Il palazzo da rompere, insieme
Una riflessione sulle proteste giovanili di queste settimane
«Una volta, a Busto Arsizio, la gente era preoccupata perché i bambini rompevano tutto. Non parliamo delle suole delle scarpe, dei pantaloni e delle cartelle scolastiche: rompevano i vetri giocando alla palla, rompevano i piatti a tavola e i bicchieri al bar, e non rompevano i muri solo perché non avevano martelli a disposizione. I genitori non sapevano più cosa fare e cosa dire e si rivolsero al sindaco. Mettiamo una multa? – propose il sindaco. Grazie tante, – esclamarono i genitori, – e poi la paghiamo noi con i cocci!».
Ecco, così incomincia una delle favole al telefono di Gianni Rodari: Il palazzo da rompere.
Non sono bambini, ma adolescenti, i giovanissimi che hanno causato danni, rotto vetrine, rubato beni di consumo, scarpe, abbigliamento, a Milano nei giorni scorsi, durante manifestazioni studentesche convocate per affermare le necessità di una scuola, aperta a tutte e tutti, dove nessuno è straniero, per denunciare l’impossibilità di vivere dignitosamente in una città come Milano, che ha l’indice di disuguaglianza economica più alto d’Italia.
La reazione della politica adulta è stato un nuovo decreto sicurezza che ha introdotto l’imputabilità dei minori, considerando gli adolescenti, che per definizione non sono in grado di stabilire le conseguenze delle proprie azioni, soprattutto quando agiscono in gruppo, al pari degli adulti. E questa equiparazione avviene solo in ambito penale, ricorda Franco Prina, già giudice onorario del Tribunale dei minori di Torino, intervistato su Radio3. La violenza i ragazzi la apprendono, dice il prof. Prina. E ricorda che finora c’è stata una risposta, di fronte ai reati dei minori, nell’ambito del diritto, che mette in campo la comunità: la messa alla prova, la riparazione del danno, l’affidamento ai servizi sociali, nella convinzione che il carcere non solo è inutile, ma produce nuova devianza.
Nel racconto di Rodari i ragionieri di Busto Arsizio, che sanno ragionare, dopo aver fatto i conti, propongono di costruire un palazzo da far rompere, soluzione geniale, che alla fine verrà accolta anche dagli adulti della città, che così potranno sfogarsi non visti. Il racconto di Rodari non vuole dare un suggerimento politico, ma semplicemente riconosce che l’immaturità dei più giovani va vista e indirizzata, e che interessa ogni generazione che forma la comunità civile e umana.
C’è una frase di Walter Benjamin, filosofo tedesco di origini ebraiche, che si trova nelle sue Tesi di filosofia della storia, che mi commuove ogni volta. Benjamin dice che c’è un’intesa segreta fra le generazioni passate e la nostra, afferma che «Noi siamo stati attesi sulla terra» e che questa intesa porta una responsabilità che ha il sapore della redenzione. La storia, le vite, non sono frutto del caso, ma di un appuntamento tra generazioni. Nelle Scritture questo appuntamento è narrato nell’incontro tra l’anziano Simeone, il bambino Gesù, preso da lui in braccio, e i suoi genitori che si meravigliano. Certo, quel bambino è Gesù, ma l’incontro che avviene è quello trasformativo che accade ogni volta che la generazione futura viene accolta e le viene fatto spazio. È la generazione adulta che ha bisogno di non mancare questo appuntamento per costruire comunità per far sentire ai più giovani di essere attesi.
Le mura da rompere, allora, insieme, sono quelle dell’isolamento in cui l’assenza di politiche orientate alla costruzione di comunità aperte e le risposte repressive fanno cadere i più giovani e le loro famiglie. Il palazzo da rompere, insieme, è quello che vuole poveri sempre più poveri e ricchi sempre più potenti, le mure armate di odio possono crollare solo se il senso, la direzione della giustizia e della pace è cercato insieme, senza paura.
La rubrica «Finestra aperta» a cura di Cristina Arcidiacono è andata in onda domenica 25 ottobrevdurante il «Culto evangelico», trasmissionev(e rubrica del Giornale Radio) di Rai Radio1 a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Per il podcast e il riascolto online ci si può collegare al sito www.raiplayradio.it.
Immagine: dipinto di Aleksej Egorovič Egorov – 1830-40 – Bibliotekar.ru, Pubblico dominio,