Trasformeranno le loro spade in aratri

La curiosa iniziativa di alcune chiese e organizzazioni statunitensi per contrastare la diffusione di armi e il problema di violenza correlato

 

Il problema della violenza armata negli Usa non è certo una novità, ed è al centro dell’attenzione di organizzazioni e chiese con campagne per sensibilizzare la popolazione sui rischi di una proliferazione di armi da fuoco tra la popolazione civile (ne abbiamo parlato più volte, ricordiamo per esempio l’iniziativa in ambito episcopale Bishops united against Violence qui).

Secondo ricerche condotte qualche anno fa da Pew Research Center, Università di Harvard e Northeastern University di Boston, circa il 40% degli adulti statunitensi possiede un’arma da fuoco o vive con una persona che ne ha una. La maggior parte adduce ragioni di sicurezza e protezione personale, ma altre ricerche mostrano il paradosso: proprio le case in cui è presente una pistola sono molto più a rischio di morti accidentali, suicidi e omicidi domestici.

Se negli ultimi decenni si era assistito a un calo dei possessori di armi (era il 51% alla fine degli anni Settanta), negli ultimi anni, e in particolare nel primo anno di pandemia Covid-19, le cifre sono risalite con un aumento delle vendite del 63,9%. Malgrado un calo del 12,5% nel 2020, parliamo comunque di quasi 20 milioni di armi vendute, secondo la stima del Small Arms Analytics & Forecasting (Saaf), società di consulenza  e ricerca sul mercato delle armi.

Difficile dare una stima precisa, in quanto un registro centralizzato dei possessori di armi da fuoco non esiste, addirittura è vietato dalla legge federale. Indubbiamente, però, gli Stati Uniti sono uno dei paesi più armati, con quasi 400 milioni di “pezzi”, un dato che piazza gli Usa al primo posto al mondo per numero di armi procapite, con il 4% della popolazione mondiale e il 40% delle armi (dati Small Arms Survey).

Una situazione senza via d’uscita? Forse no. Qualcuno ha pensato di tradurre letteralmente il versetto del profeta Isaia «trasformeranno le loro spade in aratri e le lance in falci»: l’iniziativa si chiama «Guns to Gardens» (https://www.gunstogardens.org) e si terrà il prossimo 11 giugno con eventi organizzati in molti Stati: California, Colorado, Connecticut, Maryland, Maine, New York, Ohio, Utah, Wisconsin. La data è stata scelta perché vicina alla Giornata nazionale di consapevolezza sulla violenza delle armi (National Gun Violence Awareness Day, 3 giugno), in memoria di Hadiya Pendleton, quindicenne uccisa a Chicago nel 2013.

L’iniziative coinvolge una coalizione ecumenica di chiese episcopali, luterane, presbiteriane, mennonite, United Church of Christ e Christian Church (Disciples of Christ), ma anche singoli individui e organizzazioni, che condividono lo stesso principio: più armi nel mio quartiere non significano più sicurezza, ma più violenza e parlano di «guarire la comunità» dalla malattia della violenza armata, promuovendo la sicurezza attraverso una risoluzione non-violenta dei conflitti.

La Guns to Gardens national Buyback utilizza il metodo del riacquisto: parti delle armi dismesse vengono riutilizzate per produrre attrezzi da giardino, ma anche opere d’arte, gioielli e altri oggetti, coinvolgendo le comunità stesse nella trasformazione di questi strumenti di morte in strumenti di bellezza, in collaborazione con artisti e associazioni locali. 

Gli organizzatori si augurano che questo possa portare benefici, anche (e in particolare) alle persone colpite dalla violenza armata, e che questa prima giornata nazionale dell’11 giugno possa diventare un catalizzatore per eventi annuali e attirare sempre più l’attenzione sui problemi legati all’uso di armi. Alcune pastore e pastori si sono già attrezzati con forge portatili e sono pronti a trasformarsi, letteralmente, in fabbri di pace.

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