Résister. La grande truffa

L’appuntamento con la rubrica di Riforma dedicata alle donne che resistono

 

La Tokyo Medical University ha ammesso di aver manipolato per anni i test d’ingresso a Medicina in modo da penalizzare le ragazze. I responsabili si sono giustificati dicendo che le donne avrebbero ridotto il lavoro dopo la maternità, creando problemi negli ospedali. Lo scandalo è del 2018 ma la notizia è tornata d’attualità perché l’Università giapponese è stata condannata a pagare un risarcimento ad alcune candidate discriminate. Non si tratta nemmeno di un caso isolato: un’indagine del ministero della Pubblica Istruzione ha riscontrato irregolarità dovute a discriminazioni di genere in quattro Università.

 

Negli Stati Uniti fino agli anni ’70 c’erano le quote rosa: non per garantire una presenza delle donne in un sistema che tendeva a escluderle, ma per assicurarsi che la maggior parte dei posti restasse comunque ai maschi, a prescindere dalla competenza. Quello che un tempo si faceva platealmente oggi – almeno in Giappone – è stato fatto di nascosto, alterando i risultati. In ogni caso una truffa, che ha penalizzato non solo le donne ma tutti, perché ha sottratto mediche di valore al sistema sanitario e alla ricerca.

 

Anziché spartire equamente il lavoro di cura fra uomini e donne, il patriarcato è disposto a imbrogliare le carte, sabotare l’intelligenza e i desideri di metà della popolazione e in ultimo sacrificare il bene della società. Non solo è ingiusto, è anche stupido.

 

In Italia non abbiamo notizia di alterazione di risultati nei test di ingresso a Medicina, ma sappiamo da un rapporto del Censis del luglio 2026 che il 74,2% delle mediche intervistate ritiene che le donne incontrino molti più ostacoli professionali degli uomini, contro il 33,1% dei colleghi maschi. Non solo: le donne sono ormai maggioranza tra i medici più giovani, ma restano nettamente sottorappresentate alla guida dei reparti ospedalieri. Insomma, da noi la truffa arriva soltanto un po’ più tardi, e ha l’aspetto del solito tetto di cristallo.

 

 

«Prigione femminile dal 1730, la Torre di Costanza in Francia ospitò 88 donne colpevoli di non voler abbandonare la fede protestante. Marie Durand, incarcerata nella Torre per 38 anni, incise o fece incidere la parola résister, resistere».