Rafforzare gli enti locali per rafforzare l’Europa

60 anni della Federazione piemontese dell’Associazione italiana per il consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (Aiccre): una storia con radici anche valdesi

 

Le rapide evoluzioni geopolitiche dell’ultimo decennio, gli atti di forza unilaterali, il disprezzo del dialogo stanno minando alla base idee democratiche che, sbagliandoci, credevamo acquisite per sempre.

A pagare un prezzo assai elevato a tali mutate modalità di rapporti appare soprattutto l’Europa, stritolata da antichi vassallaggi che la spaventano, la impoveriscono, la scoprono vulnerabile. Ed ecco che tornano ad affacciarsi con forza sempre maggiore antichi nazionalismi, ecco ripresentarsi frontiere laddove pensavamo che non ne avremmo viste più. Il fortino si chiude, asserragliato e incapace di agire con prospettiva. In un tale contesto deve diventare esercizio quotidiano lo sforzo di ripristinare meccanismi e logiche comunitarie.

 

Istituzioni nate sull’onda dell’entusiasmo europeista come l’Aicce nel 1952 (Associazione italiana per i Comuni in Europa), oggi Aiccre (Associazione italiana per il consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa) sono l’esempio di uno spirito federalista oggi tradito, di un luogo dove le istanze locali trovano una legittimizzazione chiave nelle relazioni con gli organismi comunitari. Un ponte, come recita il sito, che connette gli enti locali con l’Europa e il mondo. In definitiva un “dal locale al globale” ante litteram e tanto di moda oggi.

 

L’Aiccre nasce dunque in un’Europa distrutta dalla Seconda guerra mondiale, per ricostruire fiducia e relazioni e per creare uno spirito di cooperazione. Oggi federa i soggetti istituzionali territoriali (Comuni, Province, Città e aree metropolitana e Regioni) e gli altri soggetti in cui il sistema si organizza (Municipi, Circoscrizioni di decentramento comunale, Comunità Montane, Comunità isolane, Unione di Comuni), e quant’altro definito a livello costituzionale, insieme ai quali opera in modo unitario e per la costruzione di una Unione europea federale, fondata sul riconoscimento, il rafforzamento e la valorizzazione della autonomie regionali e locali.

 

Ancor più particolare la situazione piemontese (qui il sito), che vede nascere esattamente sessant’anni fa la prima federazione regionale, quando le regioni però in Italia ancora non esistevano.

 

«Il 19 febbraio 1966, a Palazzo Ottolenghi ad Asti, nasceva la Federazione Regionale Piemontese dell’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni d’Europa – in acronimo, Aicce – ci racconta Davide Rigallo della segreteria politica di Aiccre Piemonte. Era la prima volta che in Italia si dava vita a una realtà associativa regionale autonoma nel corpo di una delle maggiori associazioni di enti locali nazionali – l’Aicce, appunto -, in un momento storico che vedeva la maggior parte delle Regioni non ancora attivate e la loro stessa esistenza istituzionale messa in forse da alcune parti politiche. Le cronache dei giornali dell’epoca riportano l’importanza dell’evento, un impulso al riconoscimento dell’esistenza di entità regionali in grado di dialogare e progettare con regioni di altre nazioni di quella che allora si chiamava Comunità Europea».

 

Del resto proprio negli stessi giorni e sempre ad Asti veniva costituito il primo Gruppo Interregionale del Consiglio dei Comuni d’Europa (Cce), composto dalle regioni del Baden-Württemberg e dell’Assia (Repubblica Federale di Germania), di Rhône-Alpes (Francia) e del Piemonte – che cominciava così la sua azione nella cooperazione comunitaria, prima ancora di diventare istituzionalmente “Regione Piemonte” (1970). In qualche modo l’Aicce regionale suppliva alle lacune istituzionali di Governo e Parlamento avviando il Piemonte alle relazioni europee, in un quadro programmatico che attingeva sostanza dall’azione “comunitarista” di Adriano Olivetti e dal federalismo europeo di Altiero Spinelli e dei tanti valdesi protagonisti di quella stagione, dai fratelli Malan a Mario Rollier, da Osvaldo Coïsson a Giorgio Peyronel, alcuni dei quali estensori della Carta di Chivasso che sognava un’Europa federale sostenuta dalle basi regionali.

 

«Non a caso – prosegue Rigallo – Torre Pellice è fra i Comuni fondatori della Federazione piemontese nel 1966, ma già presente addirittura alla creazione dell’Aicce nazionale nel 1952, segnale di grande attenzione politica».

In questa scia si inserisce anche la figura di Amedeo Peyron, sindaco di Torino per un decennio nel dopoguerra, federalista convinto, e grande ispiratore degli appuntamenti di Asti di quel 1966. Sarà presidente della sezione italiana dei Consiglio dei Comuni d’Europa. Peyron è stato inoltre presidente della Comunità Europea di Credito Comunale, una banca specificamente dedicata a comuni e amministrazioni locali, altra perla di un passato da rimpiangere e provare a riscrivere.

 

60 anni di azione politica, culturale, sociale, che verranno celebrati con una serie di eventi a partire dal mese di aprile.