Gli stranieri che pagano le nostre pensioni

Una cura per una società sempre più vecchia

«Se me li davano anche a me 40 euro al giorno, era facile tirare avanti», « e perdiamo il lavoro noi, siamo fregati, loro li mantengono anche se non fanno niente». Frasi che si sentono sempre più spesso, al posto di quelle biecamente «razziste» o di rifiuto totale nei confronti degli immigrati. Adesso sotto accusa non sono in primo luogo gli stranieri, ma il governo e la sua politica.

Si deve rispondere facendo chiarezza. Il costo medio per l’accoglienza degli immigrati (che può variare da regione a regione) si aggira sui 35 euro al giorno, dati alle cooperative di cui i Comuni si avvalgono per la gestione dell’accoglienza. Gli enti locali decidono se partecipare all’apposito bando Sprar (Protezione e accoglienza rifugiati e richiedenti asilo) presentando un piano finanziario. I 35 euro servono per le spese di vitto, alloggio, pulizia e manutenzione dei locali, per pagare gli operatori, per pagare gli affitti a privati (se necessario)… Ai migranti restano 2,5 euro in media per le piccole spese (ricariche, sigarette, bar…). Nel caso di minori non accompagnati, le spese sono più elevate perché occorre assicurare un servizio sociale e di tutela (circa 80 euro).

Naturalmente le cooperative che gestiscono questa accoglienza possono operare bene o male, essere oneste o disoneste, speculare o rendere un servizio disinteressato. Si tratta di fare i necessari controlli. Ma si deve fare anche un altro ragionamento, da mettere accanto a quello sui 35 euro che lo Stato spende giornalmente per gli immigrati ospiti nelle varie strutture.

Quanti soldi danno gli immigrati che lavorano in termini di contributi previdenziali versati all’Inps? Che l’immissione di lavoratori giovani sia decisiva in un paese di anziani come il nostro lo si dice da tempo, ma le cifre fornite da un recente rapporto su Immigrazione e sicurezza sociale, del Centro Studi e Ricerche Idos e dalle elaborazioni della Fondazione Moressa sono, almeno per me, decisamente inaspettate.

Si calcola che nell’ultimo anno abbiano avuto la pensione «pagata» grazie ai contributi versati dai lavoratori stranieri 620.000 persone, per un totale di 10,29 miliardi. Gli ultra 75enni italiani rappresentano circa il 12%, gli stranieri soltanto l’1%. I migranti accolti e sostenuti con 35 euro saranno anche degli assistiti, ma deve essere ben spiegato che quelli che lavorano in modo regolare sono innanzi tutto dei contribuenti.

L’Istat calcola che, tra 10 anni, gli stranieri in Italia saranno oltre 8 milioni e nel 2050 essi rappresenteranno un quinto della popolazione, mentre un italiano su quattro avrà più di 75 anni. Visto che si parla sempre di Pil, si può aggiungere che oggi gli occupati stranieri (2,3 milioni) producono un valore aggiunto di 125 miliardi, pari al 6% della ricchezza nazionale. Dal punto di vista fiscale, nel 2014 essi hanno dichiarato redditi per 45,6 miliardi versando 6,8 miliardi di Irpef… E si potrebbe continuare.

Insomma, mentre l’Italia si riempie di vecchi e non fa figli, gli extracomunitari venuti a piedi dal deserto, se sopravvissuti al mare e ai muri, se finalmente assunti in qualche impresa, contribuiscono a sostenere la pensione di noi, che magari la prendiamo fino a 95 anni, con la casa calda, il frigo pieno e forse la badante…

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