Ogni atto di ingiustizia ferisce Dio
La riunione in Germania del Comitato esecutivo della Comunione mondiale delle chiese riformate
Il Comitato esecutivo della Comunione mondiale delle chiese riformate Wcrc) si è riunito ad Hannover, in Germania, per il primo incontro in presenza dopo il 27° Consiglio generale della Wcrc a Chiang Mai lo scorso autunno.
«Ci riuniamo come Comunione in un mondo scandaloso che peggiora a un ritmo allarmante – si legge nell’ampi documento finale -. Non è un tempo di conforto o di stabilità, ma di profondo disordine: disuguaglianze incredibili, collasso ecologico, crescente militarizzazione, crollo del diritto internazionale, erosione delle istituzioni multilaterali e aggravamento della crisi dei diritti umani.
Oggi, nel 2026, i segni dei tempi non si sono attenuati. Il mondo continua a lottare contro molteplici conflitti e guerre in corso, senza una chiara fine all’orizzonte. I disordini in Medio Oriente, i cessate il fuoco che non riescono più a fermare le uccisioni a Gaza e in Libano, la guerra in corso in Ucraina. Il Sudan continua a sanguinare, il Camerun è dilaniato dalla guerra civile. La catastrofe climatica accelera: inondazioni, incendi, uragani e sfollati sono ormai il triste ritmo del lamento del Creato, mentre le minoranze cristiane vengono perseguitate in tutto il mondo. Il lungo embargo contro Cuba si sta aggravando. Il nazionalismo cristiano, il sionismo cristiano e la supremazia bianca continuano a lacerare il tessuto della democrazia e la testimonianza del nostro Vangelo, l’estremismo di destra si diffonde in tutta Europa. Il patriarcato e la mascolinità tossica continuano a mercificare i corpi. Gli investimenti nelle armi nucleari mettono a rischio tutti. Le guerre hanno un impatto economico deleterio sui poveri. Gli imperi del mondo rendono le persone e le nazioni sacrificabili».
Poi una riflessione su un momento toccante, al di fuori delle canoniche riunioni: «Abbiamo visitato il campo di concentramento di Bergen-Belsen, un’esperienza che ci ha fatto riflettere profondamente su dove possono condurre il silenzio, la complicità e la strumentalizzazione del Vangelo. Questo rende la testimonianza delle nostre chiese membri tedesche ancora più significativa. Oggi, esse operano in una società segnata da un profondo declino istituzionale: congregazioni in calo, membri che invecchiano e una crescente secolarizzazione. Eppure, proprio in questa fragilità, continuano a porsi la domanda più difficile: come può la Chiesa rimanere profetica? Come può dire la verità al potere onorando al contempo la sua storica vocazione all’educazione e alla trasformazione sociale?
Questa domanda non riguarda solo loro. L’ascesa del nazionalismo cristiano – la fusione della fede con l’identità etnica, il potere politico e un’ideologia escludente – rappresenta oggi una delle minacce più urgenti sia per la democrazia che per l’autentica testimonianza cristiana».
Segue poi un’analisi dei principali temi discussi nella riunione: «Abbiamo ricevuto e approvato il quadro strategico che segna la traccia delle nostre azioni per i prossimi sette anni, impegnandoci in una missione e una testimonianza collaborative in tutta la Comunione, senza gerarchie, ma con profonda responsabilità».
Un quadro di riferimento che si struttura attorno a cinque azioni di alleanza interdipendenti:
- Immaginare teologie che affermano l’importanza assoluta della vita
- Incarnare la giustizia per le persone e per il pianeta.
- Realizzare una missione che doni la vita
- Instaurare un dialogo con ogni partner che Dio ci offre
- Abbracciare una comunione di alleanza senza confini
Approvati poi una serie di atti che recitano:
- Chiediamo ai governi di chiedere un cessate il fuoco, la smilitarizzazione, la fine della vendita di armi, la revoca delle sanzioni economiche, azioni per il clima e politiche migratorie umane.
- Sosteniamo l’accompagnamento diretto delle chiese a Cuba, Taiwan, nelle Filippine, in Palestina e in altri contesti di crisi.
- ci impegniamo in dialoghi sulla nostra testimonianza dell’amore liberatore di Cristo, sfidando le distorsioni teologiche che santificano la disuguaglianza e mettono a tacere chi è considerato sacrificabile.
Quindi le conclusioni:
«Lasciamo Hannover dopo aver calpestato i terreni di Bergen-Belsen, dove il prezzo di una chiesa che ha voltato lo sguardo altrove è scritto nel suolo. Non ripeteremo quella storia. La Dichiarazione di Barmen, la Confessione di Belhar e la Confessione di Accra non sono reperti da museo, ma patti viventi che ci vincolano a parlare, ad agire e a resistere, in ogni generazione, in ogni contesto.
Sappiamo che le grida dei sofferenti non sono semplici grida umane. Sono, come insegnava Giovanni Calvino e come confessiamo insieme, grida che provengono dal cuore stesso di Dio. Ogni atto di ingiustizia ferisce Dio. Ogni bambino sepolto sotto le macerie, ogni famiglia sfollata dalla guerra, ogni comunità schiacciata dall’impero: Dio vede, Dio soffre e Dio ci chiama a rispondere. La chiamata alla giustizia è la chiamata a smettere di ferire Dio.
Questo è ciò che significa essere una chiesa profetica. Non una chiesa che lustra il potere, ma una che lo interroga. Non una chiesa che offre facili consolazioni ai potenti, ma una solidarietà costosa ai vulnerabili. Siamo chiamati, come ci ricorda la Confessione di Belhar, a stare dove sta Dio: con i poveri, gli oppressi e gli esclusi».