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	<title>Elena Ribet - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 09:03:38 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Elena Ribet - Riforma.it</title>
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	<item>
		<title>Al via il Progetto Edith Bruck: a scuola di coscienze critiche</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/21/al-via-il-progetto-edith-bruck-a-scuola-di-coscienze-critiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 08:04:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Spanu]]></category>
		<category><![CDATA[Edith Bruck]]></category>
		<category><![CDATA[tra resistenza e resa]]></category>
		<category><![CDATA[Ucebi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Il percorso formativo nato quattro anni fa con il nome “Tra Resistenza e Resa: per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5> Il percorso formativo nato quattro anni fa con il nome “Tra Resistenza e Resa: per (Soprav)vivere liberi!”, sostenuto dalle chiese battiste italiane, riprende il filo della memoria, del contrasto all’antisemitismo, fra storie personali e Storia collettiva</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Educare alla memoria per comprendere il presente, contrastare l’antisemitismo e formare coscienze libere, critiche e consapevoli. Con questi obiettivi si è aperto ieri, alla Biblioteca del Senato della Repubblica, il Progetto<strong> Edith Bruck</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nato quattro anni fa come <strong>“Tra Resistenza e Resa: per (Soprav)vivere liberi!”</strong>, assume ora il nome di Edith Bruck, in omaggio alla scrittrice e testimone della Shoah. Bruck segue l’iniziativa fin dalle origini e ha voluto sostenerla con una importante donazione. Proprio Edith Bruck è la protagonista, in chiusura della giornata, della conversazione con <strong>Deborah D’Auria</strong>, trasmessa in video nella sala gremita.</p>
<p>La conversazione, estratta da una più ampia intervista realizzata dalla stessa D’Auria, spazia dal rapporto fra poesia e impegno civile, al ricordo di <strong>Nelo Risi</strong> e all’importanza dell’incontro tra generazioni per ricostruire parole e valori condivisi. Bruck parla del suo impegno per la Memoria a partire dalle opere “Chi ti ama così”, “Il pane perduto” e “Due stanze vuote”, ripercorrendo anche il suo impegno come giornalista e poetessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’incontro inaugurale, rivolto a studenti, studentesse, insegnanti e partner del progetto, ha riunito <strong>Livia Ottolenghi</strong>, <strong>Alessandro Spanu</strong>, <strong>Gadi Luzzatto Voghera</strong>, <strong>Deborah D’Auria</strong>, <strong>Lior Inbar</strong> e <strong>Liliana Picciotto</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mattinata ha incluso la lettura del messaggio inviato da <strong>Liliana Segre</strong>.</p>
<p>Si è parlato dell’attuale contesto in cui le giovani generazioni si trovano a vivere: un ambiente ostile, dove è sempre più faticoso esprimere liberamente i propri pensieri e le proprie identità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Particolare attenzione è stata dedicata all’<strong>antisemitismo</strong>, fenomeno che può rimanere sommerso anche per timore di ritorsioni o per la difficoltà di parlarne apertamente. Per Ottolenghi, “un fenomeno sottoespresso e sottodimensionato”, che richiede un maggiore impegno. Impegno che passa anche dalla capacità di “avere dubbi, di voler approfondire lo scambio personale e la conoscenza, instaurando amicizie nuove, nel rispetto reciproco”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il lavoro sui testi e sui documenti ha quindi un “valore inestimabile” per costruire consapevolezza: formazione storica, confronto, relazioni personali sono strumenti essenziali per andare oltre le rappresentazioni superficiali, interrogare le parole e comprendere le dinamiche della discriminazione e delle reciproche accuse. Un impegno che, nel quadro della ripresa dell’antisemitismo, richiede rigore storico e capacità critica, senza sovrapporre fenomeni e contesti differenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alessandro Spanu, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi), ha richiamato il valore della formazione delle coscienze individuali come strumento per contrastare ogni forma di totalitarismo.</p>
<p>Spanu ha fatto riferimento, a 80 anni dal voto alle donne, alla storia di <strong>Teresa Mattei</strong>, antifascista espulsa da scuola nel 1938 per il suo rifiuto delle leggi razziali. Aveva 17 anni. Successivamente protagonista della Resistenza, a lei anche dobbiamo l’articolo 3 della nostra Costituzione. Un articolo fondamentale sulla pari dignità di cittadini e cittadine, che indica inoltre come compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli a questa uguaglianza.</p>
<p>“Il percorso di Mattei ci aiuta a capire l’importanza di formare coscienze critiche anche di fronte ai rapporti di forza, alle ragioni degli stati e degli eserciti. Non è vero che nella storia conta solo chi è forte” ha detto Spanu. E ha ricordato uno dei principi che accomunano i battisti e le battiste, quello della “sovranità individuale”.</p>
<p>E citando un opuscolo del 1981 ha aggiunto: “I battisti e le battiste credono, sostengono e difendono la santità della personalità e gli inviolabili diritti dell’individuo”. Questo lo spirito, e una delle ragioni per cui l’Ucebi sostiene il progetto: “contribuire alla formazione delle coscienze individuali, per opporsi a chi impone degrado o disumanizzazione di un’altra persona. Attraverso la coscienza critica storicamente informata sui silenzi colpevoli e su chi coraggiosamente parlò, così l’Ucebi promuove questo percorso senza cedimento, senza reticenza – tanto più in questa epoca di risorgente antisemitismo – e senza mescolare i piani”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno sguardo particolare è stato dedicato anche alla costruzione della memoria della Shoah.</p>
<p>Lior Inbar ha ricostruito la storia della <em>Ghetto Fighters’ House</em>, il museo fondato nel 1949 da sopravvissuti all’Olocausto. Tra i materiali mostrati nelle slide, una pagina del diario parigino di <strong>Miriam Novitch</strong>: “per illuminare il mondo bisogna bruciare se stessi […] ho un paio di scarpe e so dove andare”. Novitch attraversò l’Europa per recuperare e raccogliere documenti, fotografie e opere d’arte, tracce di una storia che rischiava di essere cancellata.</p>
<p>Liliana Picciotto, storica e ricercatrice della Fondazione Cdec, ha approfondito il ruolo della ricerca archivistica nel ricostruire le persecuzioni naziste e la Resistenza.</p>
<p>Gran parte dello sterminio, tra il 1941 e il 1945, si consumò nell’Europa orientale, in territori difficilmente accessibili, tra Polonia, Ucraina e Paesi baltici. La distruzione delle prove da parte dei nazisti e il successivo silenzio sulla specificità ebraica di molte vittime resero complesso documentare i crimini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Picciotto ha sottolineato come nuove piste di ricerca possano aprirsi in modo inaspettato. Negli anni Ottanta, quando sulla storia di Auschwitz si sapeva ancora relativamente poco, l’accesso a Mosca a un fondo di documenti dell’Armata Rossa permise a un ricercatore francese di individuare i piani architettonici delle camere a gas. Allo stesso modo, le interviste a nonni e zii raccolte dalla Federazione giovanile ebraica, circa dieci anni dopo la Liberazione, inizialmente con carta e penna e in assenza di altri strumenti, contribuirono a far emergere storie familiari di partecipazione alla Resistenza.</p>
<p>E ancora, il fondo di circa 600.000 domande presentate alle commissioni istituite nel 1946 per il riconoscimento della partecipazione alla Resistenza. Documenti amministrativi conservati presso l’Archivio centrale dello Stato che oggi permettono di recuperare nomi, biografie e storie dimenticate di ebrei che si unirono alla lotta partigiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La ricerca è confluita anche nel percorso digitale “Vivere da Resistente. Immagini, documenti e voci raccontano trenta storie di coraggio e spirito di ribellione” consultabile sul sito <a href="https://resistentiebrei.cdec.it/">Resistenti ebrei d’Italia</a>, sezione del sito della Fondazione Cdec.</p>
<p>Le nuove tecnologie, inoltre, rendono possibile mettere in relazione archivi e fonti differenti, aprendo ulteriori prospettive di ricerca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel pomeriggio, presso il Liceo ebraico Renzo Levi – scuola partner del progetto -, si sono svolti i primi workshop didattici rivolti a studenti, studentesse e insegnanti a cura di <strong>Raffaele Volpe</strong>, Lior Inbar e Deborah D’Auria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il programma 2026-2027</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il programma 2026-2027 proseguirà fino alla primavera con incontri di formazione, laboratori, visite a musei e luoghi della memoria e un seminario residenziale in Polonia, a Lublino (NN Theatre) e con tappe principali Łodz, Treblinka, Majdanek, Bełżec, Sobibór, Varsavia, Cracovia.</p>
<p>Tra i temi proposti nei prossimi mesi: l’<em>Aktion Reinhardt </em>e la Shoah per fucilazione, la propaganda come strumento di oppressione, la Polonia durante la Shoah, il racconto della memoria, l’esperienza dei militari italiani internati nei campi nazisti, le donne nella Resistenza e la Shoah dei bambini. Sono previsti anche un incontro con lo scrittore <strong>Erri De Luca</strong> e una restituzione conclusiva dei lavori degli studenti.</p>
<p>Il corso è riconosciuto per la formazione professionale degli insegnanti, ma è aperto a tutte le persone interessate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5></h5>
<p><strong>Promotori, partner e finanziatori</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Progetto Edith Bruck è promosso da Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) e Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI). Tra i finanziatori figurano inoltre Biblioteca Ostinata, Associazione Camis de Fonseca, TOLI, UCEBI – Otto per mille, Fondazione Ernesta Besso e Unione delle comunità ebraiche italiane (UCEI). Numerosi altri partner sostengono l’iniziativa, che al momento vede coinvolte Scuole di Ferrara, Priverno, Garbagnate Milanese/Arese, Roma, Pomezia, Cagliari, Monserrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Informazioni e programma completo: <a href="https://www.progettoedithbruck.it/">www.progettoedithbruck.it</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui la registrazione integrale del convegno di apertura: <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/801569/progetto-edith-bruck-miriam-novitich-edith-bruck-rita-rosani-tre-donne-una-memoria-una">Progetto Edith Bruck. Miriam Novitch, Edith Bruck, Rita Rosani: tre donne, una memoria, una scelta. (19.10.2026)</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Da Nev &#8211; Notizie Evangeliche</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Da sinistra, Alessandro Spanu e Gadi Luzzatto Voghera. Foto UCEBI</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/21/al-via-il-progetto-edith-bruck-a-scuola-di-coscienze-critiche/">Al via il Progetto Edith Bruck: a scuola di coscienze critiche</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chiese metodiste del Mediterraneo</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/14/chiese-metodiste-del-mediterraneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 08:13:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa metodista albania]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Opcemi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista al pastore Luca Anziani, di ritorno dal viaggio in Albania per rafforzare le relazioni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="entry-title">Intervista al pastore Luca Anziani, di ritorno dal viaggio in Albania per rafforzare le relazioni e la comunione con le chiese sorelle</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Nel mese di settembre, il pastore </span><b><span data-contrast="auto">Luca Anziani</span></b><span data-contrast="auto">, presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI), ha visitato le chiese metodiste di Albania, nell’ambito di Euromed (Euro Mediterranean Project), un progetto volto a rafforzare le relazioni e la comunione tra le chiese metodiste del bacino del Mediterraneo. Stiamo parlando di Italia, Spagna, Portogallo, Algeria, Tunisia e appunto Albania, chiese di minoranza che condividono molto più di quanto ci si potrebbe aspettare. Non solo ponti mediterranei che guardano al nord Africa e al Medio Oriente, ma anche sponde di dialogo in punti nevralgici dell’Europa meridionale e balcanica.