L’informazione sotto un unico cappello uccide pluralismo

«La trattativa tra Eni e Antonio Angelucci per la cessione dell’agenzia di stampa Agi è praticamente conclusa»

 

«La trattativa tra Eni e Antonio Angelucci per la cessione dell’agenzia di stampa Agi è praticamente conclusa. Lo confermano più fonti, interne ed esterne all’Agenzia Italia: l’accordo preliminare tra le parti è stato raggiunto, resterebbe da limare solo un dettaglio. Non un dettaglio banale: la quantità di investimenti pubblicitari che Eni si impegna a […]», così scrive il Fatto quotidiano.

 

Accordi e trattative, dunque, che di fatto metterebbero sotto lo stesso cappello editoriale diverse testate giornalistiche: «Nelle stesse mani – scrive Vincenzo Vita su il manifesto – ricadrebbero Il Giornale, il Tempo, il gruppo di cui è capofila il Corriere dell’Umbria e – attraverso una fondazione – Libero, con la ghiotta aggiunta dell’Agenzia Italia». Uno «scempio silenzioso», prosegue Vita, tanto più «che in Europa è stato varato l’European Media Freedom Act, piuttosto aspro in tema di concentrazioni e altrettanto netto sui conflitti di interesse aggirati impunemente, in un caso di scuola come questo».

 

Il caso Agi, dunque, sta scuotendo non solo il mondo dell’informazione, anche e soprattutto quello politico. «Perché Angelucci – ricorda il quotidiano Avvenire – è già proprietario di tre quotidiani: i milanesi “Il Giornale” e “Libero” e il romano “Il Tempo”. E si tratta di giornali apertamente schierati con la destra al governo».

Intanto i colleghi dell’Agi, la seconda agenzia di stampa più importante in Italia, hanno proclamato due giorni di sciopero contro la possibile cessione della testata al gruppo del deputato leghista proprietario di note cliniche nel Lazio, Antonio Angelucci.

 

«L’Eni, proprietaria dell’agenzia – si legge sul settimanale Left –, ha provato a calmare gli animi con un comunicato che nega le trattative».

É  Giuseppe Giulietti, già presidente della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), oggi coordinatore nazionale dei presidi regionali dell’Associazione Articolo 21 liberi di.. a lanciare l’allarme più perentorio: «Il Tg1 é arrivato ad anteporre le foto di Antonio De Caro, con due parenti incensurate del boss  alla risoluzione Onu sul cessate il fuoco. Persino nei tempi più bui della lottizzazione, una simile scelta  sarebbe stata impensabile. […]. Passo dopo passo si sta portando a conclusione il disegno di Licio Gelli su presidenzialismo, Parlamento, magistratura, sindacati e informazione».

 

Oggi il sito dell’Agi (oggi volutamente non aggiornato) recita: «L’Assemblea dei redattori dell’Agi è tornata a riunirsi all’indomani dell’incontro avuto con l’ad dell’azienda e la direttrice responsabile. L’Assemblea ha preso atto della risposta con cui l’azienda e la direttrice hanno affermato che “Eni S.p.A. ha ricevuto una manifestazione non vincolante di interesse non sollecitata da parte di un soggetto interessato ad Agi Spa i cui contenuti sono soggetti a impegni di riservatezza. A tale manifestazione è seguita una interlocuzione preliminare. A oggi non c’è un negoziato in corso e pertanto non è stato sottoscritto alcun accordo di vendita».

 

Si tratta, per l’assemblea, di rassicurazioni generiche che, anziché ridimensionarla, accrescono la preoccupazione di tutta la redazione.