Francia: il diritto di decidere
Un commento all’approvazione della legge sul fine vita
La Francia si è dotata di una Legge sul fine-vita, che, anche se deve ancora essere sottoposta al vaglio del Conseil per verificare alcuni aspetti importanti, rappresenta un importante avanzamento nella libertà per chi l’ha votata e una “svolta etica” per l’opposizione al Governo Macron, per i vescovi francesi e per tutte le forze che preferivano mantenere la situazione precedente.
È una Legge che non piace alle componenti religiose, perché garantisce all’individuo il diritto di decidere per sé stesso, a chiare condizioni, il momento in cui non gli è più possibile o non vuole più continuare a soffrire. La Legge prevede innanzitutto il potenziamento delle cure palliative e l’accompagnamento nel fine-vita, e individua poi cinque criteri di accesso alla domanda di aiuto a morire, un percorso definito, e tempi di riflessione per poter cambiare idea.
Chi si opponeva alla legge si appella o a principi religiosi oppure all’idea che questo tipo di assistenza nel momento estremo sia contraria al compito di cura sanitaria.
La questione che emerge come problematica è in realtà il divieto di obiezione per le strutture sanitarie, obiezione invece prevista per medici e infermieri individualmente: qui il dibattito riguarderà l’equilibrio tra il diritto del paziente di trovare l’aiuto che sta chiedendo e l’obbligo dello Stato di garantirglielo, e i rapporti tra lo Stato e le case di cura private.
Il fatto che la Legge sia passata con 50 voti di differenza e dopo vari rimaneggiamenti dimostra comunque che il percorso culturale compiuto incontra la resistenza di parti consistenti della società francese, pure certamente più orientata alla laicità e ai diritti e libertà di quanto non lo siano altri Paesi europei.
Seguiamo con interesse l’iter che la Legge francese deve ancora affrontare e ci domandiamo quando in Italia si riapriranno percorsi su questo tema sensibilissimo su cui la Commissione bioetica delle Chiese Valdesi, Metodiste e Battiste si è espressa già nel 2017 con una posizione particolarmente attenta al punto di vista dei malati di cui si è posta in ascolto.
I timori di slippery slope, (pendii scivolosi) che fanno paventare che i cittadini e le cittadine francesi compiano questa scelta spinti da situazioni legate all’economia o all’impegno familiare sembrano sovradimensionare un rischio da gestire.
La pressione di diverse componenti religiose che su questo tema convergono non dovrebbe comunque soffocare l’esigenza di dignità e libertà individuale di coloro che non si riconoscono nei principi di una fede, o la vivono diversamente dai dettati istituzionali, anche se si trattasse per ipotesi di minoranze: “una Legge che garantisce un diritto non obbliga nessuno a esercitarlo, ma libera una intera società dal peso etico di imporre da in piedi a qualcuno bloccato in un letto di continuare a vivere nel dolore, sorda per principio a un grido d’aiuto.
Ilenya Goss (pastora valdese) è laureata in Filosofia, Medicina e chirurgia, Scienze bibliche e teologiche e Teologia alla Facoltà Valdese. Coordina la Commissione etica delle chiese Valdesi, Metodiste e Battiste.