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">L’iniziativa nasce nell’ambito delle relazioni internazionali dell’OPCEMI e coinvolge chiese che hanno anche attraversato esperienze di dittatura e repressione. Euromed è stato presentato all’inizio di ottobre a Londra, durante l’incontro dell’European Methodist Council, e il progetto è stato accolto dal Consiglio.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La visita in Albania si è articolata in due momenti: uno più istituzionale e sociale del paese, l’altro più ecclesiastico. Insieme al pastore Anziani erano presenti il pastore </span><b><span data-contrast="auto">Maliq Meda</span></b><span data-contrast="auto">, </span><b><span data-contrast="auto">Claudio Paravati</span></b><span data-contrast="auto">, direttore di Confronti e </span><b><span data-contrast="auto">Rando Devole</span></b><span data-contrast="auto">, sociologo, giornalista e scrittore.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Perché l’Albania è una tappa importante del progetto Euromed?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La visita si è inserita in un progetto più ampio di approfondimento delle relazioni tra le chiese metodiste del Mediterraneo. L’obiettivo è sviluppare una comunione più concreta tra chiese che vivono situazioni differenti, ma condividono sfide comuni: essere minoranze, confrontarsi con il pluralismo religioso, costruire rapporti con le istituzioni e trovare il proprio spazio nella società.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il progetto, accolto dall’European Methodist Council, intende affiancare alle relazioni già esistenti con le chiese del Nord Europa una rete di rapporti orizzontali tra i paesi mediterranei.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quali aspetti della situazione politica e sociale albanese sono emersi durante il viaggio?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Abbiamo visitato Tirana, Elbasan, Durazzo e Pogradec. La situazione del paese presenta profonde contraddizioni. Da un lato, il turismo e gli investimenti hanno trasformato soprattutto le città e le zone costiere; dall’altro, il costo della vita è aumentato, gli affitti sono diventati più difficili da sostenere e le opportunità di lavoro rimangono limitate, con stipendi medi di circa 600 euro mensili.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Un altro problema rilevante è la corruzione che, secondo diverse agenzie e indagini, attraversa molti settori dello Stato, compresa la magistratura. È emersa anche la debolezza della rappresentanza sociale: i sindacati hanno un ruolo limitato e manca una consolidata cultura della mobilitazione organizzata.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Abbiamo assistito alle manifestazioni contro il governo di </span><b><span data-contrast="auto">Edi Rama</span></b><span data-contrast="auto">, che coinvolgono soprattutto giovani, studenti e gruppi con orientamenti differenti, movimenti ecologisti, il “movimento dei fenicotteri” legato alle proteste nate per gli scandali sui resort. Tra le richieste ci sono modifiche alla legge elettorale e alla normativa sui referendum.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La crescita edilizia, particolarmente evidente a Tirana, suscita preoccupazioni per il ruolo del denaro legato alle attività criminali nell’economia del paese e per la fragilità di un modello di sviluppo fondato in parte sulla speculazione immobiliare.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quale ruolo hanno avuto le religioni nella ricostruzione dell’Albania dopo la dittatura comunista?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La dittatura comunista albanese è stata tra le più repressive. La Costituzione sanciva l’ateismo dello Stato e le comunità religiose furono perseguitate: vennero distrutte o chiuse chiese cattoliche, ortodosse e moschee; sacerdoti e imam furono uccisi o imprigionati. Possedere una Bibbia o un Corano, o anche soltanto nominare Dio, poteva comportare la reclusione nei campi di rieducazione.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il controllo sulla società era capillare. Abbiamo visitato la Casa delle foglie, oggi museo che conserva strumenti e testimonianze dei sistemi di sorveglianza del regime.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Dopo la caduta della dittatura, alla fine del 1990, le comunità religiose hanno avuto un ruolo importante nella ricostruzione del tessuto sociale e dello Stato. Il fatto che tutte le fedi fossero state perseguitate ha contribuito a creare solidarietà tra le diverse comunità.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Oggi il rapporto tra le religioni e le istituzioni è positivo e il dialogo interreligioso rappresenta una componente importante della vita pubblica albanese. Come OPCEMI possiamo parlare del Patto di Unione delle chiese valdesi e metodiste che, all’estero, suscita molto interesse. Così come l’esperienza italiana della CCERS.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quali comunità religiose convivono oggi nel paese?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Accanto ai musulmani sunniti e ai cristiani ortodossi e cattolici, sono presenti comunità cristiane minoritarie e il bektashismo, un ordine mistico sufi di origine islamica, influente nella cultura albanese e caratterizzato da una tradizione spirituale aperta e moderata.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Siamo stati in visita al patriarca della Chiesa ortodossa d’Albania, una chiesa autocefala, e abbiamo visitato il centro del bektashismo.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il patriarca ci ha ricordato un’esperienza fondamentale della storia albanese: «Noi abbiamo sperimentato che cosa significa togliere Dio dalla società». Il riferimento non era a una particolare confessione, ma alla cancellazione della dimensione religiosa attraverso la repressione totalitaria.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Oggi, in Albania, la grande moschea può trovarsi accanto alla chiesa ortodossa: il richiamo alla preghiera del muezzin e il suono delle campane convivono nella quotidianità.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nel centro del bektashismo abbiamo trovato una frase significativa: «La tolleranza religiosa nel nostro paese è un miracolo. Il fatto che le quattro fedi tradizionali vivano in piena armonia è unico, non soltanto nei Balcani, ma ovunque». La citazione è attribuita a </span><b><span data-contrast="auto">Dede Reshat Bardi</span></b><span data-contrast="auto">, guida spirituale dell’ordine bektashi.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il dialogo interreligioso, dunque, non è soltanto una pratica di incontro tra comunità diverse: è alla base della ricostruzione della società albanese. Dove inoltre il sincero amore per Dio attraversa i secoli e si intreccia con l’amore per il destino della nazione.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Qual è la situazione attuale della Chiesa metodista in Albania?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La missione metodista austriaca ha rifondato le chiese metodiste in Albania nel 2008. Oggi sono presenti cinque comunità, tra cui quelle di Tirana, Durazzo, Elbasan e Pogradec, oltre a una realtà in una zona rurale montana.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono comunità piccole, ma molto giovani. Durante il culto a Tirana mi ha colpito la presenza di tanti bambini e ragazzi: quando sono usciti per andare alla scuola domenicale, il numero dei presenti si è praticamente dimezzato. È un’immagine che contrasta con quanto accade spesso nelle nostre chiese. Le liturgie sono vivaci, con una presenza importante della musica.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">In che modo le comunità metodiste sono presenti nella società?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Un aspetto importante è l’impegno sociale. A Durazzo abbiamo incontrato due professioniste, tra cui una logopedista, impegnate in un progetto rivolto ai bambini del quartiere con difficoltà nello sviluppo e nell’apprendimento.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L’attività è rivolta al territorio: un esempio concreto di come una chiesa piccola possa costruire relazioni e rispondere ai bisogni nel luogo dove si trova.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quali sono le principali sfide nel rapporto con le istituzioni?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Le chiese metodiste sono riconosciute dal governo albanese, ma non partecipano direttamente ai tavoli di confronto con lo Stato nei quali sono rappresentate altre realtà religiose.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Esiste un’Alleanza evangelica che riunisce comunità ad esempio pentecostali. La Chiesa metodista sta valutando la possibilità di entrarvi, perché questa partecipazione potrebbe facilitare il dialogo con le istituzioni e dare maggiore visibilità alla propria presenza.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Esistono differenze teologiche e culturali, anche su questioni come il ministero pastorale delle donne e il riconoscimento delle persone omosessuali. Tuttavia, l’adesione all’Alleanza evangelica non richiede necessariamente un reciproco riconoscimento ecclesiologico tra tutte le comunità. È una situazione diversa da quella della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che ha anche una dimensione ecclesiologica, oltre alla funzione di rappresentanza.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quali prospettive apre Euromed per la Chiesa metodista albanese?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il sovrintendente della Chiesa metodista in Albania, che è anche pastore a Tirana, ha accolto molto favorevolmente la proposta. Le comunità albanesi sentono il bisogno di sviluppare relazioni con le chiese del Mediterraneo, come quelle di Spagna, Portogallo e Italia, oltre ai rapporti già esistenti con il Nord Europa.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L’Albania si percepisce fortemente legata al Mediterraneo e all’Italia, anche per ragioni storiche e culturali. L’idea è creare uno spazio nel quale condividere esperienze e riflessioni attraverso incontri online e, possibilmente, appuntamenti in presenza.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">I temi comuni sono numerosi: la condizione delle chiese di minoranza, il dialogo interreligioso, i rapporti con le istituzioni, la partecipazione dei giovani alla vita ecclesiale e il modo di essere chiesa nello spazio pubblico. I contesti sono molto differenti: in Portogallo la situazione è diversa da quella albanese, mentre in Algeria i pastori possono arrivare a essere incarcerati. Proprio queste differenze rendono importante la conoscenza reciproca.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quali saranno i prossimi passi?</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">A novembre è previsto un primo incontro online con le chiese coinvolte. Da lì cominceremo a costruire un percorso comune, individuando progressivamente i temi da approfondire e le modalità di collaborazione.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L’obiettivo è rafforzare la comunione tra le chiese metodiste del Mediterraneo, mettendo in relazione esperienze differenti e cercando insieme risposte alle sfide che riguardano la presenza delle comunità cristiane nella società contemporanea.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Da Nev &#8211; Notizie evangeliche</em></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/14/chiese-metodiste-del-mediterraneo/">Chiese metodiste del Mediterraneo</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cambiare l’ora di religione? «Siamo pronti»</title>
