Leggi elettorali: un po’ per volta la nostra democrazia si indebolisce

Con il sistema appena approvato, un risultato numerico inferiore al 50% dà luogo a una larga maggioranza di seggi. Il rischio è che si allarghi ulteriormente la distanza fra la politica e la società civile

 

Può sembrare paradossale che il governo più stabile della storia della Repubblica abbia ritenuto necessario varare una nuova legge elettorale per contrastare l’instabilità politica. Come se nel Paese non vi fossero ben altre priorità. Ma tant’è. Il 9 ottobre, la legge Bignami è stata promulgata dal presidente Mattarella e quindi (salvo eventuali rilievi della Corte costituzionale) con essa si andrà a votare nel 2027.

 

Le leggi elettorali possono sembrare un tema tecnico, ma in esso vi è il sale della democrazia: si tratta di vedere come trasformare il voto degli elettori in rappresentanza politica. Come funzionerà la nuova legge? La coalizione che arriverà prima in entrambe le Camere, superando in ciascuna la soglia del 42% dei voti, otterrà un premio di governabilità pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Per la coalizione vincitrice, è comunque previsto un tetto massimo di 220 deputati su 400 e 113 senatori su 200, a cui si aggiungono 8 deputati e 4 senatori eletti dagli italiani all’estero. Questi ultimi saranno eletti in un’unica circoscrizione mondiale: auguri a chi dovrà fare campagna elettorale!

 

Perché una soglia del 42%? Qualcuno avrà fatto i suoi calcoli, anche se i precedenti storici dimostrano che gli autori di leggi elettorali incappano spesso in brutte sorprese. A ogni modo, i nostri parlamentari avrebbero fatto bene a ricordare le parole scritte nel 1952 dal presidente Einaudi a De Gasperi: «Pare difficile dimostrare che una qualsiasi cifra inferiore al 50% più uno abbia carattere razionale e non offenda i diritti delle minoranze. Perché 45 e non 48 o 40?».

 

Il “premio di governabilità” è il nuovo nome del premio di maggioranza, ma in realtà è una vecchia malattia italiana. C’è un filo rosso che collega la legge Acerbo del periodo fascista alla cosiddetta “legge truffa” di Scelba del 1952 (che, forse, era la meno truffaldina di tutte), alla legge Calderoli (il famoso “Porcellum”) all’“Italicum” di Renzi, fino alla legge Bignami appena approvata. Sono tutti sistemi che trasformano artificialmente una minoranza di voti in una maggioranza parlamentare. Una maggioranza che nel paese non c’è.

Con la nuova legge, scompaiono anche i collegi uninominali (nel “Rosatellum”, erano un terzo dei seggi alla Camera e al Senato), che creavano un rapporto più diretto tra l’eletto e gli elettori. Con candidati scelti a Roma dalle segreterie dei partiti, rischia così di indebolirsi ulteriormente il rapporto con il territorio.

 

L’elettore potrà indicare fino a tre preferenze, ma come al solito, i capilista saranno bloccati. L’art. 3 della Costituzione prevede l’eguaglianza dei cittadini ma – per qualche motivo – al momento di eleggere i nostri parlamentari, i capilista sono sempre più eguali degli altri. Unica novità positiva: la semplificazione del voto per i fuori sede.

 

Come nelle precedenti leggi elettorali, resta sempre – ahinoi! – l’italica bruttura delle pluricandidature. Per dare un esempio, un candidato potrà presentarsi in Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna (e, contemporaneamente, essere inserito nella lista per il premio di maggioranza). Per i candidati raccomandati dal segretario di partito, sarà praticamente impossible non risultare eletti da qualche parte. In sintesi, è stato creato un sistema che di certo non migliorerà né il rapporto tra elettore ed eletto né aumentare il desiderio di recarsi alle urne.

 

Certo, la stabilità di governo è un elemento importante. Negli altri paesi europei, i sistemi elettorali permettono generalmente di ottenerla, senza stravolgere la rappresentanza popolare. In Germania, il metodo della “sfiducia costruttiva” ha contribuito alla stabilità dei governi, impedendo che un cancelliere venisse sfiduciato senza che il Parlamento fosse in grado di eleggere il suo successore. In Francia, il sistema dell’uninominale a doppio turno è facilmente comprensibile. Dal 1958 ha sempre garantito una maggioranza al Paese, fino all’infausto scioglimento anticipato deciso da Macron nel 2024. Insomma, le alternative non mancano. I premi di maggioranza, invece, sono una specialità italiana. La legge Bignami è solo l’ultima di una lunga serie. L’ennesimo furto di democrazia.

 

 

Alessandro Giacone insegna Storia delle istituzioni all’Università di Bologna.