Croce Rossa annuncia l'impegno nel soccorso nel Mediterraneo

Medici, un'ostetrica e professionisti in grado di fornire supporto psicologico supporteranno l'equipaggio della Ocean Viking

La Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Ficr) ha dichiarato che a partire da agosto invierà squadre nel Mediterraneo centrale per supportare l'equipaggio della Ocean Viking nelle loro missioni di salvataggio dei migranti.

«Nel mezzo della pandemia di COVID-19 e della crisi climatica, è ancora fondamentale trasferirsi nel Mar Mediterraneo per salvare vite e proteggere la dignità umana», ha affermato il presidente della Ficr Francesco Rocca in una dichiarazione online. Le persone «che continuano a morire in mare, alle porte dell'Europa” rappresentano un « tragico e chiaro fallimento della comunità internazionale», ha aggiunto.

Composto da «medici, un'ostetrica e professionisti in grado di fornire supporto psicologico», tra gli altri, il team fornirà «primo soccorso, cure mediche, supporto psicologico, cibo, vestiti asciutti, coperte, articoli da toeletta e informazioni» ai migranti soccorsi a bordo l'Ocean Viking, gestito dall'ente benefico europeo SOS Mediterranee.

Nel comunicato la Federazione della Croce Rossa e della Mezzaluna rossa ha anche annunciato una raccolta fondi di emergenza per  un totale di due milioni di franchi svizzeri (1,8 milioni di euro) per sostenere l'operazione.

Le navi di soccorso private spesso ospitano i migranti a bordo per giorni o addirittura settimane fino a quando l'Italia o Malta non concedono il permesso di attraccare e sbarcare i passeggeri. Più di recente, la Ocean Viking ha aspettato sette giorni con 572 migranti a bordo prima che le venisse assegnato un porto in Sicilia.

I migranti, che provenivano da Bangladesh, Egitto, Eritrea, Sudan e Libia e comprendevano 159 minori non accompagnati, sono stati prelevati dall'equipaggio della Ocean Viking in sei soccorsi separati. Malta si era rifiutata di offrire loro un luogo sicuro.

Intanto l'ente benefico tedesco Sea-Eye ha annunciato di aver venduto una delle sue navi di ricerca e soccorso (Sar), l'Alan Kurdi, a un ente di beneficenza italiano, ResQ.

Citando un «pesante onere finanziario», che deriva da «enormi somme di denaro per spese portuali e legali» sostenute dai sequestri e dagli stop forzati imposti alla nave in questi anni dalle autorità italiane, Sea-Eye ha affermato di essere stata costretta a vendere l'Alan Kurdi per € 400.000. Il presidente di Sea-Eye Gorden Isler ha definito la vendita una «decisione razionale».

Le autorità italiane hanno sequestrato l'Alan Kurdi due volte l'anno scorso, l'ultima volta per sette mesi in Sardegna prima di venire riabilitata all'inizio di maggio. Sea-Eye ha ripetutamente criticato il sequestro come politicamente motivato, sostenendo che le autorità tedesche e spagnole avevano dichiarato la nave sicura.

Sea-Eye afferma che l'Alan Kurdi ha salvato 927 persone in 12 missioni di salvataggio da dicembre 2018. La nave prende il nome dal bambino siriano annegato il cui corpo senza vita è stato ritrovato su una spiaggia turca scioccando il mondo nel 2015. «In futuro Sea-Eye condurrà missioni di salvataggio solo con Sea Eye 4» si legge in un comunicato stampa.

ResQ, fondata nel dicembre 2019 e con sede a Milano, è una no profit italiana che vuole condurre missioni di ricerca e soccorso nel mar Mediterraneo centrale.

Al momento, quella del Mediterraneo centrale è una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite Iom, almeno 17 persone su 1.000 che hanno tentato la traversata quest'anno sono morte finora. L'anno scorso sono morte 12 persone su mille.

Anche il numero assoluto di decessi è in aumento: dall'inizio dell'anno, si sa che ne sono morti quasi 800 solo nel Mediterraneo centrale, più del triplo rispetto allo stesso periodo del 2020, secondo i dati dell'Oim. La Croce rossa ha sottolineato che il numero effettivo di morti è probabilmente molto più alto. L'anno di gran lunga più mortale dell'ultimo decennio è stato il 2016, quando più di 4.500 persone hanno perso la vita.

La maggior parte dei migranti che muoiono parte dalla Libia e dalla Tunisia e cerca di raggiungere Malta o l'Italia, i cui governi si sono appellati ad altre nazioni dell'Unione Europea affinché accolgano alcune delle decine di migliaia di migranti salvati negli ultimi anni.

SOS Mediterranee e altri enti di beneficenza europei hanno ripetutamente accusato i governi dell'Ue di trascurare le missioni SAR coordinate nel tentativo di scoraggiare i migranti dal tentare l'attraversamento dalla Libia devastata dalla guerra, dove sono spesso vittime di abusi sistematici nei campi, inclusi lavori forzati, pestaggi, stupri e torture.

La scorsa settimana, i legislatori italiani hanno approvato il rinnovo dei finanziamenti per addestrare la guardia costiera libica, appena un giorno dopo la pubblicazione di un rapporto che delinea le violenze che i migranti intercettati e restituiti dalla guardia costiera affrontano nei centri di detenzione libici.

 

Foto di Julius.kusuma - Opera propria, CC BY-SA 3.0

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