		<link>https://riforma.it/2026/10/07/cambiare-lora-di-religione-siamo-pronti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 08:06:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
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		<category><![CDATA[ora di religione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla Sapienza una proposta per una scuola capace di leggere il pluralismo Un’altra ora di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="td-post-sub-title">Alla Sapienza una proposta per una scuola capace di leggere il pluralismo</h5>
<h5></h5>
<p><span data-contrast="auto">Un’altra ora di religione è possibile. Questo, in estrema sintesi, il punto di convergenza emerso in chiusura della sessione pomeridiana del convegno “<a href="https://www.nev.it/nev/2026/09/16/ora-di-religione-a-scuola-un-convegno-per-fare-il-punto/">Per una convivialità delle differenze. Verso un nuovo insegnamento della religione a scuola</a>”, tenutosi ieri 6 ottobre alla Sapienza Università di Roma. Al centro dei lavori, molte domande, analisi e proposte. È arrivato il momento di superare la facoltatività e l’impianto confessionale dell’insegnamento? L’ora di religione cattolica a scuola potrebbe trasformarsi e diventare una disciplina pubblica, aconfessionale, interculturale e interreligiosa?</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">A moderare la sessione conclusiva è stata l’avv. </span><b><span data-contrast="auto">Ilaria Valenzi</span></b><span data-contrast="auto">, della Sapienza Università di Roma e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Nel confronto fra studiose e studiosi, docenti IRC, mondo ecclesiale e movimento laico è emersa una doppia urgenza. Leggere il pluralismo religioso e contrastare l’analfabetismo religioso. Fra le righe, il tema della libertà religiosa.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Paolo Naso: «Analfabetismo religioso» e costi della non conoscenza</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Paolo Naso, già docente presso la Sapienza Università di Roma, collegato da remoto, ha ricordato che il confronto su una diversa educazione religiosa attraversa almeno trent’anni di studi e proposte. Dagli anni Novanta e dal dibattito sulle alternative all’ora di religione ai lavori di </span><b><span data-contrast="auto">Alessandro Saggioro</span></b><span data-contrast="auto">, </span><b><span data-contrast="auto">Nicola Pagano</span></b><span data-contrast="auto">, </span><b><span data-contrast="auto">Brunetto Salvarani</span></b><span data-contrast="auto"> e </span><b><span data-contrast="auto">Mariachiara Giorda</span></b><span data-contrast="auto">, fra gli altri. Fino ai Principi di Toledo sull’insegnamento della religione a scuola, in ambito OSCE. «Ci sono almeno 33 anni» di segnali, ha osservato; nel frattempo, però, è cambiato il paese.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Alla diminuzione della pratica religiosa cattolica si accompagna una società in cui milioni di persone professano altre religioni, mentre l’ignoranza sulle tradizioni religiose è sempre più diffusa. Naso ha citato la </span><a href="https://www.rivistailmulino.it/a/l-analfabetismo-religioso-in-italia"><span data-contrast="none">ricerca</span></a><span data-contrast="auto"> secondo cui solo il 30% degli italiani conosce i nomi degli evangelisti e sa mettere nell’ordine cronologico Noè, Abramo, Mosè e Gesù. Oltre la metà pensa che Primo Levi sia cattolico, per fare alcuni esempi. «Si può vivere senza sapere che l’Apocalisse è l’ultimo libro della Bibbia e la Genesi il primo», ha detto, ma il problema non è soltanto la quantità delle nozioni.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> «L’analfabetismo religioso ha dei costi sociali», ha detto Naso, indicandone anzitutto quelli economici. Gran parte del patrimonio artistico italiano è leggibile attraverso gli alfabeti religiosi che lo hanno prodotto. «Oltre a chi dirige musei, abbiamo bisogno di mediatori culturali», capaci di far comprendere opere, simboli e luoghi. «Uno sbadiglio di fronte a una rappresentazione della pietà è un’offesa alla coscienza e alla cultura», quando nasce dall’incapacità di capire ciò che si guarda.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C’è poi un costo culturale e geopolitico.</strong></p>
<p><span data-contrast="auto">«Come possiamo affrontare i grandi conflitti contemporanei prescindendo dal ruolo delle religioni nelle storie di alcuni dei maggiori conflitti oggi in atto?». Naso ha richiamato, ad esempio, la Russia. Non si può comprenderne la storia, anche contemporanea, senza considerare il ruolo dell’ortodossia, agli intrecci con il nazionalismo cristiano. Ignorare questa dimensione significa affrontare la geopolitica senza «disporre di un’attrezzatura culturale e religiosa» adeguata.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il terzo livello è sociale e tocca antisemitismo e islamofobia che, secondo Naso, sono «parenti stretti del razzismo». Limitare la conoscenza dell’ebraismo alla Shoah o alla vicenda attualissima della guerra in Medio Oriente impoverisce la comprensione di una tradizione millenaria. Raccontare l’islam soltanto attraverso l’11 settembre cancella «il Medioevo islamico, la geografia, la filosofia, la teologia, la calligrafia» e consegna una rappresentazione deformata. «Se la scuola non abitua, non educa a rispettare l’altro anche nella sua alterità religiosa», cresce «una cultura che produce insofferenza per ciò che è diverso».</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Da qui la proposta di un «armistizio» con il mondo laicista: «Sì all’ora delle religioni per costruire un’ermeneutica storico-critica. Non per celebrare nazionalismi cristiani, ma per predisporre strumenti per combattere i razzismi e le polarizzazioni». Conoscenza delle religioni, dunque, ma anche educazione alla democrazia. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Naso ha richiamato inoltre una «resistenza fortissima», dichiarata o meno, all’idea di rimettere la Bibbia al centro, perché considerata da alcuni una «protestantizzazione della Chiesa cattolica». Da qui anche la frattura più ampia fra «due cristianesimi», e il tema della tradizione biblica, invece, come possibile terreno comune fra cultura, laicità e storia europea. E, annunciando il </span><a href="https://betpolobiblico.eu/event/save-the-date-roma-16-17-novembre-2026/"><span data-contrast="none">convegno su Bibbia e Costituzione a novembre</span></a><span data-contrast="auto">, ha detto: «Riconoscendo la laicità della Costituzione, come mai in questo testo frutto di incontro e dialogo, c’è un risuonare così forte di temi, valori, parole che troviamo anche nel testo biblico?». La sfida, ha sottolineato Naso, è che un tale percorso culturale possa far crollare le barriere, e che possa esserci «un incontro magico fra politiche, religioni e istituzioni».</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_53864" class="wp-caption alignright" aria-describedby="caption-attachment-53864"><figcaption id="caption-attachment-53864" class="wp-caption-text"></figcaption></figure>
<p><b><span data-contrast="auto">Dalla Bibbia all’intercultura</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Marinella Perroni</span></b><span data-contrast="auto">, del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, ha ricordato la stagione biblica successiva al Concilio Vaticano II. In quel contesto, una generazione di cattolici «ha scoperto che c’era la Bibbia», dopo una formazione prevalentemente centrata su dottrina e sacramenti. Quella stagione ha prodotto scuole bibliche, iniziative e un forte interesse nelle parrocchie, ma è poi progressivamente arretrata, lasciando spazio a un «analfabetismo di andata e di ritorno». Questo analfabetismo è destinato a condizionare anche le nuove generazioni. Per una ricaduta effettiva, ha sottolineato, occorre ripartire dall’Università e dalla formazione.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Carlo Macale</span></b><span data-contrast="auto">, dell’Università Cusano di Roma, ha affrontato il tema della scuola interculturale a partire dalla diversità religiosa che attraversa gli spazi scolastici. Non basta la «conoscenza dell’altro». Occorre arrivare alla «coscienza dell’altro», a un «umanesimo del diverso» e a un’etica della diversità fondata sul riconoscimento interpersonale. Macale ha richiamato inoltre la questione della «laicità inclusiva» e quella, più delicata, della libertà di insegnamento nelle scienze religiose. Interrogandosi anche sul ruolo dell’idoneità confessionale, sulla formazione dei docenti IRC e sul rischio che il controllo ecclesiastico finisca per limitare una reale inclusione.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Giuseppe Deiana</span></b><span data-contrast="auto">, di “Noi Siamo Chiesa”, ha portato nel dibattito la voce degli studenti e quello che ha definito il «gran rifiuto» dell’Insegnamento di religione cattolica (IRC). Ha ricordato il caso di un Itis di Ivrea dove 15 studenti su 18 avevano scelto di non avvalersene e una serie di motivazioni molto concrete, in primis l’appartenenza ad altre fedi. E poi: «Non credo in Dio», «religione è un fatto privato», «perché si guardano film noiosi», fino al semplice «perché se non la fai esci prima». La risposta, ha sostenuto, non può essere la rassegnazione o l’indifferenza, ma la progettualità. La laicità dello Stato e il pluralismo religioso dovrebbero tradursi in un insegnamento pubblico, obbligatorio e aconfessionale di storia e cultura delle religioni.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Un cambiamento chiesto anche «dall’interno»</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Filippo Binini, Giuseppe Bizzi e Patrizia Menozzi</span></b><span data-contrast="auto">, docenti IRC della diocesi di Parma, sono membri del gruppo di ricerca presso ISE Venezia finanziato dalla Conferenza episcopale italiana (CEI). Il gruppo ha lavorato a una proposta per un nuovo insegnamento della religione a scuola. Nel loro intervento hanno insistito su un elemento significativo: la richiesta di rinnovamento nasce anche «dall’interno». L’attuale modello, hanno rilevato, presenta diverse criticità. La contraddizione fra l’importanza attribuita alla cultura religiosa e la facoltatività. La sua marginalità strutturale, con l’assenza di una valutazione e l’esclusione dall’esame finale. La tendenza alla separazione degli studenti proprio in un’ora che dovrebbe favorire il dialogo, invece lo inibisce, passando l’idea quindi che la religione separa.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Un “pluralismo” proposto sempre da un punto di vista cattolico: non servirebbe parlare di più delle altre religioni, perché «sarebbe un pluralismo “illegittimo”».</span></p>
