Le chiese svizzere dicono no al taglio del canone radio televisivo
Domenica 8 marzo il referendum. I cali delle entrate metterebbero a forte rischio la sopravvivenza delle trasmissioni a carattere religioso
Poco più di un mese, a fine gennaio, vi avevamo parlato della proposta di legge che in Svizzera punta ad abbassare il canone radiotelevisivo da 335 a 200 franchi per economia domestica e di esentare completamente le imprese. Da allora è stata fissata la data per la consultazione popolare, il prossimo 8 marzo.
«L’8 marzo – scrive Gaëlle Courtens sul numero di marzo del settimanale Voce Evangelica – il popolo deciderà il futuro del panorama mediatico svizzero. L’Iniziativa “200 franchi bastano (Iniziativa SSR)” chiede la riduzione del canone radio-televisivo dagli attuali 335 franchi a 200 franchi e intende esentare tutte le aziende dal pagamento del canone. Ciò comporterebbe una riduzione del budget della SSR (azienda di servizio pubblico radio-televisivo in Svizzera, NDR) dagli attuali 1,2 miliardi di franchi a circa 630 milioni. Questo massiccio indebolimento della SSR rischia di destabilizzare l’intero sistema mediatico svizzero».
Le chiese elvetiche, a partire dalla CERiS, la Chiesa evangelica riformata in Svizzera, si sono espresse con preoccupazione riguardo il tema: «La domanda centrale è: quale ruolo svolgono i media di servizio pubblico nel promuovere la coesione, plasmare l’opinione pubblica democratica e promuovere il dialogo in un Paese multilingue e pluralista come la Svizzera? – recitava il comunicato, per poi entrare nel merito-: La Svizzera è caratterizzata dalla sua diversità linguistica e culturale. Oggi, solo la Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR) garantisce la produzione completa di contenuti giornalistici, culturali e sociali in tutte e quattro le lingue nazionali. Ciò garantisce che le prospettive di tutte le regioni siano rappresentate nella sfera pubblica nazionale.
Un programma completo trasmesso in radio, televisione e online in quattro lingue, prodotto da diverse sedi, costa attualmente circa 92 centesimi al giorno per nucleo familiare. Questo modello è unico e riflette una consapevole scelta politica a favore della coesione e del dialogo.
Dimezzare i canoni costringerebbe la Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR) a risparmiare più di quanto spende attualmente per regione linguistica. La diversità linguistica e regionale non potrebbe più essere mantenuta nella sua forma attuale. Sebbene l’articolo 27 della Legge sulla radiotelevisione obblighi la SRG SSR a produrre programmi nelle rispettive regioni linguistiche, i risparmi non potrebbero essere compensati dalla centralizzazione. Comporterebbero inevitabilmente perdite in termini di qualità, portata o diversità dell’offerta».
Grande preoccupazione anche per i programmi a carattere religioso. Il Consiglio della Chiesa evangelica riformata in Svizzera teme che, se l’iniziativa venisse accettata, «le partnership in Svizzera tra radio, televisione e centri mediatici ecclesiastici verrebbero sciolte».
Il Consiglio della Chiesa Evangelica Riformata Svizzera raccomanda pertanto «di respingere l’iniziativa della SSR. Un “no” all’iniziativa di riduzione del bilancio non è un’espressione di nostalgia, ma una valutazione realistica delle condizioni necessarie per una democrazia funzionante. Chi desidera che la sfera pubblica rimanga anche in futuro un luogo di dialogo – e non semplicemente un mercato di indignazione – non dovrebbe indebolire i media di servizio pubblico, ma confidare nella loro capacità di reinventarsi e sostenerli in questa impresa».
Il Consiglio federale e il Parlamento a loro volta respingono l’iniziativa. E comunque è già previsto che il canone nel 2029 subirà un taglio e passerà dagli attuali 335 a 300 franchi. Alle urne il verdetto.