Corridoi umanitari: «Un’avventura ecumenica e politica»

A dieci anni dall’avvio del protocollo che ha consentito a migliaia di persone di giungere in sicurezza in Italia esce un libro esaustivo che racconta questa intensa esperienza

 

 

Il libro “Corridoi Umanitari. Un’avventura ecumenica e politica” è oggi acquistabile grazie all’impegno della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) con la curatela del professor Paolo Naso. Edito da Le Penseur, è disponibile presso la FCEI, sul web e in libreria.

 «Il volume – ha ricordato il presidente Fcei, pastore Daniele Garrone – esce a dieci anni dall’avvio dei “Corridoi umanitari”, ne ricostruisce la genesi, la progettazione e la realizzazione. Analisi, testimonianza e documenti illustrano un percorso ecumenico e politico che a migliaia di richiedenti asilo e migranti ha aperto vie legali e sicure di accesso in Italia e in Europa e che, ancora oggi, indica una possibile strategia di gestione delle migrazioni attraverso il Mediterraneo. Crediamo – ha proseguito Garrone – nell’ampliamento delle vie legali che eviterebbero il ripetersi di inaccettabili morti in mare, e in generale nel diritto a chiedere asilo per le persone che fuggono da guerre, violenze, povertà. Restringere o negare queste possibilità significa abdicare al ruolo che l’Europa si è data negli anni: è in gioco l’anima dell’Europa».

Nel 2016 l’Italia ha aperto i “Corridoi umanitari” come strumento per garantire vie d’accesso ordinate, sicure e legali a profughi in condizioni di vulnerabilità, provenienti da vari paesi dell’area mediterranea, dal Medio Oriente e dall’Africa subsahariana. Il programma fu ideato, definito, promosso e realizzato dalla FCEI, dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Tavola valdese, d’intesa con i ministeri competenti e quindi anche con il MAE.

La base giuridica dei “Corridoi umanitari” è costituita dall’art. 25 del Regolamento n. 810 del 2009 dell’Unione Europea in materia di visti, secondo cui ogni paese aderente può rilasciare un visto con validità territoriale limitata al proprio territorio in specifiche circostanze, come l’esistenza di «motivi umanitari e di interesse nazionale».

Il perno dell’intero progetto è quindi il rilascio di un “visto umanitario” che consente di entrare in Italia legalmente e poi presentare, contestualmente all’ingresso, la domanda d’asilo.

 

In un’Europa che ha progressivamente chiuso altri canali di accesso al punto da suggerire l’immagine della “fortezza”, le uniche due alternative realistiche a questo procedimento erano e restano i reinsediamenti (resettlement) operati dall’UNHCR o il ricorso ai trafficanti.

«Individuato il meccanismo giuridico – ricorda il professor Paolo Naso citando gli esordi dell’iniziativa ecumenica – e cioè la possibilità che le autorità consolari italiane emanassero un visto temporaneo per ragioni umanitarie, un gruppo di esperti delle tre realtà promotrici mise a punto una bozza di Protocollo d’Intesa da discutere con le controparti competenti: i tecnici del Ministero degli Esteri, responsabile del rilascio dei visti, e quelli del Ministero dell’Interno, competente per le questioni di sicurezza e l’avvio delle procedure per la regolarizzazione della posizione del profugo a seguito della presentazione della domanda d’asilo. Il frutto di questo processo fu dunque il primo Protocollo della durata di due anni, firmato il 15 dicembre del 2015. Oggi il volume partendo da quest’avvio racconta i primi dieci anni di Corridoi, sino ad oggi…».

 

Le spese di apertura dei Corridoi, «di individuazione e trasporto dei beneficiari in Italia, di accoglienza per un “congruo periodo” – conclude Naso -, furono sin da subito e interamente a carico della Tavola valdese, della FCEI e di Sant’Egidio. Con questa scelta i proponenti intendevano dare un contributo diretto all’avvio di una “buona pratica” in tempi rapidi, altrimenti impossibile se si fosse percorsa la via di procurarsi i fondi necessari attraverso un bando pubblico, italiano o europeo».

Da allora molto è stato fatto e il volume a più firme ripercorre le tappe del progetto pilota in Europa, nato in Italia.

 

 

 

Immagine: disegno di Francesco Piobbichi