25 anni dal 2001. Il percorso delle chiese protestanti verso il G8
Dalla Federazione delle chiese evangeliche alle realtà locali, furono moltissime le adesioni convinte
Sul numero del 29 giugno 2001, in un’intervista al direttore Eugenio Bernardini, il pastore Franco Giampiccoli, coordinatore della Comm.ne Globalizzazione e ambiente (Glam) della Fcei, chiariva le motivazioni che portavano gli evangelici a Genova.
Ricordando le prese di posizione degli organismi dell’ecumene protestante, Giampiccoli faceva riferimento a una lettera che le chiese del Sud del mondo avevano indirizzato alle chiese del Nord, con un preciso appello, che così si concludeva: «L’ingiustizia economica è una violazione dei principi fondamentali della nostra fede comune. Facciamo appello perché vi uniate a noi nel confessare che l’economia è una questione di fede».
In particolare veniva messa in rilievo l’inadeguatezza delle strutture e dei processi democratici nel controllare uno sviluppo economico senza regole: «Mentre negli ultimi due secoli le lotte sociali nell’Occidente hanno costretto i poteri economici a mettere in conto salvaguardie sociali e un quadro di controllo democratico dell’economia in un contesto nazionale – diceva Giampiccoli –, oggi ci troviamo in un contesto mondiale in cui le salvaguardie sociali sono praticamente inesistenti e in cui i poteri economici (…) non hanno di fronte alcuna istanza di controllo sovranazionale. O se c’è, come l’Onu, è quasi del tutto esautorata». Vengono i brividi, vedendo come è ridotta l’Onu oggi.
Fra le richieste che le chiese, all’interno di un più vasto movimento, ponevano, c’era la possibilità che l’Organizzazione mondiale del commercio includesse «nella regolamentazione degli investimenti una “clausola sociale” che tuteli nei paesi che ricevono investimenti i livelli minimi salariali, i diritti civili fondamentali relativi all’educazione, alla sanità, senza cui non esiste sviluppo possibile».
«Il Social forum mondiale – spiegava all’agenzia stampa Nev cinque anni fa Antonella Visintin, allora ancora coordinatrice della Commissione Globalizzazione e ambiente (Glam) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – era riuscito a raccogliere la preoccupazione diffusa rispetto alle aggressioni del neoliberismo, un percorso che era montato ed aveva la forza anche del mondo moderato, dall’Arci alle Acli, all’Agesc»”.
Nel 1997 la chiesa riformata aveva iniziato, a questo riguardo, “un processus confessionis, nei confronti del capitalismo neoliberista che si è concluso ad Accra nel 2004. La Glam in quegli anni interagiva con questo percorso, aveva prodotto tra l’altro un contributo specifico al processus”.
Il coordinatore della Commissione della Fcei che si occupa di globalizzazione e ambiente, come ricordato poco sopra, era allora il pastore Franco Giampiccoli. «Aveva fortemente creduto e voluto essere a Genova. Sapevamo che sarebbe stato pericoloso, ma pensavamo fosse giusto partecipare».
«A luglio 2001 avevo ventitre anni – ricordava in occasione del ventennale Massimo Gnone, oggi funzionario dell’UNHCR Italia. Da qualche mese in val Pellice avevamo costituito un “gruppo di affinità” nell’ambito della rete Lilliput, che si proponeva di organizzare forme nonviolente di disturbo al vertice. A Genova ci aspettavano altri giovani della Federazione giovanile evangelica italiana. La Fgei aveva infatti aderito al Genoa Social Forum (Gsf), rete di mille associazioni, partiti, sindacati, chiese, ong e centri sociali, nata con lo scopo di organizzare il controvertice. Anche la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) faceva parte del Gsf: sempre nel 2001 era stata istituita la “Commissione globalizzazione e ambiente”, allo scopo di “contrastare il prevalere degli interessi economici di una minoranza sul diritto alla vita di tutto il resto del creato”. Di questi argomenti si discuteva in congressi e campi studi – prima di Genova il campo Fgei sull’agire politico a Ecumene – e nei campi internazionali di Agape».
Foto di Michele Ferraris