Valdese il primo traduttore in Cina de “I promessi sposi”

La scoperta di una dottoranda dell’Università di Torino. Alberto Giovanni Garnier, di famiglia valdese, fu missionario in Cina per conto della Missione battista

 

«Oggi pomeriggio in archivio abbiamo avuto la visita di Quian Zhang, dottoranda dell’Università di Torino che si sta occupando di una ricerca su “Manzoni in Cina”. Nel corso della sua ricerca ha scoperto che il primo traduttore cinese dei Promessi sposi è stato il valdese Alberto Giovanni Garnier, fu studente del Collegio Valdese dal 1892 al 1899. Successivamente, nel 1906, partì come missionario per la Cina, dove visse e lavorò per più di trent’anni per conto della Missione Battista di Londra».

 

Così sul Facebook l’Ufficio del Patrimonio culturale metodista e valdese a metà giugno dava conto della visita speciale della ricercatrice alla prese con le tracce delle traduzioni del grande autore. Perché proprio recarsi nello scrigno della storia valdese e metodista? Perché per l’appunto Quian Zhang ha scoperto che la prima traduzione in lingua cinese dei Promessi Sposi è stata opera del valdese Garnier. Aveva imparato il cinese ed era direttore della Società per la letteratura cristiana di Shanghai. Aveva scritto quattro libri in cinese, tra i quali una Storia della Chiesa Cristiana in cui compare anche la Chiesa Valdese con il suo candeliere e le sette stelle.

Garnier, nato a Roma nel 1881, dopo la morte del padre, si era trasferito con la madre e i fratelli ad Angrogna, nelle Valli valdesi, e aveva studiato a Torre Pellice.

 

Alberto Giovanni Garnier fu un influente missionario protestante in Cina per trent’anni. Alberto, o Chia Lyan come lo chiamavano i cinesi, venne conosciuto da milioni di persone grazie alle sue numerose conferenze radiofoniche e pubblicazioni. Nel 1933 fu tra i fondatori di una stazione radio religiosa a Shanghai, dalla quale trasmise in tutta la Cina.

Un articolo del quotidiano Avvenire a firma di di Eugenio Raimondi ricorda che la versione de “I promessi sposi” «è uscita a Shanghai nel 1935 per The Commercial Press, una delle principali case editrici cinesi dell’epoca. Sul volume figurano i nomi di A.J. Garnier e H.P. Feng. Le iniziali inglesi del primo traduttore e il suo lavoro per una società missionaria britannica avevano contribuito a farlo ritenere inglese. Da qui l’ipotesi, accolta a lungo dagli studiosi, che il romanzo di Manzoni fosse stato tradotto da una precedente edizione anglosassone».

 

La svolta è arrivata con il ritrovamento di un libro di Tony Garnier, neozelandese e nipote del missionario, dedicato alla storia della propria famiglia grazie al quale Quian Zhang ha potuto unire tutti i puntini e identificare A.J. Garnier con Alberto Giovanni.

Come conclude l’articolo di Avvenire «La scoperta è ben più di una semplice curiosità. Modifica infatti un passaggio importante nella storia della ricezione di Manzoni in Asia. Prima del 1949, infatti, si è spesso ritenuto improbabile che in Cina vi fossero traduttori in grado di lavorare direttamente dall’italiano. Il caso di Garnier dimostra invece che la circolazione dei classici europei è passata anche attraverso missionari e collaboratori locali capaci di muoversi tra culture molto lontane».

Garnier tornò in seguito in Inghilterra, dove è morto nel 1973.

 

 

Nella foto Alberto Giovanni Garnier e il figlio Ben