Scuola di Musica evangelica: al via la quarta edizione

Con il direttore Carlo Lella parliamo dell’evoluzione del progetto, aperto a tutte le persone interessate

 

È in partenza la quarta edizione della Scuola di Musica evangelica, organizzata dal Ministero musicale dell’Ucebi (Unione cristiana evangelica battista d’Italia). Le iscrizioni sono aperte fino al 15 ottobre. Ne parliamo con Carlo Lella, Ministro musicale dell’Ucebi, direttore della Scuola e docente di Lettura e analisi dell’Inno cristiano.

Il progetto è delle chiese battiste ma non si rivolge solo ai battisti, anzi… 

«Partiamo dal titolo: nelle prime edizioni si chiamava “Scuola di formazione e musica protestante”, ora l’abbiamo ampliata… è un progetto ecumenico, possono partecipare anche cattolici, ortodossi… Il primo obiettivo è formare persone pronte a servire le proprie chiese attraverso la musica. Si rivolge quindi a chi è attivo nelle chiese, anche perché nelle nostre comunità i musicisti e le musiciste sono sempre meno (un po’ come pastori e pastore!). È un riflesso di un problema più ampio, la scarsa educazione musicale nelle scuole, che si ripercuote anche sulle chiese».

 

Immagino ci siano gli “affezionati” che hanno già frequentato, ma come convincere una persona a partecipare?

«Sì, abbiamo sia chi ha già partecipato alle edizioni passate, sia persone nuove che si stanno iscrivendo. In realtà non siamo noi a convincere, sono i programmi, su cui abbiamo lavorato molto, e abbiamo una brochure interattiva, si clicca sulla materia e si apre il programma dettagliato. Per chi ha difficoltà, rispondiamo via email con tutte le informazioni». 

 

Nella brochure si trova un’offerta ampia: pianoforte, chitarra, lettura della musica, canto, storia della musica, ma tutti gli insegnamenti sono orientati al servizio musicale in chiesa: è diverso da un insegnamento tradizionale, vero?

«Esatto: non si viene a imparare uno strumento in senso generico: questa è la differenza anche rispetto alle edizioni passate. Essendoci un notevole investimento, abbiamo reso l’obiettivo più specifico: si viene per imparare a suonare e cantare un inno, o un canto contemporaneo, ma nell’ambito di chiesa».

 

La scuola è online, partita durante la pandemia Covid-19, una modalità nata sull’onda della necessità, oggi utilizzata e apprezzata da generazioni diverse in vari contesti, studi biblici, catechismo, scuola domenicale. Si può davvero “trasmettere” l’arte musicale attraverso uno schermo?

«In realtà l’idea di una formazione “televisiva” era già nell’animo nel Ministero musicale prima del Covid, perché c’era il problema di raggiungere fratelli e sorelle sparsi sul territorio. Poi il Covid ci ha spinto a trovare gli strumenti giusti. Ad esempio, per i culti online abbiamo iniziato a produrre basi musicali cantate.

Una precisazione tecnica: utilizziamo la piattaforma Zoom, la più adatta all’ascolto musicale: offre strumenti come la modalità audio “live” pensata per la musica e non solo per il parlato. Chi partecipa deve inoltre avere un’attrezzatura adeguata (microfono, connessione Internet…). Non sarà mai come una lezione in presenza, ma l’obiettivo è avvicinarsi il più possibile».

 

Sono lezioni di gruppo o individuali?

«Le lezioni di strumento sono individuali, durano 40-45 minuti, con un tetto massimo di 6 lezioni (la classe di canto ha già raggiunto il numero massimo). Una lezione collettiva è quella di storia della musica da chiesa, che consiglio vivamente, aperta fino a 10 persone. Sono inoltre previste delle verifiche, per incentivare lo studio personale.

Per una questione di sostenibilità finanziaria, riusciamo a garantire 14 appuntamenti in sei mesi, che sulla base dell’esperienza possiamo dire siano sufficienti per iniziare un percorso di studio serio: se riuscissimo a incrementare le risorse, potremmo aumentare anche il numero di lezioni…».

 

I corsi sono infatti gratuiti ma sono caldamente benvenute le offerte, fondamentali per portare avanti, e magari ampliare, questo progetto che è ancora in divenire…

«Nei primi tre anni rientrava nei progetti culturali finanziati dall’Otto per Mille. L’anno scorso avevamo previsto delle rette; quest’anno abbiamo scelto di sperimentare l’offerta gratuita, proprio perché si tratta di un servizio per le comunità. Anche i docenti hanno scelto di mettere a disposizione il proprio talento ricevendo solo un piccolo rimborso».

 

Un atto di generosità e condivisione di cui, ci auguriamo, le chiese potranno raccogliere i frutti.

Sul sito ucebi.org o scrivendo una email ([email protected] o [email protected]) si possono avere tutte le informazioni.