Sulle orme di Anne Soupa, altre 7 candidature di donne a ruoli nella Chiesa cattolica

Si estende la battaglia delle donne francesi per scardinare l'ordinazione solamente maschile nella Chiesa cattolica

Mercoledì 22 luglio, la Chiesa cattolica celebra Maria di Magdala, Maria Maddalena, «Apostola degli Apostoli» nelle parole di San Tommaso d'Aquino, la prima testimone della resurrezione di Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, la mattina di Pasqua. È in questo giorno simbolico che sette donne del collettivo "Tutte apostole" hanno scelto di annunciare la loro candidatura a varie posizioni in seno alla Chiesa cattolica.

A seguito della candidatura di Anne Soupa all'Arcidiocesi di Lione, resa pubblica nel maggio 2020, queste sette donne intendono accedere a posizioni che sono loro inaccessibili per il solo motivo di essere donne: predicatrice, diacona, sacerdote, vescova nunzio apostolico.

Claire Conan-Vrinat, Loan Rocher e Marie-Automne Thépot desiderano diventare diacone, vale a dire, tra le altre cose, aiutare i sacerdoti nei sacramenti e stabilire il legame tra la parrocchia e il mondo esterno. Christina Moreira, da parte sua, aspira a essere prete e quindi responsabile di una parrocchia. Sylvaine Landrivon, vorrebbe essere ordinata vescova, a capo di una diocesi. Hélène Pichon chiede di diventare un nunzio, cioè ambasciatore del Vaticano. Infine, Laurence de Bourbon-Parme punta al titolo di predicatrice laica, una posizione che fino a oggi esiste solo nella chiesa protestante.

Oggi le donne sono in gran parte escluse dalla maggior parte delle posizioni di responsabilità all'interno della Chiesa cattolica. Sono spesso relegate in posizioni di volontariato o insegnamento del catechismo. E per una buona ragione, le responsabilità ricadono sulle persone ordinate, che possono essere solo uomini single. «Dobbiamo quindi mettere in discussione l'ordinazione maschile».

Questo è già quello che stanno facendo alcune candidate. Christina Moreira, per esempio, è già sacerdote. Fa parte infatti di una rete di donne sacerdote, ovviamente non riconosciute.

Far cambiare le cose è l'obiettivo del collettivo. Ma deve essere fatto gradualmente secondo loro. «Questo è il motivo per cui non abbiamo gestito l'iniziativa sui social network, ma piuttosto inviato e-mail chiedendo alle donne intorno a noi a cui la nostra iniziativa ha stimolato riflessioni di tornare da noi».

Una volta stabilito il dialogo, non è stato facile trovare le candidate. «La Chiesa è in crisi e non è molto attraente oggi. E soprattutto, alcune donne in posizione di responsabilità nelle università cattoliche o nelle parrocchie erano consapevoli che una loro eventuale candidatura avrebbe comportato problemi dal punto di lavorativo. Affinché possa compiere la sua missione, la Chiesa deve consentire alle donne di accedere ai vari ministeri ordinati e alle alte responsabilità dell'istituzione. Si tratta di dimostrare che ci sono vocazioni e che il fatto che le donne siano discriminate è una sofferenza per chi sente una personale chiamata a questo servizio».

Ciascuna delle candidate ha presentato un fascicolo motivazionale personale all'autorità ecclesiastica competente. Chiedono anche di essere ascoltate dal nunzio apostolico in Francia, Mons. Celestino Migliore, «l'unico autorizzato a trasmettere queste candidature al Papa». La loro motivazione collettiva è chiaramente raccontata. È «il frutto di una chiamata e di un giusto discernimento, finora soffocato dalla discriminazione ai danni delle donne nella Chiesa cattolica». Il collettivo sottolinea che «la tradizione ha consacrato una donna, Maria di Magdala, come «l'apostola degli apostoli» e ricorda il suo coraggio mentre i maschi, gli apostoli, erano «congelati in soggezione». Il collettivo vede in questo «un'inversione di ruoli tradizionali che non dovrebbe sfuggirci». Un'inversione di ruolo che ovviamente risuona come un insegnamento, un esempio da seguire.

La motivazione è legata anche al non voler lasciare isolato il caso di Anne Soupa che ha sottolineato come «La chiesa si sta privando di molto talento e questo è un vero peccato».

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