Una Chiesa: due sinodi

Come il ramo sudamericano della Chiesa valdese ha vissuto il Sinodo europeo

 

Il pastore Sergio Bertinat dell’Iglesia valdense del Rio de la Plata, il ramo sudamericano della Chiesa valdese, ha partecipato al sinodo dell’area europea della chiesa, apena concluso a Torre Pellice (To).  Il sito dell’Iglesia ha raccolto le sue riflessioni. 

 

Siamo piuttosto abituati a ripetere questa frase che ci definisce come Chiesa evangelica valdese. Siamo un’unica chiesa che opera in due aree: quella italiana e quella del Río de la Plata. Pertanto, esistono due sinodi, che in ciascuna area definiscono il percorso di fede e di testimonianza evangelica nelle diverse località. 

Oggi, partecipando per la prima volta a questo Sinodo, condivido una prospettiva sul nostro di sinodo, cui ho partecipato molte volte e che molte volte ho presieduto .

 

Un problema comune: il caldo. Sia lì che qui, l’incontro si svolge d’estate, e il caldo è un fattore che, a mio avviso, ostacola significativamente la nostra capacità di pensare e riflettere insieme. Un altro problema comune è che in genere vorremmo trattare più argomenti di quanti sia possibile nei giorni in cui abbiamo programmato le nostre sessioni. In definitiva, questa combinazione di un programma sovraccarico e del caldo porta a stanchezza, spossatezza e difficoltà di concentrazione. 

Chiaramente, si tratta di due sinodi molto diversi, sia nella forma che nel contenuto. Il sinodo italiano si riunisce sempre in seduta plenaria. Gli argomenti sono proposti dalla Commissione d’esame, in quanto responsabile dello sviluppo delle questioni e della formulazione delle proposte di azioni da prendere in considerazione. Inoltre, durante l’Assemblea, questa commissione ha il potere di integrare nuove idee in un’azione proposta, se lo ritiene opportuno, o di respingerla se non è d’accordo. L’azione da sottoporre al voto è sempre di iniziativa di questa commissione. 

 

Riguardo ai contenuti, vorrei dire due cose. Da un lato, in relazione alla vita delle chiese, ci sono temi e preoccupazioni simili ai nostri: la diminuzione del numero del personale pastorale, la mancanza di nuovi studenti, la necessità di progredire nella definizione di nuovi ministeri e, fondamentalmente, di iniziare la transizione da un modello parrocchiale di essere Chiesa a uno più dinamico e adattabile ai tempi; si discute anche dell’idea di lavorare in équipe pastorali regionali, al fine di ottimizzare le risorse pastorali, nonché di avvicinare le comunità e rafforzare la loro testimonianza oltre i limiti di un territorio. 

Infine, alcuni elementi distintivi del Sinodo italiano che ritengo abbiano un grande potenziale: hanno una chiara consapevolezza del ruolo che occupano nella società; pur essendo consapevoli di essere una minoranza, la loro presenza su tutto il territorio nazionale fa sì che le loro azioni, posizioni e proposte non passino inosservate, nemmeno all’interno del cattolicesimo dominante. 

 

Un altro valore è la capacità di parlare di ricerca della giustizia, di impegno per la pace e di amore per il prossimo con la chiara convinzione che questi siano valori evangelici promossi da Gesù, e non ideologie sempre più effimere. Questa è una netta differenza rispetto a noi, che spesso ci confondiamo e finiamo per perdere o relativizzare i valori fondamentali della teologia protestante. Credo che questa differenza derivi dal fatto che in Italia è in atto un processo di formazione tra i membri della Chiesa, che noi nella regione del Río de la Plata dobbiamo recuperare. 

 

 

Foto di Pietro Romeo