La Calabria accoglie bene, ma non trattiene

Presentato all’Università della Calabria il Dossier Statistico Immigrazione 2026 di Idos e Confronti. Gli stranieri crescono del 4,8%, la regione perde 7.075 abitanti in un anno e i calabresi all’estero sono 4,3 volte gli immigrati

 

Mentre a Roma si apriva la presentazione nazionale, martedì 27 ottobre l’aula «Pieroni» del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università della Calabria si è riempita di studentesse e studenti, operatrici dei progetti Sai, rifugiati, per la tappa calabrese del Dossier Statistico Immigrazione 2026, la trentaseiesima edizione dello studio curato dal Centro Studi e Ricerche Idos con il Centro Studi Confronti e l’Istituto «S. Pio V», che la Chiesa valdese sostiene con l’Otto per mille fin dagli esordi.

 

A leggere i dati è stato Claudio Di Maio, docente di diritto dell’Unione europea, alla sua prima uscita come referente regionale di Idos. «Lo dico da giurista, non da statistico», ha premesso, prima di descrivere una Calabria «da sempre terra di migrazione a doppio spettro»: emigra e accoglie insieme. I numeri lo confermano. Al 31 dicembre 2025 gli stranieri residenti in regione sono 110.463, il 6% della popolazione, cresciuti del 4,8% in un anno; nello stesso anno la Calabria ha perso 7.075 abitanti. I calabresi iscritti all’Aire, i residenti all’estero, sono 4,3 volte gli stranieri che vivono qui. «Vedete come la percezione dell’immigrazione fa brutti scherzi», ha commentato Di Maio. Il saldo con l’estero è positivo, quello con le altre regioni negativo: «Molti stranieri arrivano in Calabria, pochi restano». Prima comunità è la romena, circa uno su quattro, seguita da marocchina e ucraina. Cosenza concentra oltre un terzo delle presenze, Crotone ha l’incidenza più alta.

 

Sull’accoglienza la regione ha un primato: 114 progetti Sai attivi, che coprono il 45,3% delle presenze, contro il 27,8% della media nazionale. «Ma non abbiamo fretta di appuntarci le medaglie», ha avvertito Di Maio, perché una parte consistente resta nei centri governativi, e dal 12 giugno il Patto europeo su migrazione e asilo impone di ripensare il modello. Il nodo è il lavoro: il 60,8% degli occupati stranieri svolge mansioni non qualificate, il 39,9% lavora in agricoltura. «Si chiama segregazione lavorativa», ha detto il giurista: un capitale umano «sottoutilizzato» che poi cerca altrove. Le imprese di nati all’estero, circa 14mila, calano del 4,3% mentre in Italia crescono. A scuola i 13.523 alunni stranieri sono il dato «più dinamico» d’Italia e i nati in Italia sono quasi raddoppiati in dieci anni, ma alle superiori scelgono soprattutto tecnici e professionali.

 

Il direttore del Dipartimento, Ercole Giap Parini, ha rovesciato lo stereotipo: la sedentarietà è l’eccezione, «lo scandalo sono i confini». La costituzionalista Donatella Loprieno, delegata del rettore per gli studenti rifugiati, ha ricordato che il 64,1% degli studenti con cittadinanza straniera è nato in Italia e ha chiesto di «non arretrare neanche di un passo» su cittadinanza e accoglienza. L’assessora al welfare di Rende, Daniela Ielasi, ha annunciato l’adesione del Comune alla rete Sai. Alex Franzisi, del patronato Enasc, ha notato che in sala non c’era nessun rappresentante politico, «di maggioranza o di opposizione», e che allo sportello «anche noi abbiamo difficoltà» a far riconoscere agli stranieri diritti che esistono sulla carta.

 

La pastora Giuseppina Bagnato, per la Chiesa valdese, ha contestato le immagini del video nazionale, campi e braccianti africani, quando «la presenza più numerosa in Italia e in Calabria è di origine europea». Ha parlato di «figli di migranti di serie A e di serie B: essere figli di un tedesco non è la stessa cosa che essere figli di un marocchino in Italia», e ha ricordato le tre questioni poste dalle chiese calabresi e discusse al Sinodo 2026, i Cpr, lo sfruttamento del lavoro e il diritto all’abitare, fino alla manifestazione di sabato scorso a Castel Volturno contro i centri per il rimpatrio.

 

Alla fine Di Maio ha affidato all’aula la frase della sua tesi di dottorato: l’immigrazione andrà bene «quando gli stranieri passeranno da essere oggetto delle manifestazioni politiche a soggetto della politica». Per chi ha ascoltato con la Bibbia in mente, il dato dei calabresi all’estero suona come un’eco del Levitico: «Lo straniero che risiede fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi, tu l’amerai come te stesso, poiché anche voi foste stranieri» (Lev 19,34). Una terra che è stata ed è straniera altrove, dicono i numeri, ha già in casa la ragione per accogliere.

 

Foto: Robin Makmot