La Baviera rende obbligatorio il crocifisso negli edifici pubblici

Chiese e mondo politico, con qualche distinguo, sono critiche verso quella che appare una mossa elettorale e populista

Lo stato bavarese della Baviera renderà obbligatoria, dal 1 ° giugno 2018, l’esposizione di un crocifisso in tutte i suoi palazzi e aree amministrative. Le autorità religiose temono una strumentalizzazione della religione per scopi di identità.

«La croce è il simbolo fondante della nostra identità culturale cristiana e occidentale», ha affermato il governo regionale bavarese il 24 aprile 2018 in una dichiarazione ufficiale. La decisione di appendere i crocifissi negli ingressi degli edifici amministrativi è stata presa dal partito di governo del Land, l'Unione cristiana sociale in Baviera (Csu). La formazione è il ramo locale dell’Unione cristiano democratica (Cdu), il partito di Angela Merkel. Il primo ministro bavarese Markus Söder ha aggiunto che la croce è «il riconoscimento visibile dell'adesione ai valori fondamentali e all’ordine giuridico e sociale della Baviera».

Secondo la stampa tedesca, la misura deve essere collocata nel contesto elettorale teso di questa ricca e conservatrice regione meridionale del paese. Elezioni legislative regionali cruciali si terranno qui il 14 ottobre 2018. La Csu, che qui regna incontrastata dal 1945, sembra perdere colpi nei sondaggi. Il principale rivale capace di erodere il tradizionale consenso è qui in maniera particolare l’estrema destra del partito Afd, Alternativa per la Germania. Per molti osservatori, con questa misura il governo bavarese mira a mettere il proprio cappello sulla questione dell'identità, fra i cavalli di battaglia dei movimenti sovranisti e populisti.

La visione "culturale" della Csu della croce viene guardata con perplessità da un certo numero di leader religiosi. Il vescovo Ludwig Schick, arcivescovo di Bamberga, nel nord della Baviera, ha messo in guardia contro un fraintendimento del simbolo: «La croce non è un segno di identità di un paese o di uno stato», ha affermato il prelato il 25 aprile dalle frequenze di Kölner domradio.

Per il prelato tedesco, è piuttosto un segno di Dio destinato agli uomini, per insegnare loro l'amore e la solidarietà. «Quando vediamo queste braccia estese, dovremmo comportarci allo stesso modo e costruire una civiltà dell'amore». L'arcivescovo di Bamberg ha ricordato che la croce non esclude, bensì include. Tuttavia, se «la croce non è un segno di religione, non costituisce una violazione del principio di neutralità», ha chiosato.  Da parte sua, la Chiesa protestante locale ha denunciato «la strumentalizzazione di simboli religiosi a fini politici».

Per Mohamed Abu El-Qomsan, presidente del Consiglio centrale dei musulmani in Baviera, la croce è «naturalmente» un simbolo religioso. «Né ebrei né atei né musulmani si identificano con esso», ha dichiarato al quotidiano tedesco Die Welt. «Se lo stato bavarese consente simboli cristiani negli edifici amministrativi, dovrebbe anche consentire di indossare il velo nel settore pubblico», ha detto il leader musulmano.

Anche il cardinale Reinhard Marx, capo della Conferenza episcopale cattolica tedesca, tuona contro il primo ministro bavarese Markus Söder: «Una scelta divisiva. Se crede che la croce sia un simbolo culturale, non ha capito molte cose. Non è compito dello Stato spiegare cosa è la croce».

Critiche anche dai partiti politici quali l’Spd e i Verdi, che hanno accusato la Csu di populismo.

A smarcarsi dalle critiche è in qualche modo la comunità ebraica di Monaco di Baviera e dell’Alta Baviera, che attraverso un comunicato ha evidenziato come «nel contesto della gigantesca sfida dell’integrazione è importante e giusto definire le norme e i valori di una società, e di richiederne il riconoscimento, aspetto essenziale per una buona convivenza».
 

 

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