<p><span data-contrast="auto">E ancora, l’indeterminatezza dei contenuti e del ruolo del docente. L’IRC “non esiste”, si è detto iperbolicamente, «perché ci sono tante ore di IRC quanti sono gli insegnanti, è molto discrezionale e ha maglie molto larghe. Oltre all’incertezza sui contenuti e alle ambiguità sul docente. I docenti IRC, lo ricordiamo, pagati dallo Stato ma nominati dal Vescovo, devono aver riconosciuta una specifica idoneità come previsto dal Codice di Diritto Canonico. Questo stabilisce che i docenti debbano eccellere per retta dottrina, testimonianza di vita cristiana e abilità pedagogica.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:160,&quot;335559740&quot;:259}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">Patrizia Menozzi ha illustrato la </span><a href="https://www.noisiamochiesa.org/wp-content/uploads/2026/04/Regno-IRC.pdf"><span data-contrast="none">proposta “Per una convivialità delle differenze”</span></a><span data-contrast="auto">, un nuovo impianto elaborato dal gruppo di ricerca e presentato anche sulla rivista Il Regno. Questi i punti cardine: un insegnamento pubblico, aconfessionale e obbligatorio. Orientato allo sviluppo dello spirito critico e alla lettura della realtà in prospettiva ecumenica, interreligiosa e interculturale di fenomeni religiosi, simboli e testi. Ma anche su ateismo e agnosticismo, fondamentalismi, sincretismi, questioni etiche e sociali contemporanee, mediazione dei conflitti e cittadinanza attiva. Un possibile nome di questa disciplina: «scienze delle religioni», che sia però «non confessionale e non catechetico».</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Giuseppe Bizzi ha collegato la proposta alla trasformazione della scuola nel suo insieme. L’IRC dovrebbe diventare «una materia come le altre». Insomma, una materia capace di interrogarsi sui nuovi metodi didattici, sull’impatto dell’intelligenza artificiale, sulla formazione continua e sul passaggio da un modello centrato sulle nozioni a uno fondato su competenze e quadri d’insieme. Una materia «interdisciplinare per vocazione», nella quale intercultura e dialogo interreligioso non dovrebbero essere un’aggiunta, ma una dimensione che può interrogare l’intera esperienza scolastica. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non basta sapere di più </strong></p>
<p><span data-contrast="auto">Il passaggio da una scuola multiculturale a una scuola interculturale richiede qualcosa di più della semplice conoscenza delle diverse religioni. Servono strumenti per affrontare conflitti, shock culturali e differenze, insieme a una capacità critica di leggere simboli, linguaggi, identità e trasformazioni religiose. La scuola è stata descritta come un vero laboratorio di convivenza, nel quale costruire legami, significati e percorsi di senso.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
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<p><b><span data-contrast="auto">«Un’altra ora di religione è possibile»</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">A chiudere la sessione è stato </span><b><span data-contrast="auto">Marco Dal Corso</span></b><span data-contrast="auto">, dell’Istituto di Studi Ecumenici di Venezia. Partendo dalla necessità di «rompere le catene del Concordato», ha invitato a non fermarsi alla sola dimensione giuridico-istituzionale: la «montagna» da scalare è anche educativa. Richiamando i Sette saperi necessari all’educazione del futuro di </span><b><span data-contrast="auto">Edgar Morin</span></b><span data-contrast="auto"> – dalla condizione umana all’identità terrestre, fino alla capacità di affrontare le incertezze –, ha indicato una prospettiva ecumenica e interreligiosa come possibile risposta alle sfide educative del presente.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per Dal Corso, le ragioni del cambiamento possono essere sintetizzate in quattro punti: «abitiamo un mondo nuovo», «viviamo un momento di svolta», continuare a pensare secondo il modello attuale «reca danno» e c’è «urgenza sociale, politica e umanitaria».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come cambiare?</strong></p>
<p><span data-contrast="auto">Attraverso un approccio interculturale e interreligioso, interdisciplinare, capace di confrontarsi con le altre religioni anche «in prospettiva emica» e di aprire una riflessione etica e spirituale. La proposta concreta guarda a diversi interlocutori. Un tavolo di lavoro con CEI, mondo politico, FCEI, esperti e docenti. Percorsi sperimentali interreligiosi e interculturali nelle scuole di ogni ordine e grado, superando la facoltatività. Corsi ecumenici di formazione per gli insegnanti sul dialogo interreligioso, anche in vista di una riqualificazione con crediti formativi. Seminari di pedagogia del dialogo e di studio promossi da università pubbliche e Facoltà di teologia delle diverse confessioni.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-contrast="auto">«Non solo è praticabile, è necessario», ha concluso Dal Corso. «Dobbiamo prepararci… noi siamo pronti».</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La domanda lanciata alla Sapienza resta aperta sul piano istituzionale, ma appare sempre meno eludibile. Cambiare l’ora di religione significa fare della cultura religiosa uno strumento comune per capire il mondo, leggere le differenze e costruire una vera “convivialità delle differenze”.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<h5 class="td-post-sub-title"></h5>
<div class="td-module-meta-info"><em>Da Nev &#8211; Notizie Evangeliche</em></div><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/10/07/cambiare-lora-di-religione-siamo-pronti/">Cambiare l’ora di religione? «Siamo pronti»</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Panama. A scuola di economia, giustizia e futuro</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/28/panama-a-scuola-di-economia-giustizia-e-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:05:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La parola a Irene Abra &#160; Si è conclusa a Panama City la decima edizione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>La parola a Irene Abra</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isselectedend">Si è conclusa a Panama City la decima edizione della<b> </b><strong>GEM School, Scuola ecumenica di governance, economia e gestione per un’economia della vita. Si tratta di un p</strong>rogramma ecumenico dedicato alla formazione di leader delle chiese sui temi dell’economia globale, della giustizia economica e della trasformazione dei sistemi finanziari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_53056" class="wp-caption alignright" aria-describedby="caption-attachment-53056"><figcaption id="caption-attachment-53056" class="wp-caption-text"></figcaption></figure>
<p class="isselectedend">L’edizione 2026 ha riunito 22 partecipanti provenienti da 20 Paesi.</p>
<p class="isselectedend"><strong>L’Agenzia stampa NEV ha raccolto la testimonianza di Irene Abra</strong>, partecipante alla GEM School direttamente da Panama.</p>
<p class="isselectedend">Tra i momenti più significativi raccontati da Abra c’è la visita a una comunità indigena Emberá, raggiunta in barca. Un incontro positivo, ma anche capace di suscitare una riflessione critica sul modo in cui le comunità indigene vengono osservate e raccontate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isselectedend">«Ho avvertito una sorta di sensazione quasi coloniale: noi che andiamo a visitare una comunità perché la consideriamo interessante, perché vive in modo diverso, rischiando di trasformarla quasi in uno spettacolo. Ne abbiamo parlato anche successivamente all’interno del gruppo».</p>
<p class="isselectedend">Al centro della GEM School, spiega Abra, c’è anche una domanda sul rapporto tra Chiesa ed economia: comprendere i sistemi economici significa interrogarsi sul ruolo delle chiese nella società.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isselectedend">«Se la Chiesa non comprende il sistema economico nel quale è inserita, rischia di essere assente dalla società. Ogni sistema economico è, in qualche modo, teologico, perché incorpora una determinata concezione della natura umana, della creazione, della giustizia e del significato della vita» afferma Irene Abra. La radice greca <i>oikos</i>, casa, ricorda: “ha una forte connessione sia con la parola ‘economia’ che con ‘ecumenismo’».</p>
<p class="isselectedend">Nel corso delle giornate sono stati affrontati moltissimi temi, fra cui: economia ecologica e femminista, ecofemminismo, lavoro domestico e di cura non retribuito, disuguaglianze di genere, estrattivismo, colonialismo, neoliberismo, concentrazione della ricchezza, capitalismo e futuro delle giovani generazioni, debito pubblico e privato, G20 e BRICS, crisi democratiche e istituzionali, guerre e conflitti internazionali, sostenibilità, investimenti pubblici in istruzione e sanità, economie indigene, diritto alla terra, modelli di consumo, finanza e commercio come strumenti di conflitto, dazi e disuguaglianze globali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isselectedend">Il concetto di “privilegio” attraversa molti di questi temi:</p>
<p class="isselectedend">«Dodici persone detengono una ricchezza superiore a quella posseduta dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Una ricchezza enorme, cui si aggiunge che 3.000 miliardari ne concentrano circa 18,3 trilioni. Sono dati davvero disarmanti».</p>
<figure id="attachment_53058" class="wp-caption alignright" aria-describedby="caption-attachment-53058"><figcaption id="caption-attachment-53058" class="wp-caption-text"></figcaption></figure>
<p class="isselectedend">Colonialismo e capitalismo patrimoniale sono il contesto, ancora attuale, che come sostiene <b>Franco «Bifo» Berardi</b> rischiano di determinare una «lenta cancellazione del futuro», soprattutto rispetto alla condizione dei giovani, che «spesso non hanno la possibilità economica di pianificare il proprio futuro, anche a causa dell’aumento del valore delle case e del costo della vita».</p>
<p class="isselectedend">Abra sottolinea inoltre l’importanza di aumentare la partecipazione dall’Africa. Le difficoltà nell’ottenere i visti, infatti, sono un ulteriore esempio delle disuguaglianze globali. Al tempo stesso, considera particolarmente significativa la pluralità di tradizioni cristiane presenti nel gruppo, tra cui ortodossi e anabattisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<figure id="attachment_47173" class="wp-caption alignleft" aria-describedby="caption-attachment-47173"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-47173" src="https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2025/01/IRENE-ABRA-CUBA-300x176.jpg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2025/01/IRENE-ABRA-CUBA-300x176.jpg 300w, https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2025/01/IRENE-ABRA-CUBA-768x451.jpg 768w, https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2025/01/IRENE-ABRA-CUBA-600x352.jpg 600w, https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2025/01/IRENE-ABRA-CUBA-696x409.jpg 696w, https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2025/01/IRENE-ABRA-CUBA-715x420.jpg 715w, https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2025/01/IRENE-ABRA-CUBA.jpg 901w" alt="" width="300" height="176" /><figcaption id="caption-attachment-47173" class="wp-caption-text">Irene Abra parla alla VI Conferenza Internazionale per l’equilibrio del mondo ‘Con tutti e per il bene di tutti’ a Cuba, 31 gennaio 2025</figcaption></figure>
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<p>&nbsp;</p>
<p class="isselectedend"><strong>Irene Abra</strong> fa parte della Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della FCEI, è stata attivista dell’iniziativa giovanile Climate YES e ambasciatrice per il clima del Consiglio metodista europeo. Ha partecipato, fra l’altro, al percorso delle Conferenze delle parti sul clima, tra cui COP26 e COP28, promuovendo la presenza e la voce di giovani cristiani e cristiane sui temi della giustizia climatica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5><strong>Il racconto integrale dalla GEM School è disponibile nel PDF allegato: <a href="https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2026/08/Panama-di-Irene-Abra.pdf">Panama – di Irene Abra</a></strong></h5>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<figure id="attachment_53059" class="wp-caption alignright" aria-describedby="caption-attachment-53059"><figcaption id="caption-attachment-53059" class="wp-caption-text"></figcaption></figure>
