Quando il fuoco non cessa

Striscia di Gaza. 100 organizzazioni: «il cessate il fuoco esiste solo sulla carta»

 

A un anno dall’accordo sul cessate il fuoco, ricorda Amnesty International, le persone uccise nella Striscia di Gaza sono oltre 1400, e «quasi due milioni di persone hanno ancora bisogno di un alloggio, nessun ospedale è pienamente operativo e 1,4 milioni di persone subiscono una grave crisi alimentare».

 A un anno dal raggiungimento dell’accordo sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza oltre cento organizzazioni (anche cristiane) umanitarie, per i diritti umani e della società civile hanno denunciato che, «tale accordo esiste solo sulla carta».

 

Ogni giorno si contano gli uccisi, i feriti «palestinesi, mentre le restrizioni all’ingresso degli aiuti, delle attrezzature e dei materiali per la ricostruzione impediscono alle famiglie di rimettere insieme le proprie vite. […] Le organizzazioni impegnate nel Territorio palestinese occupato hanno oggi lanciato un monito: non si può permettere che, dietro la facciata di un accordo sul cessate il fuoco, le uccisioni e le privazioni inflitte alla popolazione della Striscia di Gaza diventino la normalità.

A un anno di distanza il quadro è inequivocabile. Famiglie continuano a essere uccise. Bambini e bambine continuano a morire per malattie che possono essere prevenute. La Striscia di Gaza è ancora disseminata di ordigni inesplosi. Le abitazioni sono ridotte in macerie che non possono essere rimosse e gli aiuti non riescono a raggiungere le persone che ne hanno disperatamente bisogno.

Non era questo il risultato che il cessate il fuoco avrebbe dovuto garantire. 

 

Sono le stesse condizioni che hanno portato la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite a concludere, per due volte, nel settembre 2025 e nuovamente nel giugno 2026, che Israele ha commesso un genocidio. La responsabilità della comunità internazionale non si esaurisce con un accordo che resta sulla carta».

 

Anche Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha dichiarato: «L’accertamento delle responsabilità non può essere sepolto sotto le macerie. La ripresa e il futuro della Striscia di Gaza non possono prescindere da un quadro fondato sul diritto internazionale, sulla giustizia e sui diritti delle vittime. Il persistente fallimento nel chiamare Israele a rispondere delle proprie azioni e nell’esigere che rispetti le ordinanze vincolanti della Corte internazionale di giustizia continua ad alimentare i crimini atroci commessi su vasta scala contro la popolazione palestinese».