La Buona novella. Il Pulitzer ad Hannah Natanson

La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie

 

Il 5 maggio la Columbia University di New York ha assegnato i Premi Pulitzer 2026 per il giornalismo, le arti e le lettere. Il premio Pulitzer per il Servizio Pubblico, il riconoscimento più importante del giornalismo americano, è andato ad Hannah Natanson del Washington Post

 

Natanson è tra le firme dell’inchiesta che ha raccontato gli effetti del DOGE (acronimo di Department of Government Efficiency), progetto promosso dall’amministrazione di Donald Trump insieme a Elon Musk per rendere più “snello” lo Stato federale; nel concreto, il progetto mirava a smantellare dall’interno la macchina dello Stato federale. Per questa inchiesta Natanson è stata presa di mira dall’Fbi, che ha perquisito la sua casa e le ha sequestrato alcuni dispositivi elettronici. Chiaro il messaggio: intimidire chi cerca e racconta la verità. Ma la giornalista non si è fermata, ha continuato a indagare e a scrivere i suoi articoli che – come si legge nella motivazione del premio – hanno «squarciato il velo di segretezza che circonda la caotica riorganizzazione delle agenzie federali da parte dell’amministrazione Trump e hanno documentato con grande ricchezza di dettagli gli impatti umani dei tagli e le conseguenze per il Paese».

 

In una stagione segnata da una crescente ostilità verso giornalisti e giornaliste, sempre più al centro di attacchi, minacce e campagne denigratorie, è significativo che sia stata premiata un’inchiesta che analizza la tenuta democratica dello Stato, ricordando che il potere non può pretendere di agire senza essere osservato, e che raccontare i fatti, verificarli e cercare la verità resta un presidio essenziale di libertà.

 

Il Pulitzer conferito a Hannah Natanson è dunque una buona notizia, perché dice che quando si prova a nascondere la verità, a spegnere una voce libera, il giornalismo continua a fare luce. E qualche volta quella luce squarcia il buio e arriva lontano.