<h5></h5>
<p class="isselectedend"><strong>La GEM School</strong></p>
<p class="isselectedend">La GEM School è un programma promosso nell’ambito della New International Financial and Economic Architecture (NIFEA), coinvolge sei organismi ecumenici, tra cui la Comunione mondiale di chiese riformate (CMCR-WCRC), il Consiglio ecumenico delle chiese, la Federazione luterana mondiale (FLM), il Consiglio metodista mondiale e il Consiglio per la missione mondiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche: <a href="https://wcrc.eu/gem-school-2026-concludes/?fbclid=IwY2xjawT9FFdwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAGJyaWQRMUlhd3FXWHE2NDVNdXpsVTRzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEexwkMUHXsGz-ktHRu3LkAbBPGp_q_BEfLkaMVppr969lgQbq9otNTwWIm3Vw_aem_nPS9sIOkw_tuDaX2_xiIUg">GEM School 2026: A Decade of Equipping Leaders for an Economy of Life Concludes in Panama – WCRC</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Da Nev Notizie Evangeliche</em></p>
<h6>Foto: Immagine tratta da https://wcrc.eu/gem-school-2026-concludes/</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/28/panama-a-scuola-di-economia-giustizia-e-futuro/">Panama. A scuola di economia, giustizia e futuro</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bambini e bambine: la vostra voce è importante</title>
		<link>https://riforma.it/2026/08/27/bambini-e-bambine-la-vostra-voce-e-importante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 08:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[sinodo dei bambini e delle bambine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=83706</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nuovo successo per il Sinodo dei più piccoli &#160; I bambini e le bambine al...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Nuovo successo per il Sinodo dei più piccoli</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>I bambini e le bambine al centro del Sinodo valdese, nella sua giornata conclusiva. Accolto nel “piccolo parlamento” protestante, questa mattina, il Sinodo dei bambini e delle bambine ha portato un messaggio importante e sorrisi a deputati e deputate riunite. Lo spazio e il tempo dedicato alle giovani generazioni è fondamentale per costruire un protagonismo fatto di idee, di progetti, di immediatezza. Il messaggio del “piccolo Sinodo” è chiaro: si parte con quello che ciascuno nel suo piccolo può fare per la Chiesa e per gli altri, per le altre. E, dopo aver donato, dopo aver offerto, c’è il tempo di chiedere le piccole grandi cose: attenzione all’ambiente, alla comodità, all’accoglienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni bambino e ogni bambina del mondo ha diritto all’attenzione, alla cura, alla sicurezza garantita da una collettività e da un mondo adulto capace di rispetto, di ascolto, di contenimento e di creatività. Su questa linea anche lo specifico atto approvato dal Sinodo che si è espresso a tutela di bambini e bambine prime vittime nelle guerre, nei contesti di violenza e distruzione, manipolazione, fanatismo.</p>
<p>Il Sinodo valdese ha parlato dell’esigenza urgente di un’educazione al rispetto reciproco, riferendosi in modo specifico a bambine e bambini israeliani e palestinesi. Non c’è più tempo, il rischio di essere vittime e carnefici gli uni degli altri e di ulteriori sofferenze è all’ordine del giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo chiesto al coordinatore del Sinodo dei bambini e delle bambine, <strong>Daniele Parizzi</strong>, di commentare queste giornate: “Anche quest’anno si è svolto questo progetto delle chiese valdesi e metodiste di valorizzazione della voce e del pensiero di bambini e bambine e di costruzione di un dialogo interculturale con le generazioni più piccole che fanno parte delle nostre comunità. Iniziato due giorni prima del Sinodo valdese ufficiale, si è concluso mercoledì 26 agosto, data nella quale i bambini e bambine sono entrati in aula sinodale per presentare al Sinodo le loro riflessioni.<br />
Durante l’edizione di quest’anno, i e le partecipanti hanno esplorato il tema delle differenze attraverso la comunicazione e l’incontro con ospiti e luoghi diversi. Riflettendo sul valore della diversità, i bambini hanno condiviso idee sull’unicità di ognuno come ricchezza positiva e costruttiva. Attraverso attività pratiche, ognuno ha espresso la propria identità, scoprendo come poter contribuire in modo unico alla vita della comunità/chiesa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Sinodo dei bambini e delle bambine ha presentato in assemblea un video realizzato nel corso della settimana, dove si ricorda in particolare l’importanza di “riflettere su nuove modalità di coinvolgimento di bambini e bambine e di integrazione tra generazioni differenti all’interno della Chiesa, anche rivolgendo vocazione ai più piccoli per ruoli specifici all’interno delle chiese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro tema che è stato portato all’attenzione dei sinodali è stato quello relativo alla cura degli spazi fisici delle chiese, la cui comodità e accoglienza sono condizioni necessarie per il benessere di tutta la comunità.</p>
<p>Il Sinodo dei bambini e delle bambine si conferma quindi anche quest’anno un progetto di grande importanza, non solo per il contributo offerto alla discussione sinodale ma soprattutto per l’opportunità che offre di provare a realizzare una chiesa in cui conta la voce di tutti e di ognuno, anche i più piccoli e le più piccole” ha concluso Parizzi, ringraziando anche i responsabili <strong>Eric Paschetto</strong> e <strong>Serena Long</strong> per il lavoro svolto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Sinodo ha votato all’unanimità uno specifico atto per ringraziare il Sinodo dei bambini e delle bambine per il contributo offerto alla riflessione delle chiese, richiamando alla ricchezza della diversità, dello scambio, della condivisione. Ha inoltre espresso gioia nel constatare che le nuovissime generazioni arricchiscono il presente, offrendo una promettente visione del futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Galleria fotografica a cura dell’agenzia stampa NEV</p>
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<div class="gallery-icon landscape"><a href="https://www.nev.it/nev/2026/08/26/bambini-e-bambine-la-vostra-voce-e-importante/sinodo-bambine-bambini-11/"><img loading="lazy" decoding="async" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" src="https://www.nev.it/nev/wp-content/uploads/2026/08/Sinodo-bambine-bambini-11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>In coerenza con il dibattito in corso, il Sinodo ha inoltre deciso di aderire alla <a href="https://www.nev.it/nev/2026/08/19/il-nobel-per-la-pace-ai-bambini-del-mondo-partendo-da-gaza/">proposta rilanciata su Avvenire</a> qualche settimana fa di assegnare il premio Nobel per la Pace ai bambini e alle bambine di Gaza e, potremmo aggiungere, idealmente a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Da <a href="https://www.nev.it/nev/2026/08/26/bambini-e-bambine-la-vostra-voce-e-importante/">Nev &#8211; Notizie Evangeliche</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto di Elena Ribet</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/08/27/bambini-e-bambine-la-vostra-voce-e-importante/">Bambini e bambine: la vostra voce è importante</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>50 anni Fdei: radici profonde, sguardo intersezionale</title>
		<link>https://riforma.it/2026/04/08/50-anni-fdei-radici-profonde-sguardo-intersezionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 06:40:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Mirella Manocchio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mezzo secolo di Federazione delle donne evangeliche in Italia. L&#8217;inserto sul nostro giornale &#160; «Cinquant&#8217;anni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Mezzo secolo di Federazione delle donne evangeliche in Italia. L&#8217;inserto sul nostro giornale</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<div class="page" title="Page 11">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><em>«Cinquant&#8217;anni di storie, incontri, eventi e condivisione; cinquant’anni di impegno, di sfide, di lotte che non sono un traguardo, ma una tappa significativa su un cammino che immaginiamo ancora lungo, perché le questioni e i problemi affrontati finora sono in parte ancora lì, sul piatto, e altri se ne sono aggiunti». Così la pastora Mirella Manocchio introduce le pagine del notiziario della Federazione delle donne evangeliche in Italia (Fdei), in distribuzione questa settimana con il nostro giornale.&nbsp;</em></p>
</div>
<p><em>Nell&#8217;intervista che segue, curata da Elena Ribet, proprio la pastora Manocchio in compagnia di Marina Bertin, a sua volta componente del Comitato nazionale Fdei, ripercorrono il cammino della Federazione e ne tracciano le sfide odierne.</em></p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Quest’anno la Fdei compie cinquant’anni. Guardando al cammino fatto dal 1975 a oggi, quali sono – a vostro avviso – le conquiste più significative della Federazione e delle don-ne evangeliche in Italia e quali passaggi sono stati decisivi per arrivare fin qui?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Marina Bertin</strong>: La Fdei compie 50 anni poiché è stata ufficialmente costituita durante il congresso svoltosi a Santa Severa il 14 maggio 1976. Ma questo è avvenuto dopo molti incontri di donne appartenenti alle chiese valdesi, metodiste e battiste che hanno lavorato e messo in “rete” donne di tutto il nostro paese. La Fdei nasce come strumento di coordinamento fra le organizzazioni femminili con lo scopo di permettere una effettiva e consapevole partecipazione della donna evangelica alla vita della chiesa e a quella della società. Ecco, questo obiettivo è presente ancora oggi: le donne impegnate nelle chiese sono altresì impegnate nella società e oserei dire sempre di più. <span style="font-size: inherit; font-style: inherit; font-weight: inherit; letter-spacing: inherit;">Le conquiste più significative a mio avviso sono state quelle di riuscire a coinvolgere tutto il mondo femminile protestante presente in Italia. Questo ha fatto sì che negli anni la tenda della Fdei si è allargata alle donne luterane della CELI (Chiesa evangelica luterana in Italia), alle donne avventiste, alle donne del Canton Ticino e all’Esercito della Salvezza. </span><span style="font-size: inherit; font-style: inherit; font-weight: inherit; letter-spacing: inherit;">Nuove esperienze stimolanti che hanno aiutato a far crescere ulteriormente la Fdei. Un grande arricchimento per tutte e nuove prospettive di dialogo e di lavoro in comune mettendo le proprie unicità a confronto e in condivisione.</span></p>



<div class="page" title="Page 14">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>La Fdei, fin dall’inizio, è stata sempre attenta ai problemi sociali delle donne in particolare e si è sempre occupata delle discriminazioni subite dalle donne, della difficoltà di uscire da un mondo patriarcale, difficoltà nel lavoro e soprattutto si è occupata del grave problema della violenza sulle donne. Purtroppo, sono ancora oggi temi molto attuali e l’impegno è quello di continuare a proporre incontri, studi e partecipare là dove queste problematiche vengono trattate come si è fatto in questi 50 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>



<div class="page" title="Page 14">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><strong><em>La Fdei è parte di una rete di relazioni con altre realtà del protestantesimo italiano, come la Federazione femminile valdese e metodista (FFEVM), il Movimento femminile evangelico battista (MFEB), la già citata Rete donne luterane, ma anche allarga lo sguardo su altre realtà. Per esempio, l’Osservatorio interreligioso contro la violenza sulle donne (OIVD), Religions for peace&#8230; Quanto è importante oggi questo lavoro di collaborazione tr<span style="font-size: inherit; letter-spacing: inherit;">a organismi diversi e quali frutti sta portando?</span></em></strong></p>
