Barbero: «Pinerolo ha bisogno di più bellezza»

Parla il possibile candidato a sindaco del Pd Luca Barbero, 46 anni, che punta a migliorare la qualità della vita e dei servizi nel capoluogo pinerolese

Dopo l'intervista al sindaco uscente Eugenio Buttiero continua il nostro viaggio alla scoperta dei possibili candidati a sindaco di Pinerolo in vista delle amministrative della prossima primavera. Una data certa ancora non c’è ma Palazzo Chigi pensa al 12 giugno come giorno per il voto, dato che la legge prevede che le elezioni si tengano tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Luca Barbero è architetto, ha 46 anni e risiede e lavora a Pinerolo. Suo padre è stato sindaco della città per dieci anni dal 1996 al 2006. Iscritto della prima ora al Partito democratico, già segretario dei Ds di Pinerolo per dieci anni e segretario del Pd cittadino fino a qualche mese fa, ora è presidente del consiglio comunale della giunta Buttiero. Da un po' di tempo ha espresso la disponibilità e la voglia a candidarsi a correre come primo cittadino della sua città. Se nel Pd pinerolese non troveranno un candidato unico entro gennaio a Pinerolo si terranno le primarie che la direzione nazionale del Pd, proprio una settimana fa, ha proposto per il 20 marzo come data in cui scegliere i propri candidati in tutta Italia.

Luca Barbero perché si candida a guidare Pinerolo?

«Perché credo di conoscere bene Pinerolo e il pinerolese e perché credo di avere esperienze, competenze e capacità per fare bene il sindaco e, dato non secondario, perché credo sia necessario ragionare, come comunità politica e come Partito democratico, su come portare le nuove generazioni ai vertici delle istituzioni; azione salutare e benefica.

Seguo la politica pinerolese e le sue dinamiche amministrative e istituzionali da tempo. Il mio giudizio della gestione degli ultimi anni è sostanzialmente positivo. Però guardo al futuro con una prospettiva leggermente diversa rispetto all'esperienza che ha portato avanti l'attuale sindaco e con il quale ho condiviso un pezzo di strada politica e molte scelte. Credo che sia giusto in questo momento provare ad innovare rispetto ad alcune modalità e ad alcuni temi e credo che il dato generazionale non sia secondario».

Il Pd avrà un candidato o ci saranno le primarie?

«Se si trovassero le condizioni per avere a un candidato unico sarebbe auspicabile ma al momento mi sembra un percorso non facile. Anche perché si è aperto un percorso politico con confronti pubblici con persone che hanno dato la loro disponibilità. Credo che tornare indietro non sarà facile. Se ci sono le condizioni per trovare il candidato unico, bene, altrimenti c'è uno statuto e un regolamento del Pd che prevede le primarie che, secondo me, sono uno strumento democratico e di trasparenza e non mi spaventano. Ora vediamo se verranno confermate il 20 marzo in tutta Italia».

Come valuta l'amministrazione Buttiero?

«Io sono consigliere comunale e faccio parte della maggioranza che ha sostenuto Buttiero quindi rivendico buona parte delle cose che abbiamo fatto. Uno dei temi dei prossimi anni sarà quello di intercettare le dinamiche dell'uscita dalla crisi con modalità diverse. Mi pongo in discontinuità con Buttiero, ma allo stesso tempo sul solco della strada che ha intrapreso. Secondo me dobbiamo essere molto riconoscenti a chi ha amministrato realtà come quelle di Pinerolo in quest'ultimo decennio: gli anni della crisi economica e dei tagli agli enti locali. Pinerolo ha i conti in ordine e non ha tagliato i servizi. Ha contrastato la perdita di lavoro, l'emergenza abitativa e ha agito sulle nuove povertà e sui disagi sociali e famigliari. Su questi temi quest'amministrazione ha lavorato molto. Come diceva Norberto Bobbio, la sinistra non deve perdere di vista l'erogazione dei servizi ai cittadini e la loro tutela. Questo ci distingue dalla destra. E poi in Italia è pieno di comuni in default, mentre Pinerolo è da anni che è gestita in maniera oculata e questo ci permette di guardare al futuro con ottimismo. Allo stesso tempo però ci sono tutta una serie di questioni che negli anni sono state irrisolte e che opportuno affrontare con più efficacia».

