Torino, salviamo la sanità pubblica
Manifestazione sabato 23 maggio contro il rischio di una salute sempre più in mano ai privati
Il 23 maggio 2026 Torino ospiterà una manifestazione regionale a difesa della sanità pubblica in Piemonte con lo slogan “Quando tutto sarà privato, saremo privati di TUTTO”. Partenza alle ore 14 dal grattacielo della Regione Piemonte del Lingotto. Arrivo e conclusioni dal palco alle ore 16 dal palco di piazza Carducci.
A promuoverla il “Comitato per il diritto alla tutela della salute” di Torino nato tre anni fa e che denuncia liste d’attesa infinite per le cure sanitarie e carenza di personale: secondo gli organizzatori mancano oltre 15.000 professionisti della salute e 9.000 non autosufficienti attendono la convenzione per le rette in RSA.
Nel mirino finisce anche il quartiere di San Salvario. Da una recente rilevazione, nel quartiere vivono 6.000 persone over 85 e il 27% della popolazione ha più di 65 anni. Di queste, 3.250 anziani vivono da soli, in maggioranza donne.
Un dato che pesa ora che all’ex Ospedale Valdese di via Silvio Pellico 28 è prevista, entro giugno ‘26, l’apertura della “Casa della Comunità” finanziata con i fondi del PNRR.
Questo luogo dovrebbe essere lo spazio in cui il cittadino viene riconosciuto come attore, portatore di saperi, esperienze e risorse. In un luogo che diventata un sistema di connessioni di risorse formali e informali dentro il progetto condiviso di salute.
In quartiere le associazioni “Donne in difesa della società civile” e lo “SPI CGIL” hanno raccolto 1.200 firme per chiedere che la struttura non sia ceduta ai privati. «È una struttura super-appetibile – dicono – e vogliamo garanzie che la gestione sia pubblica».
La richiesta è nero su bianco in un Ordine del giorno già presentato alla Regione, al Comune e Consiglio dell’VIII Circoscrizione. Si chiedono l’adeguamento dell’organico con équipe multi-professionali, presenza medica h24 e infermieristica h12 per 7 giorni su 7, oltre a screening, punto prelievi, diagnostica per la cronicità, telemedicina e assistenza domiciliare e tutto quanto previsto dal DM77/22
Il nodo resta il personale. «Il problema che si ripresenta è trovare medici e infermieri qualificati», spiegano le organizzatrici. Per capire come funziona una Casa della Comunità attiva, il 19 febbraio una delegazione è andata a visitare la struttura già avviata e funzionante a Parma. Successivamente hanno invitato anche l’assessora di Castenaso (Bo) in assemblea pubblica a spiegare ai cittadini il funzionamento della Casa della Comunità aperta sul suo territorio. «La gente deve sapere cosa potrebbe avere e non ha» è il messaggio.
Discorso a parte per l’Ospedale di Comunità di via Silvio Pellico 19. Non rientra nei fondi PNRR e dipende dalla Regione, che dovrebbe usare altre risorse per un massimo di 20 posti letto destinati a lungo-degenti e pazienti dimessi che non possono curarsi a casa. Nei due piani bassi dovrebbero trovare posto altri servizi della Casa della Comunità, ma finora non è avvenuto. Ci sono state interrogazioni in Regione, presentate da diversi consiglieri.
«Come funzioneranno la “Casa della Comunità e l’Ospedale di Comunità” la cittadinanza deve saperlo – concludono le associazioni e le donne del quartiere -. È un servizio socio-sanitario, non solo per la cura: noi dobbiamo proporre, informare e verificare».
Le associazioni di San Salvario sono riunite in un comitato spontaneo chiamato “ECCOCI”, che ha come scopo di stimolare la cittadinanza alla partecipazione attiva informando e organizzando dibattiti aperti con esperti e rappresentanti della politica e manifestazioni in piazza “per portare le persone a occuparsi dei propri problemi”. Il comitato può rendersi traduttore e portavoce, presso i luoghi decisionali, dei bisogni diventando facilitatore e mettendo in relazione la cittadinanza e con le istituzioni affinché si attui di quanto già previsto peraltro dalle norme vigenti. e incentivando la co-progettazione.