</div>
<div class="page" title="Page 14">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><strong>Mirella Manocchio</strong>: La Fdei, in realtà, nasce proprio come una sorta di Network al cui interno le varie organizzazioni denominazionali sono rappresentate e collaborano tra loro portando ad un arricchimento reciproco, e quindi sono essenziali per la vita della Fdei stessa.</p>
<p>Per rispondere alla sua domanda, posso dire che le collaborazioni esterne con l’associazionismo, a livello locale e nazionale, e con alcuni organismi istituzionali è sempre stato un elemento portante dell’impegno Fdei. Solo a titolo esemplificativo potrei ricordare la partecipazione, alla fine degli anni ’70, nelle consulte regionali femminili e nei Comitati Associazioni Femminili (CAF) adoperandosi perché non vi fossero consulenti confessionali nei neonati Consultori, oppure negli anni ’80 e ’90 le strette collaborazioni con Arci-Donna ed Amnesty International su questioni internazionali, come la denuncia dei regimi autoritari in Sud America e il sostegno alle madri di Plaza de Mayo, o ancora le battaglie per la parità di genere nel campo di lavoro insieme a vari sindacati.</p>
<p>Negli anni ’90 vi è stata poi la forte collaborazione interna al protestantesimo con gruppi quali Donne-Confronti, Cassiopea e Sofia, ma pure con le cattoliche legate alle Comunità di base, che hanno dato una forte spinta alla riflessione teologica femminista.</p>
<p>Alcune collaborazioni negli anni hanno poi segnato il passo o si sono perse, mentre ne sono emerse altre, come ad esempio quelle da lei citate sul fronte del dialogo interreligioso, che hanno offerto alla Fdei la possibilità di avere una prospettiva ampia e poliedrica del suo impegno ben oltre l’ambito ecclesiastico, che – in particolare nel dialogo con le donne del cosiddetto fronte laico – l’hanno messa in discussione e arricchita, ma soprattutto hanno permesso di collocare la parola e la testimonianza delle credenti nel bel mezzo del vissuto sociale.</p>
</div>
<p> </p>
<div class="page" title="Page 14">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><em><strong>La Fdei ha sempre avuto anche un respiro internazionale, partecipando a reti ecumeniche e dialogando con realtà di altre chiese e altre fedi. Che valore ha oggi questa dimensione globale?</strong></em></p>
<p><strong>Mirella Manocchio</strong>: è vero, la Fdei ha sempre avuto un respiro europeo ed internazionale. Ad esempio, abbiamo proficui scambi e contatti con organismi femminili denominazionali che portano pure a partecipazioni a loro incontri, come accaduto nel 2024 a Porto con il seminario europeo della Federazione mondiale delle donne metodiste.<br />Ma la Fdei è pure membro del Forum ecumenico delle donne cristiane d’Europa e del Gruppo donne della Conferenza delle chiese protestanti dei Paesi latini in Europa (CEPPLE) sebbene queste collaborazioni si siano un po’ sfilacciate. Se, quindi, devo segnalare un versante su cui questo Comitato vuole adoperarsi con maggior impegno, è proprio questo: stiamo cercando di rinsaldare i contatti perché per noi è vitale non perdere di vista sfide che si giocano a livello transnazionale e fare in modo che la nostra testimonianza in Italia possa offrire contributi e riflessioni che travalichino una visione nazionale, ma anche per dare alle nostre partner internazionali la prospettiva di donne che, pur appartenenti a una chiesa di minoranza, vivono la propria realtà di fede quale componente attiva e significativa della società. Questo è un valore aggiunto, in particolare quando ci confrontiamo con donne provenienti da chiese che fino a pochi anni fa erano maggioritarie sul loro territorio, ma che oggi sono in difficoltà nel dover affrontare una realtà che frammenta il tessuto comunitario e che mette molte chiese in una posizione marginale.</p>
</div>
<p> </p>
<div class="column">
<p><em><strong>Dopo mezzo secolo di attività, quali sono le priorità che la Fdei si dà per i prossimi anni? Su quali ambiti – ecclesiali, sociali o culturali – sente più urgente concentrare energie e progettualità?</strong></em></p>
<p><strong>Mirella Manocchio</strong>: Uno dei temi sui quali la Fdei ha cercato e cerca di portare un contributo importante e innovativo è quello del dia-ogo tra generazioni. Lo si è fatto stringendo fruttuose alleanze con le giovani della Federazione giovanile evangelica in Italia (FGEI); citavo prima quelle con il gruppo Cassiopea negli anni ‘90 puntando al “pensiero della differenza” o lavorando sul linguaggio inclusivo. Oggi, lasciando spazio alle giovani donne che vogliano essere parte di questo percorso, penso che sia necessario avere sempre più uno sguardo intersezionale alle diverse forme di discriminazione e disuguaglianza e, per<span style="font-size: inherit; font-style: inherit; font-weight: inherit; letter-spacing: inherit;">tanto, sia indispensabile lavorare insieme con organizzazioni di donne migranti e con quel- le LGBTQI+ come la nostra Rete evangelica fede, orientamenti e generi (REFO+).</span></p>
</div>
<div class="column">
<p>Inoltre, la Fdei è sempre più convinta che per cambiare la narrazione sulle donne, per sradicare una cultura patriarcale del predominio, per modificare le discriminazioni e la violenza insite nelle strutture economiche e politiche della nostra società sia necessario un cammino condiviso con tutti gli uomini, in particolare proprio con quelli che non si sono mai avvicinati a gruppi di nuova auto- consapevolezza maschile.</p>
<p>Ma se penso ad un ulteriore versante che stiamo affrontando e nel quale speriamo di poter offrire un contributo qualificante, anche in quanto donne credenti, è quello del dialogo con gli adolescenti, che oggi da una parte sono privati di saldi punti di riferimento e dall’altra sono esposti a tante e tali sollecitazioni da essere spinti in relazioni improntate alla fragilità e all’aggressività.</p>
</div>
<p> </p>
<div class="column">
<p><em><strong>Se dovesse scegliere un’immagine o una parola per descrivere cosa significa oggi esse- re donne evangeliche impegnate nella chiesa e nella società, quale sceglierebbe e perché?</strong></em></p>
<p><strong>Marina Bertin</strong>: Anni fa si è scelto come simbolo della Fdei una croce con quattro donne con le braccia protese le une verso le altre. Oggi sceglierei un sentiero montano che porta alla cima di un monte dove solitamente c’è una croce (la Parola deve sempre essere al centro del nostro agire), ma il sentiero come cammino ancora da fare con molta bellezza attorno (sororità, fraternità, comunione, ecc), ma anche con molte problematiche e difficoltà, soprattutto per noi donne, che la nostra società ci presenta ancora oggi.</p>
</div>
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</div><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/04/08/50-anni-fdei-radici-profonde-sguardo-intersezionale/">50 anni Fdei: radici profonde, sguardo intersezionale</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La moderatora Trotta inaugura la mostra di Paolo Paschetto</title>
		<link>https://riforma.it/2026/03/30/la-moderatora-trotta-inaugura-la-mostra-di-paolo-paschetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 08:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Trotta]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo PAschetto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra è in esposizione fino al 27 settembre a Roma, presso Villa Torlonia, Dipendenza...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">La mostra è in esposizione fino al 27 settembre a Roma, presso Villa Torlonia, Dipendenza della Casina delle Civette</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È stato emozionante potere inaugurare questa piccola, preziosa mostra sull’emblema della nostra Repubblica che, in occasione dell’80° anniversario dell’avvio della Costituente, valorizza la creatività e la passione civile del suo autore, l’artista protestante Paolo Paschetto» ha dichiarato la moderatora della Tavola valdese, la diacona Alessandra Trotta, in occasione dell’apertura della mostra <a href="https://www.museivillatorlonia.it/it/mostra-evento/sotto-una-buona-stella">“Sotto una buona stella. L’Emblema della Repubblica italiana nelle carte di Paolo Paschetto”</a>&nbsp;a Roma. La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ed è ideata dall’Ufficio Archivio Storico e Beni culturali della Tavola valdese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La moderatora Trotta ha aggiunto: «È stato emozionante poterlo fare nella splendida cornice della Casina delle Civette di Villa Torlonia, che già ospita altre opere dello stesso artista e i disegni originali &nbsp;di alcune splendide vetrate disegnate da Paschetto per diverse chiese valdesi, metodiste e battiste di Roma. Associare il nome di Paschetto alla Costituzione Repubblicana consente indubbiamente di ricordare la convinta partecipazione dei protestanti italiani, dopo gli orrori della dittatura fascista e della Seconda guerra mondiale, al processo di ricostruzione politica, sociale, culturale e spirituale del nostro Paese, sul fondamento di quei principi di democrazia pluralista, libertà, eguaglianza e solidarietà per cui intere generazioni di valdesi e altri evangelici si erano impegnate a lungo con coraggio e passione. Fra tutti i simboli che compaiono nell’emblema disegnato da Paschetto, non è possibile non citare particolarmente il ramoscello di ulivo, che ci richiama a un impegno per la pace che appare oggi più che mai attuale e che richiede menti e cuori capaci di mantenere fermi i più alti ideali spirituali e umani, anche e soprattutto in tempi in cui sembra affermarsi sempre più la brutale legge del più forte, che dileggia e calpesta i diritti umani fondamentali. Ringraziando il nostro Ufficio Beni Culturali per la competenza e la cura con cui ha ideato e allestito questa mostra, con la straordinaria collaborazione del Comune di Roma e della direzione dei musei di Villa Torlonia, speriamo che la ‘buona stella’ sotto la quale l’emblema della Repubblica ha voluto porre la vita del nostro Paese possa costituire, per i numerosi visitatori, alimento di speranza e di un impegno di attiva partecipazione alla cura della cosa pubblica».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inaugurazione si è tenuta il 26 marzo 2026 presso Villa Torlonia, Dipendenza della Casina delle Civette, via Nomentana 70. La mostra è in esposizione fino al 27 settembre p.v.; orari di visita: dal martedì alla domenica ore 9.00-19.00.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Da Nev- Notizie evangeliche</em> e <em><a href="http://chiesavaldese.org" title="">chiesavaldese.org</a></em></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/03/30/la-moderatora-trotta-inaugura-la-mostra-di-paolo-paschetto/">La moderatora Trotta inaugura la mostra di Paolo Paschetto</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dacia Maraini: la libertà come etica comune</title>
		<link>https://riforma.it/2026/02/13/dacia-maraini-la-liberta-come-etica-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 09:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[17 febbraio]]></category>