Quali sono le sue proposte?

«La Legge di riordino degli enti locali del 2014 modifica completamente il sistema di governo e di gestione degli enti locali. Chi sarà sindaco per il prossimo mandato si troverà di fronte da un parte la necessità di rispondere a problemi e dinamiche di natura cittadina, e dall'altro dovrà far diventare Pinerolo capofila in grado di farsi promotore di politiche condivise da tutto l'eterogeneo territorio pinerolese. Uno dei temi sui quali Pinerolo deve puntare è quello della riqualificazione complessiva. Dobbiamo puntare sulla bellezza che non ha solo un valore estetico, ma anche un valore etico ed economico. Lo diceva Renzo Piano qualche giorno fa in una bella intervista su La Stampa dove parlava della riqualificazione di alcune aree con forte disagio da dove sono partiti gli attentati di Parigi. Noi possiamo mutuare l'esperienza di Saluzzo dove il cittadino e la qualità diffusa della vita e dei servizi sono centrali. Ad agosto un'indagine del Sole 24 ore inseriva Saluzzo all'ottavo posto tra le città di provincia di media dimensione, luogo dove la qualità della vita a livello dei servizi era migliore. Il sindaco di Saluzzo mi ha detto che avevano puntato tutto sulla qualità degli spazi, del costruito e del non costruito, mettendo al centro di tutte le scelte il cittadino, non solo come fruitore, ma anche come soggetto attivo. Io credo che in una città più bella sia più facile costruire tutta una serie di politiche legate ad ambiti diversi come il turismo, il commercio, la cultura, le manifestazioni o l'artigianato di qualità. Questo è un tema che dev'essere recuperato e messo al centro dell'azione amministrativa».

E le sue ricette sull'economia?

«Proprio un vostro articolo analizzava molto bene i dati di Pinerolo e del pinerolese. Se uno guarda quei dati scopriamo che la popolazione attiva è ancora occupata per la maggior parte nel manifatturiero e nell'edilizia. C'è un'agricoltura forte ma non fortissima e negli ultimi anni l'unico settore che ha implementato i propri occupati è quello dei servizi alla persona. Il pinerolese sta vedendo invecchiare l'età media della popolazione e inevitabilmente i servizi alla persona diventano lo strumento con cui gestire lo stato sociale. Su quel modello è possibile costruire un'economia diversa. Poi c'è tutto il tema della cultura e del turismo: il piano strategico Torino 2025 dice che la Città metropolitana di Torino può e deve lavorare. Il pinerolese è una delle pochissime realtà che è stata tradita dalla speranza di uno sviluppo del post olimpico. Però ci sono tante situazioni in grado di generare qualità diffusa e turismo dolce di natura famigliare. Un altro tema determinante sarà la scuola. La costruzione delle future generazioni è uno dei nostri valori e sarà determinante. A Pinerolo tutti i giorni più di 10.000 studenti vanno nelle scuole, di cui 6.000 nelle superiori, ma allo stesso tempo ancora 500 studenti si spostano da Pinerolo per andare nel torinese. Ripensiamo l'offerta formativa come strumento per implementare la capacità di essere competitivi delle future generazioni. Puntare sulla scuola per il nostro territorio è necessario e sarà un valore aggiunto anche perché il pinerolese ha uno dei livelli più alti di dispersione scolastica nell'Asl To3. In sostanza voglio differenziare lo sviluppo rispetto al progresso. Per quanto riguarda il manifatturiero, premettendo che la maggioranza degli occupati nel pinerolese è ancora in questo settore, nella grande industria bisognerà fare il salto di qualità e andare a dialogare direttamente con le nuove proprietà che sono sempre più in mano a multinazionali».

Ascolta l'intervista completa su Rbe

Foto Pietro Romeo