Martin L. King al di là dei luoghi comuni

Presentato a Napoli il volume della studiosa Gabriella Lavina

 

Nel Salone delle Colonne della Real Casa Santa dell’Annunziata a Napoli, venerdì 13 febbraio, si è svolta la presentazione del volume Martin Luther King Jr. Ribelle nonviolento di Gabriella Lavina (Claudiana). L’iniziativa, promossa dal Centro Studi “Coretta Scott & Martin Luther King” e patrocinata dal Comune di Napoli, ha rappresentato il primo evento pubblico del Centro studi promosso dall’Ucebi. Gerardo Litigio, coordinatore del Centro, ha aperto l’incontro sottolineando il valore simbolico dell’appuntamento: l’avvio di un percorso culturale dedicato all’approfondimento del pensiero e dell’eredità del pastore battista.

 

È seguito il saluto di Ermete Ferraro, presidente nazionale del Movimento internazionale della Riconciliazione (Mir), che ha letto un resoconto dattiloscritto risalente all’aprile del 1968, nei giorni immediatamente successivi all’assassinio di King. Quelle parole hanno restituito ai presenti il clima di sgomento e insieme di mobilitazione nonviolenta che attraversò anche l’Italia.

 

Il primo relatore della serata è stato il past. Alessandro Spanu, presidente dell’Ucebi, che ha illustrato la genesi del volume, pubblicato grazie ai fondi dell’8×1000 battista. Il libro – ha spiegato – nasce da un lungo lavoro di ricerca maturato nel tempo e affonda le sue radici in precedenti studi dell’autrice. Spanu ha insistito su un aspetto centrale del testo: la scelta di evitare ogni rappresentazione agiografica di King, privilegiando invece una lettura critica e contestualizzata. Nel suo intervento, Spanu ha richiamato un passaggio cruciale della biografia del pastore battista, l’esperienza del carcere a Birmingham, interpretata come momento di radicalizzazione dell’impegno contro quello che King stesso definiva il “mostro a tre teste”: razzismo, povertà e militarismo. Il volume, ha aggiunto, offre inoltre una preziosa ricostruzione del contesto internazionale, evidenziando temi spesso trascurati, come il ruolo della musica nel movimento per i diritti civili e la polemica di King verso le chiese bianche incapaci di assumere posizioni nette contro la segregazione.

 

È seguito l’intervento di Gordon Poole, studioso e docente emerito, che ha curato la prefazione del libro. Poole ha evidenziato la solidità dell’impianto storiografico dell’opera, corredata da un’ampia selezione di fonti e documenti. Il lavoro di Lavina – ha osservato – si inserisce in una prospettiva storica più ampia, che parte dalla tratta degli africani deportati come schiavi per arrivare alle dinamiche politiche e sociali del ’900 americano, senza eludere aspetti controversi, come l’attività di sorveglianza e delegittimazione condotta dall’Fbi nei confronti di King e del movimento. Poole ha inoltre sottolineato uno degli elementi distintivi del volume: la capacità di restituire la complessità umana di King, mettendone in luce fragilità, dubbi e tensioni interiori, lontano da semplificazioni celebrative.

 

In conclusione, il pastore Massimo Aprile ha evidenziato un aspetto caratteristico del libro: il ruolo del “personale di terra”, per riprendere una celebre metafora utilizzata da King durante il suo discorso in occasione del ritiro del premio Nobel per la pace. King non fu mai «un uomo solo al comando», ma fu sostenuto da una rete di uomini, donne, attivisti, artisti e intellettuali. Attraverso il richiamo a Strange Fruit, la struggente canzone interpretata da Billie Holiday, Aprile ha evocato il dramma storico del linciaggio e della violenza razziale, allargando poi lo sguardo al contributo di figure spesso marginalizzate nella narrazione dominante del movimento. Tra queste, ha ricordato Bayard Rustin, figlio di Quaccheri, obiettore di coscienza, organizzatore della marcia su Washington del 1963, che influenzò in maniera decisiva la definizione della pratica nonviolenta di King.

 

È seguito un partecipato momento di dialogo con il pubblico. Pur senza una partecipazione numericamente imponente, l’evento ha rappresentato un’occasione significativa di riflessione capace di intrecciare memoria storica, ricerca accademica ed eventi di stringente attualità. Sottratto alla retorica celebrativa e alle letture riduttive, il pastore Martin Luther King fu un leader carismatico, profondamente radicato nella fede, ma al tempo stesso uomo con limiti, difetti, immerso nelle contraddizioni del suo tempo. Proprio in questa complessità risiede ancora oggi l’attualità della predicazione e dell’azione di King, il cui studio e approfondimento saranno il contributo che il Centro studi “Coretta Scott & Martin Luther King” offrirà alle chiese e alla società italiana.