		<category><![CDATA[dacia maraini]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=79120</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 17 febbraio visto “da fuori”, primo appuntamento &#160; In vista del 17 febbraio, data...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading entry-title">Il 17 febbraio visto “da fuori”, primo appuntamento</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In vista del 17 febbraio, data in cui si ricorda il riconoscimento dei diritti civili e politici ai valdesi da parte del re Carlo Alberto, l&#8217;Agenzia stampa settimanale Nev &#8211; Notizie evangeliche ha interpellato la scrittrice <strong>Dacia Maraini</strong>. Lunedì proporremo l&#8217;intervista al giornalista Giorgio Zanchini e martedì al vignettista Mauro Biani. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Era il 1848: con le Regie Patenti vennero concessi diritti fondamentali come l’accesso alle scuole e a determinate professioni, prima ai valdesi e, poche settimane dopo, anche agli ebrei. La piena libertà religiosa sarebbe arrivata solo molto più tardi. Intorno al 17 febbraio, oggi, i valdesi e altre chiese protestanti storiche festeggiano questa ricorrenza con falò, fiaccolate, culti e altre iniziative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) celebra, a ridosso di questa data, la Settimana della libertà con la pubblicazione di un dossier tematico, quest’anno dal titolo “<a href="https://www.nev.it/nev/2026/01/28/italia-disuguale-settimana-della-liberta-2026-online-il-dossier-fcei/">Italia (dis)eguale</a>“. Da anni, inoltre, la FCEI propone di istituire il 17 febbraio come Giornata nazionale per la libertà di coscienza, di pensiero e di religione. La recente convergenza in Piemonte per l’istituzione della “Giornata regionale della memoria delle Regie Patenti del 1848” sembra aprire uno spiraglio verso un riconoscimento significativo di principi universali e costituzionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, abbiamo posto a Dacia Maraini tre domande, per uno sguardo “da fuori” sul 17 febbraio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questa data è legata a minoranze religiose, ma parla oggi a tutta la società. Che valore attribuisce a questo impegno “piccolo e grande”, che vede una minoranza proporsi come interlocutrice delle istituzioni per un riconoscimento che è di ispirazione per i diritti di tutti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che in una democrazia vera le minoranze vadano non solo protette e rispettate, ma anche messe in evidenza. Purtroppo stiamo entrando in una fase storica di intolleranze, fanatismi e nuovi razzismi che mi avviliscono e mi indignano. Spero che passi presto &nbsp;questo brutto periodo di regressione e gli esseri umani riscoprano l’importanza della tolleranza, della comprensione, del rispetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da scrittrice e intellettuale impegnata da sempre nel raccontare e denunciare la violenza contro le donne, come vede il mondo protestante, dove da tempo donne teologhe, pastore, diacone, ma anche laiche, predicano dal pulpito come gli uomini e sono ai vertici di chiese e assemblee?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti la Riforma ha avuto la sua importanza anche nei riguardi della parità fra i sessi. Anche se nel fondo il patriarcato ha continuato a influenzare la cultura e i comportamenti comuni. Il grande errore della nostra Chiesa è stato quello di opporsi alla Riforma protestante con una frenata e un ritorno indietro che ha fermato tante bellissime iniziative che potevano rinnovarla anziché farla ripiombare indietro di secoli. Per me la controriforma è stata la più grave disgrazia capitata al nostro paese. Con la controriforma è nata la Santa inquisizione, sono nate le più stupide intolleranze. Perfino la lingua italiana che stava diventando lingua nazionale si è fermata ai dialetti, favorendo l’uso ufficiale del latino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In un tempo in cui la parola “libertà” è spesso usata in modo conflittuale o riduttivo, che ruolo possono avere la storia e la cultura nel ricostruire un’idea di riconoscimento reciproco e convivenza collaborativa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola libertà si presta a molti equivoci. La usano tutti e con troppa disinvoltura. Libertà non vuol dire licenza o arbitrio. La prima libertà consiste nel rispettare la libertà altrui. Quindi sono importanti le regole, le leggi, un accordo sull’etica comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<h6 class="wp-block-heading">Foto di <span id="creator" class="fn"><bdi><a class="extiw" title="d:Q110906093" href="https://www.wikidata.org/wiki/Q110906093"><span title="Russian-Ukrainian photographer">Elena Ternovaja</span></a></bdi></span></h6>



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		<title>Memoria, luci e poesia per guarire dall’orrore della Shoah </title>
		<link>https://riforma.it/2025/10/30/memoria-luci-e-poesia-per-guarire-dallorrore-della-shoah/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 08:57:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[tra resistenza e resa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato presso il Senato il progetto di formazione “Tra Resistenza e Resa: per (Soprav)vivere liberi”,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading p1"><span class="s1">Presentato presso il Senato il progetto di formazione </span>“Tra Resistenza e Resa: per (Soprav)vivere liberi”, giunto alla terza edizione. Presente la poetessa <span class="s1">Edith Bruck, sopravvissuta alla Shoah</span></h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph"><span class="s1">Lo scorso lunedì 27 ottobre, presso la Sala della Biblioteca “Giovanni Spadolini” del Senato, su iniziativa della senatrice Liliana Segre, è stato presentato </span>nell’ambito del convegno Semina la Memoria, Coltiva la Giustizia, Raccogli la Libertà, <span class="s1">il progetto di formazione </span>“<strong><a href="https://riforma.it/2025/10/21/il-coraggio-di-riconoscere-il-dolore-dellaltro/" title="">Tra Resistenza e Resa: per (Soprav)vivere liberi</a></strong>”, <span class="s1">alla presenza di numerose autorità istituzionali, accademiche e religiose. </span>Giunta alla terza edizione, <span class="s1">l’iniziativa è rivolta a studenti e docenti di diverse scuole d’Italia, ed </span>è promossa dalla Commissione storica dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI), dalla Fondazione CDEC – Centro di documentazione ebraica contemporanea, e da partner universitari, con il sostegno di diversi fondi (8×1000 UCEBI, Commissione cultura dell’UCEI, Libreria Ostinata, Fondazione Besso, e Diana Balitrand Moreno in memoria del padre Vittorio Moreno, Toli Institute di New York). <span class="s1">Il progetto si articola in un percorso di formazione sul valore della memoria della Shoah, della Resistenza, del dialogo e sul ruolo delle fedi nella costruzione della convivenza civile.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Momento centrale dell’incontro è stata la <b>testimonianza della poetessa Edith Bruck,</b> sopravvissuta alla Shoah, sostenitrice del progetto <i>Tra Resistenza e Resa</i> anche con una recente e cospicua donazione, che permetterà nei prossimi anni a tanti altri studenti di conoscere cosa è stata la tragica pagina della Shoah nella storia del Novecento.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Bruck, in dialogo con la coordinatrice del progetto <b>Deborah D’Auria</b>, ha raccontato l’orrore vissuto da bambina nei campi di sterminio. Le sue parole, intense e asciutte, hanno ricordato che la memoria non è solo un dovere morale, ma un atto di resistenza contro l’oblio e contro le distorsioni del presente. Nelle sue poesie e nei suoi racconti, Bruck riesce a trasformare il dolore in parola, a creare un ponte fra ragione, emozioni e memoria, restituendo dignità alle vittime e responsabilità ai viventi. Testimone della Shoah, la sua voce mostra che l’orrore non ha spento del tutto le luci dell’umanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Ad aprire i saluti istituzionali, dopo <span class="s1">l’introduzione di </span><b>Gadi Luzzatto Voghera</b>, <span class="s1">direttore del CDEC</span>, che nel corso della densa mattinata ha anche letto il messaggio dell’on. <b>Liliana Segre</b>, è stato il pastore Alessandro Spanu, presidente dell’UCEBI, che ha ricordato come «il contesto in cui si svolge questo progetto è segnato dalle guerre. Non possiamo ignorare il cono d’ombra che si è addensato dopo l’attentato del 7 ottobre 2023, la guerra devastante che ne è seguita, le morti, l’odio che essa ha determinato. Mi rallegro per il cessate il fuoco e spero che diventi un accordo di pace duraturo. In questa situazione, il compito delle comunità di fede è promuovere conoscenza e dialogo tra culture religiose diverse, a partire dall’ascolto dell’altro».</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Spanu ha sottolineato la necessità di tornare a un dialogo autentico: «Il cono d’ombra sotto il quale viviamo potrebbe avere prosciugato i canali del dialogo: allora è necessario ricominciare da capo, a partire da storie piccole». Ha ricordato quella di Girolamo Busale, «napoletano del XVI secolo, anabattista, ‘tornato ebreo’», la cui vicenda mostra «che le esperienze di fede sono plurali, anche all’interno delle stesse comunità».</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">«Il pericolo più grave che corre oggi il cristianesimo è il nazionalismo religioso, che semplifica e riduce la fede», ha aggiunto Spanu. «Al contrario siamo chiamati a riconoscere la pluralità e l’alterità, e a un dialogo franco: solo così possiamo resistere alla strumentalizzazione della religione e riprendere a camminare insieme».</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph"><span class="s1">A seguire c’è stato il saluto di </span><strong>Noemi Di Segni</strong>, presidente dell’UCEI, che ha ringraziato per l’invito e sottolineato che «il lavoro sulla memoria non è dell’Unione o degli ebrei… ma è necessariamente e assolutamente indispensabile che sia partecipato da più istituzioni». La memoria, ha aggiunto, è una risorsa per affrontare le «situazioni di rischio e di minacce» che oggi mettono in discussione la convivenza.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Di Segni ha ricordato che «sono solo sette i sopravvissuti ai campi di sterminio che noi possiamo ancora invitare»: punti di luce e riferimento per le nuove generazioni. Il progetto valorizza diversi ambiti — scuola, università, testimonianze, letteratura — perché «la parte scritta… aiuta a creare emozione e partecipazione» nei giovani.</p>



<p class="p2 wp-block-paragraph">Attenzione, però, al «mondo del fake e dell’inventato», che sfrutta la parola scritta per seminare odio. Prendendo spunto dal racconto biblico del diluvio, Di Segni ha ricordato che «adesso è l’uomo che deve rispondere delle sue scelte»: le fedi sono chiamate a educare alla responsabilità, al dialogo e alla coesione sociale, affinché memoria e fede continuino a essere strumenti di pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="p1 wp-block-paragraph">L’incontro è proseguito con le relazioni di due studiosi internazionali: Menhaz Afridi, <b>docente di Studi religiosi</b>&nbsp;presso il Manhattan College (USA), e direttora dell’Holocaust, Genocide and Interfaith Education Center della stessa istituzione, e Bjorn Krondorfer,&nbsp;professore di studi religiosi e direttore del MartinSpringer Institute presso la Northern Arizona University (USA), nonché professore nel Dipartimento di Comparative Cultural Studies della stessa università.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2025/10/30/memoria-luci-e-poesia-per-guarire-dallorrore-della-shoah/">Memoria, luci e poesia per guarire dall’orrore della Shoah </a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Otto per mille valdese. Trotta: «plurali solidali»</title>
		<link>https://riforma.it/2025/06/24/otto-per-mille-valdese-trotta-plurali-solidali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ribet]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 08:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Trotta]]></category>
		<category><![CDATA[Opm]]></category>
		<category><![CDATA[otto per mille]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista alla moderatora della Tavola valdese sulla gestione dei fondi provenienti dalle dichiarazioni dei redditi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Intervista alla moderatora della Tavola valdese sulla gestione dei fondi provenienti dalle dichiarazioni dei redditi</h5>



