù, sotto, il sincotrone Sesame, l’acceleratore di particelle situato ad Allan, in Giordania, ha ripreso a funzionare dopo essere stato fermo per tre mesi a causa di un problema tecnico; e lo fa nel segno della cooperazione internazionale, al di là del conflitto. Lo segnala il Corriere della sera (22 aprile), ma la struttura era stata inaugurata nel 2017, e l’idea era stata lanciata nel 2002; già nel 2024 se ne era occupato Avvenire. La situazione, era all’epoca meno tragica, ma la sfida già allora era vista come affascinante.

 

La motivazione sta nei soggetti nazionali che cooperano al progetto, a pochi km di distanza dalla capitale giordana Amman: la sigla Sesame, infatti, significa: Synchrotron-light for Experimental Science and Applications in the Middle East (Luce al sincrotrone per la scienza e applicazioni sperimentali in Medio Oriente/ così su Avvenire). E in effetti, se guardiamo a chi partecipa all’istituto, troviamo studiosi e tecnici di Israele, dell’Iran, della Giordania stessa, dell’Egitto, dell’Autorità palestinese, del Pakistan. Il centro ricerche era fra i sogni, fra l’altro, del fisico pakistano Abdus Salam, unico premio Nobel per la Fisica di origine islamica (1979). Direttore scientifico del progetto è l’italiano Andrea Lausi, che definisce il progetto «un ponte di pace».

 

Non è poco riunire, in nome della ricerca scientifica, studiosi di nazionalità che per altri versi sono in contrasto fra loro, quando non si combattono. Possiamo avere molte e diverse opinioni in materia di energia nucleare, ma la collaborazione, che si nutre necessariamente della reciproca fiducia, è un segnale da non trascurare. Fra l’altro, segnala l’articolo del Corriere, all’interno di una struttura scientifica di alto livello come è Sesame, non vengono escluse le origini religiose di alcune delle persone che vi lavorano: vi sono anche giovani ricercatrici con il velo.