La Charta Oecumenica: uno strumento che apre le porte

A Berna, in Svizzera, 22 rappresentanti di altrettanti Consigli nazionali europei di chiese cristiane hanno discusso sull’importanza e la diffusione del fondamentale documento ecumenico del nostro Continente
Dal 21 al 23 settembre scorsi si è tenuta a Berna, in Svizzera, l’annuale riunione dei Consigli nazionali europei di chiese cristiane (Encc). Convocati dalla Conferenza delle chiese europee (Kek), i Consigli nazionali sono delle piattaforme ecumeniche che raccolgono il maggior numero possibile di chiese cristiane nelle diverse nazioni del Continente. Questo significa che essi hanno una composizione e anche un nome diverso in ogni Paese.
«In Svizzera il nome del consiglio è Comunità di lavoro delle chiese cristiane (Clcc) ed è nato 50anni fa – spiega Anne Durrer, segretaria generale del Clcc che ha ospitato i lavori -. Ne fanno parte 12 chiese, tra cui quella cattolica romana come membro fondatore».

La Charta Oecumenica: un documento da diffondere e da implementare 

All’incontro di Berna erano presenti 22 partecipanti di altrettante nazioni europee – dal Portogallo all’Estonia dalla Norvegia all’Italia – più una quindicina di ospiti e relatori che hanno animato i tre giorni di lavoro sul tema della Carta Oecumenica.

Stilata nel 2001 e sottoscritta dalla Conferenza delle chiese europee (Kek) e dalla Commissione delle Conferenze episcopali cattoliche d’Europa (Ccee), la Charta intende offrire delle linee guida per la discussione e l’azione delle chiese su alcuni temi cruciali: dall’unità visibile al dialogo Interreligioso, dalla pace alle migrazioni.

 

«Dal 2001 sono passati 25 anni e il mondo è cambiato – ha precisato Peter Pavlovic, segretario agli studi della Kek -.  C’è la guerra in Europa e in Medio oriente. Nuove domande sono emerse nelle società, nella politica, nelle chiese. Per questo si è resa necessaria una revisione del suo testo e la sottoscrizione di una Charta Oecumenica rivista, ampliata in alcune sue parti e arricchita di nuovi capitoli».

Nel nuovo testo – sottoscritto da Kek e Ccee a Roma nel novembre del 2025 – si parla in modo più ampio del Creato e della crisi climatica, come pure della questione migratoria e della pace. È invece del tutto nuova la sezione sui giovani e sull’intelligenza artificiale.

 

La Charta Oecumenica come door opener

«Le chiese europee sono molto diverse le une dalle altre – afferma il pastore Luca Baratto, presente a Berna in rappresentanza della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) -. Per alcune la Charta è un testo che va troppo avanti, troppo liberale, per così dire. Altre, invece, o trovano un testo troppo timido. C’è dunque molto spazio per un dialogo franco e aperto su temi diversi».

 

La definizione migliore data alla Charta Oecumenica è stata quella di door opener, uno strumento capace di aprire delle porte per la discussione delle chiese su questioni che non hanno ancora affrontato o non hanno affrontato insieme ad altre chiese o su cui non hanno mai pensato di proporre azioni di testimonianza concrete. E vuole sfidare le chiese a pensarsi in uno spazio ecumenico europeo.

 

Rimane tuttavia il problema su come diffondere e rendere la Charta uno strumento a disposizioni delle chiese locali. Un’idea è venuta dal Consiglio delle chiese cristiane del cantone di Zurigo. «Abbiamo deciso di selezionare i temi della Charta a partire da quelli che sono più vicini alla nostra esperienza quotidiana e rispetto ai quali avremmo potuto pensare delle azioni di testimonianza concrete e alla nostra portata».

Altri hanno sottolineato come spesso il lavoro che le chiese già stanno facendo riguarda temi indicati nella Charta, «Allora si potrebbe collegare ciò che già si fa a quello che suggerisce la Charta, rendendo evidente un legame che non si deve inventare ma di fatto esiste già», ha sottolineato Anne Durrer.

 

La Charta Oecumenica e i giovani

Una intera sessione di lavoro è stata dedicata a una conversazione sulla fede, l’’ecumenismo e le giovani generazioni, organizzata da un gruppo di sei giovani svizzeri e svizzere appartenenti a diverse confessioni religiose.

«Ma i giovani sono religiosi?», qualcuno ha chiesto. «I giovani sono religiosissimi!», hanno risposto ragazzi e ragazze, sfatando un luogo comune. Questo rinnovato interesse non solo verso la spiritualità ma anche le chiese può prendere però direzioni diverse. Può rivolgersi a una fede conservatrice e tradizionale, se rimane all’interno degli stretti confini confessionali; oppure può rivolgersi a un mondo ecumenico in cui la scoperta dell’altro è l’elemento di interesse principale.

 

Ragazzi e ragazze hanno chiesto ai partecipanti se, in realtà, non si stia andando verso un mondo post-confessionale. E’ un’ipotesi tutta da verificare, ma certamente la presenza dei giovani delle chiese impone un nuovo modo di pensare l’appartenenza alle diverse denominazioni cristiane.

In generale l’atteggiamento delle chiese verso i giovani è ancora paternalistico. Quanti giovani impegnati ricevono incarichi di responsabilità? Ancora troppo pochi. Per intercettare la religiosità giovanile servono chiese più coraggiose e creative.

 

Non solo Charta Oecumenica

«Nell’incontro di Berna non si è parlato solo di Charta Oecumenica, ma c’è stato uno scambio di informazioni sulle attività principali degli Encc – ha concluso Luca Baratto -, Così è stato possibile parlare dell’evento ecumenico più importante del 2026 in Italia: la firma del patto tra le chiese che sono in Italia, avvenuto a Bari nel gennaio scorso».

 

Ma altre notizie sono state condivise: «i norvegesi si stanno preparando al Grande Giubileo Nazionale nel 2030 per festeggiare i mille anni di cristianesimo nella loro nazione. In Estonia il Consiglio ha contribuito a una ricerca sulla religiosità nel Paese che ha portato a risultati sorprendenti, in controtendenza con l’idea di secolarizzazione. La televisione pubblica austriaca trasmettere in diretta un culto ecumenico per il Tempo del Creato».

«È stato un incontro intenso, fraterno e arricchente».