Caso Epstein e Minneapolis, una riflessione a partire dal salmo 10
«Alcuni salmi raramente vedono la luce. Li si immagina languire nell’ombra dei loro fratelli più popolari, chiedendosi se otterranno mai il riconoscimento che meritano»
Nel corso degli anni (afferma su Reformed Journal la pastora Carol Bechtel, professoressa in pensione di Antico Testamento presso il Western Theological Seminary di Holland, Michigan, dove ha insegnato per 31 anni e attualmente direttora esecutiva dell’American Waldensian Society, NDR) ho detto spesso ai miei studenti che c’è un salmo per ogni stagione sotto il cielo. In altre parole, se aspettiamo abbastanza a lungo, potremmo trovarci in una situazione in cui anche il salmo più oscuro e impopolare ci parlerà in modo potente.
Non so se il Salmo 10 abbia mai perso il sonno o si sia perso nell’ombra del Salmo 23, ma posso facilmente immaginare che il Salmo 10, oggi urli per essere ascoltato nel contesto attuale. Vi sfido a leggerlo senza sentirvi come se il salmista avesse marciato con i manifestanti per le strade di Minneapolis, o ascoltato, inorridito, le ultime rivelazioni dai dossier di Jeffrey Epstein.
«Perché, o SIGNORE, te ne stai lontano?»* si chiede il salmo, senza mezzi termini: «Perché ti nascondi nei momenti difficili?».
Queste non sono semplici domande, sono accuse che affondano le radici in una realtà che risuona fin troppo familiare: «I malvagi perseguitano i poveri con arroganza». La maggior parte dei salmi di lamento (che affrontano il problema del dolore, dell’oppressione e del silenzio apparente di Dio di fronte all’ingiustizia, ndr) dedicano versi al solo lamento, ma questo salmo va dritto al punto: «Cadranno nelle insidie che hanno tramato e escogitato» […].
[…] … questo salmo si stupisce per l’arroganza e la crudeltà dei malvagi.
Si può quasi immaginare il salmista, mentre scuote la testa e incredulo annota che: «Le loro bocche sono piene di maledizioni, di inganni e di oppressione; e sotto le loro lingue ci sono malizia e iniquità. E perché si nascondono nei villaggi»; e «in quei nascondigli uccidono gli innocenti».
«I loro occhi spiano furtivamente gli indifesi;
si nascondono in segreto come un leone nella sua tana;
si nascondono per catturare i poveri;
catturano i poveri e li trascinano via nella loro rete.
Si chinano, si accovacciano,
e i poveri cadono sotto la loro forza.
Pensano in cuor loro: “Dio ha dimenticato;
ha nascosto il suo volto; non lo vedrà mai”».
I malvagi, sia del mondo del salmista che del nostro, sembrano dar per scontato che le loro azioni possano essere compiute in segreto, che nessuno, mai, li riterrà responsabili delle loro azioni. […]. Ma oggi, le immagini ci sono …
Di fronte a questo oltraggio, il salmista lancia un’altra supplica al cielo: «Sorgi, Signore; alza la tua mano, o Dio, non dimenticare l’oppresso». E cede il passo a una domanda angosciante: «Perché i malvagi rinunciano a Dio e dicono in cuor loro: “Non ci chiederai conto”?».
Anche se il salmo finisse lì, avrebbe comunque il suo peso catartico. Ma si spinge avanti – e ci spinge – ad affermare la nostra fede in un Dio che VEDE, si preoccupa e agisce per la giustizia in un mondo ingiusto.
«Ma tu vedi! In verità, noti la sofferenza e il dolore,
per poterli prendere nelle tue mani;
gli indifesi si affidano a te;
tu sei stato il soccorritore dell’orfano».
Poi, dopo aver ricordato a Dio di «spezzare il braccio degli empi e dei malvagi…»; il salmo si conclude con un’affermazione di fede che suona vera in ogni epoca:
«O Signore, tu ascolterai il desiderio dei miti;
rafforzerai il loro cuore; porgerai il tuo orecchio
per rendere giustizia all’orfano e all’oppresso,
affinché quelli della terra non incutessero più terrore».
«Amen!» vorrebbe dire il mio cuore.
Desidero ardentemente che qualche briciola cada dalla tavola della fiducia di questo salmo. Ma poi scorro con aria di sfiducia le ultime oscenità del giorno, e mi ritrovo con ben poca fiducia del salmista.
Forse è per questo che i curatori biblici hanno deciso di collegare questo salmo a quello precedente, unendoli tramite un acrostico che richiede che entrambi i salmi coprano l’alfabeto ebraico.
Sebbene i sentimenti e l’argomento del Salmo 9 siano simili, c’è una caratteristica importante che lo distingue dal Salmo 10: le sue suppliche per gli oppressi si basano sul ricordo dell’aiuto di Dio, in passato.
Quindi, forse il Salmo 10 ha ancora bisogno di un piccolo aiuto dai suoi amici, e di quello di tutti noi.
Alcuni salmi raramente vedono la luce. Li si immagina languire nell’ombra dei loro fratelli più popolari, chiedendosi se otterranno mai il riconoscimento che meritano.
E dunque, proprio come quel “punto fermo” che salva i pattinatori olimpici dalle vertigini, è la consapevolezza della fedeltà di Dio che ci impedisce di cadere nella disperazione… quell’abbastanza per aiutarci a credere che «il misero non sarà mai dimenticato, la speranza dei poveri non sarà mai delusa» ci ricorda il Salmo 9:18, ribadendo così che, Dio, non dimentica gli oppressi e che la speranza di chi soffre non sarà mai vana, assicurando una giustizia finale.
*Tutte le citazioni bibliche provengono dalla New Revised Standard Version Updated Edition (NRSVUE).
https://www.biblegateway.com/versions/New-Revised-Standard-Version-Updated-Edition-NRSVue-Bible