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<p class="wp-block-paragraph">Intervista alla moderatora della Tavola valdese, diacona&nbsp;<strong>Alessandra Trotta</strong>, sulla gestione dei fondi Otto per mille e sulla campagna “Vai oltre i luoghi comuni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Com’è nata l’idea della nuova campagna Otto per mille della Chiesa valdese e quali messaggi si vogliono trasmettere con il claim “Vai oltre i luoghi comuni”?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova campagna è il proseguimento di un messaggio già lanciato lo scorso anno: un forte invito a superare luoghi comuni che alimentano l’indifferenza, la rassegnazione e, talvolta, l’ostilità verso chi è percepito come “non conforme”: persone marginalizzate, escluse, considerate inutili o scomode.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo scelto di smontare quattro fra i luoghi comuni più diffusi, capovolgendoli con un piccolo cambiamento testuale che ne trasforma profondamente il significato. Per esempio: da “I bambini hanno bisogno di una mamma e un papà” a “I bambini hanno bisogno di amore”, perché l’amore è ciò che veramente conta, anche al di fuori del modello familiare tradizionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo poi affrontato il tema della violenza contro le donne, in cui la carica violenta si rivela spesso in una gelosia controllante spacciata per un segno d’amore, sostituendo proprio la parola gelosia con “rispetto”. Sulla condizione carceraria, abbiamo ribaltato l’idea che chi ha sbagliato debba “marcire in carcere”, ricordando invece il valore del riscatto e del reinserimento. Infine, abbiamo smontato lo slogan “non c’è posto per tutti”, che alimenta chiusure verso migranti e persone in difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono temi su cui la nostra Chiesa è attiva da decenni, e questa campagna è coerente con un impegno reale e verificabile, anche attraverso i progetti sostenuti con i fondi Otto per mille. Messaggi semplici, solari, insomma, che si rivolgono a tutte e tutti, non solo a chi firma: vogliono trasmettere un senso di fiducia e speranza, un investimento nella possibilità per tutti e tutte di vivere una vita ricca di significato, all’interno di comunità pacifiche e solidali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un excursus sul carcere. Quanto incide la recidiva sul costo sociale e quanto è influenzata da un sistema penitenziario inefficace?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, il dibattito pubblico è spesso dominato più dall’emotività e dai luoghi comuni che dall’analisi dei dati. Eppure è dimostrato che un sistema penitenziario dignitoso, che offre opportunità di formazione, educazione e reinserimento lavorativo durante e dopo la detenzione, riduce drasticamente la recidiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Investire in percorsi di reinserimento non è solo giusto, ma anche economicamente conveniente: i progetti di questo tipo costano meno, nel medio-lungo periodo, rispetto al mantenimento di un sistema puramente repressivo e insicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con i fondi Otto per mille sosteniamo proprio questi percorsi: il nostro obiettivo è una sicurezza basata su relazioni sane, anziché parlare di “distanze di sicurezza” preferiamo parlare di “vicinanze di sicurezza”. Una comunità è davvero sicura quando è costruita sul rispetto reciproco e sulla possibilità di fidarsi gli uni degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che andamento hanno le firme a favore della Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni, il numero di firme in nostro favore è cresciuto costantemente, fino al periodo della pandemia, quando si è registrata un’inversione di tendenza. In quegli anni, molte firme si sono indirizzate verso lo Stato, anche per far fronte alle emergenze sanitarie e sociali legate al Covid-19.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da due anni, però, il trend è nuovamente positivo. Ci attestiamo oggi attorno alle 500.000 firme, pari a circa il 3% delle scelte espresse: un risultato che consideriamo straordinario, soprattutto se rapportato alle piccole dimensioni della nostra chiesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuiamo a percepire un alto grado di fiducia da parte delle persone, e questo ci onora ma ci responsabilizza anche molto: ogni firma rappresenta un mandato a gestire risorse pubbliche in modo trasparente, coerente e rispettoso dei valori che dichiariamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E per quanto riguarda i fondi destinati allo Stato? Esiste sufficiente trasparenza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio in questi giorni è emersa una polemica da parte della CEI, contraria alla decisione dello Stato di destinare parte della quota di sua spettanza a progetti contro le tossicodipendenze. Noi riteniamo che una pluralità di scelte ben esplicitate, così come una chiara rendicontazione dei fondi, qualifichino e legittimino l’intero sistema Otto per mille.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasparenza è un valore imprescindibile: chi sceglie ha diritto di sapere come verranno utilizzate le risorse. Nel nostro caso, chiunque può consultare sul sito dell’Otto per mille valdese i progetti finanziati, con descrizione, localizzazione e importo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Auspichiamo che anche lo Stato e tutte le confessioni coinvolte adottino questo standard. È un dovere nei confronti dei cittadini e delle cittadine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Otto per mille, intese, laicità dello Stato, libertà religiosa: cosa funziona, e cosa si può ancora migliorare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo, anche insieme alla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), chiediamo una legge generale sulla libertà religiosa. Non si tratta solo di tutelare i diritti delle confessioni, ma i diritti individuali dei cittadini e delle cittadine. L’accesso alle risorse, così come la possibilità di esercitare liberamente il proprio culto in strutture sanitarie, carceri, scuole o spazi pubblici, è ancora oggi diseguale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema delle intese (previsto dall’art.8 della Costituzione), pur essendo uno strumento utile, rimane troppo legato alla discrezionalità politica, limitando di fatto il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve comunque un cambiamento culturale, oltre che normativo. La nostra società è ancora poco incline al pluralismo, poco accogliente verso ciò che è minoritario o non conforme. Questo riguarda anche l’ambito religioso, dove esistono ancora ostacoli alla piena libertà, specie per i gruppi più vulnerabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo, per esempio, a molte comunità (anche cristiane) composte da persone migranti. Sono fra quelle che più faticano a trovare spazi per il culto, visibilità e pieno riconoscimento. Quando alla condizione di minoranza religiosa si somma quella di migrante, le difficoltà si moltiplicano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste esperienze ci ricordano che la laicità non è solo un principio giuridico: ma un metodo di confronto che deve vivere concretamente nelle relazioni quotidiane per garantire uguaglianza, dignità, libertà. C’è ancora molto da fare, ma non smetteremo di impegnarci per una società più equa, aperta e rispettosa di tutte e tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa significa, concretamente, destinare l’Otto per mille alla Chiesa valdese, con i progetti in Italia e nel mondo? Si può parlare di una forma di restituzione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, per noi è una forma concreta di restituzione, in servizi per il bene comune, di quanto ricevuto. Fin dall’inizio abbiamo scelto di non utilizzare i fondi Otto per mille per il culto o il sostegno delle strutture ecclesiastiche, ma solo per progetti sociali, educativi, culturali e di tutela dei diritti, in Italia e nel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sosteniamo interventi che migliorano le condizioni di vita delle persone, rafforzano la coesione sociale e promuovono società più inclusive. Almeno il 30% delle risorse va a progetti all’estero, soprattutto in paesi con alti livelli di povertà, dove lavoriamo in collaborazione con realtà locali, evitando approcci colonialisti. Puntiamo su reti affidabili, anche piccole, valorizzando le competenze locali e promuovendo autonomia e autosviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa scelta si inserisce in un’idea di “circolazione della grazia”: chi ha ricevuto aiuto può un giorno restituire, e viceversa. Come è accaduto ai valdesi nel passato. Una solidarietà concreta, coerente con l’Evangelo che siamo chiamati ad annunciare e con la visione di un mondo secondo il progetto di Dio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come lavorano gli uffici e le commissioni che valutano i progetti Otto per mille?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La valutazione è affidata a una commissione di 14 volontari laici, con competenze tecniche ed esperienze in vari settori come bilancio, educazione, sanità, architettura, cooperazione internazionale. Dopo un primo controllo formale da parte degli uffici, i commissari esaminano i progetti. Poi, si confrontano in modo collegiale per arrivare ad una valutazione condivisa che mantenga una coerenza di criteri e priorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una delle forme di servizio dei laici delle nostre chiese, segno di testimonianza, impegno, ma anche di fiducia e responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Tavola valdese ha messo in campo anche risorse ulteriori. Di cosa si tratta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre ai fondi ordinari, esiste un fondo emergenza a cui attingiamo per interventi rapidi in caso di terremoti, alluvioni, carestie e altri eventi catastrofici. Da questo fondo provengono anche le risorse che stiamo impegnando per tentare di fare arrivare cibo ed altri beni essenziali e assicurare continuità di cure mediche alla popolazione civile di Gaza, vittima degli abnormi attacchi militari israeliani. Nel periodo del Covid è stato costituito un altro fondo speciale, in parte destinato in ambito sanitario proprio in quel contesto di emergenza, ed in parte a investimenti nei territori, da attivare come energia di trasformazione, animati dal sentimento che aveva ispirato il motto “ne usciremo meglio di prima”. Ne è venuto fuori un Bando tematico per progetti diretti allo sviluppo territoriale di c.d. ”aree interne”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro modello speciale di intervento è quello che ha attivato i corridoi umanitari: un’idea nata in seno alle chiese, in collaborazione con la FCEI, che ha portato poi all’impegno per la creazione di partnership ecumeniche e istituzionali, e all’avvio concreto di quella che è diventata una buona prassi. Prassi che, ci auguriamo sempre, potrebbe essere replicata a livello europeo e mondiale, come azione complementare allo studio e attuazione di una varietà di vie legali di ingresso nel nostro Paese, pienamente rispettose della dignità e dei diritti primari delle persone migranti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come vengono gestite eventuali criticità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni soggetto proponente è monitorato tramite schede di valutazione, report di avanzamento e controlli sulla regolarità amministrativa, anche rispetto a eventuali progetti precedenti. Questo permette di intervenire in caso di difficoltà o di criticità, assicurando continuità e affidabilità nella gestione delle risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Da <a href="https://www.nev.it/nev/2025/06/20/otto-per-mille-valdese-trotta-plurali-solidali/" title="">Nev &#8211; Notizie Evangeliche</a></em></p>



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