Una «Finestra rosa» contro la violenza sulle donne

Disponibile all'Ospedale evangelico internazionale di Genova un nuovo servizio per degenti e operatori finanziato dall'Otto per mille 

Da oggi saranno a disposizione delle donne ricoverate all'Oei, l'Ospedale evangelico di Genova, due psicologhe che lavoreranno nei due presidi di Castelletto e di Voltri come accompagnamento delle pazienti che necessitano di un supporto in caso di violenza fisica o psicologica. Non solo: il servizio, denominato «Finestra rosa», è finanziato dall'Otto per mille della chiesa valdese e sarà utile anche come formazione per le operatrici e gli operatori dell'ospedale che si trovano a contatto con donne che hanno subito una qualche forma di sopraffazione. “L'intenzione del progetto – spiega la presidente dell'Oei Barbara Oliveri Caviglia – è far emergere il sommerso, cercando di invogliare le donne ricoverate, che hanno subito violenza, ad aprirsi e a cominciare un percorso di affidamento ai servizi preposti. Infatti noi le accompagniamo a fare il primo passo, perché il nostro servizio è in rete con gli altri enti che sul territorio si occupano di fronteggiare la violenza contro le donne». Un progetto accolto con grande favore all'interno dell'ospedale, dove si registrano sempre più casi di violenza psicologica, purtroppo in aumento all'interno della famiglia, spesso acuiti dalla crisi economica e dal conseguente disagio sociale. Con lo stesso obiettivo è in programma per la settimana del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un corso di formazione sul tema, rivolto ad operatori interni all'ospedale ma anche ad esterni; il corso, iniziato con grande successo nel 2013, prosegue anche quest'anno e sarà tenuto da esperti che lavorano sul campo, dalle associazioni alle forze dell'ordine, per poter analizzare il fenomeno e le possibilità di intervento da tutti i punti di vista.

«Questo della “Finestra rosa” è un progetto a cui tengo molto – ha sottolineato la presidente Oliveri – vista la nostra cultura di parità di genere, come donna evangelica mi sono sentita chiamata in causa perché ritengo sia una nostra precisa responsabilità fare tutto il possibile per arginare la violenza contro le donne. Con questo servizio ci affacciamo anche noi nel panorama cittadino, cercando di portare il nostro modo evangelico di concepire la sanità».

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