Dio fa cose nuove
Un giorno una parola – commento a Isaia 48, 6
Dio dice: «Ora io ti annuncio cose nuove, cose occulte, a te ignote»
Isaia 48, 6
Quando sentirono parlare di resurrezione dei morti, alcuni se ne beffavano; e altri dicevano: “Su questo ti ascolteremo un’altra volta»
Atti degli apostoli 17, 32
Isaia è, tra i Profeti di Israele, colui che, forse più di altri, tiene a descrivere quella che è al contempo una caratteristica ed una predilezione di Dio: quella di fare una nuova cosa (43, 19) e, rispettivamente, di annunciare, come nel nostro caso, nuove cose (vedi anche 42, 9).
Sarà poi l’evangelista Giovanni l’erede, per così dire, di molte idee presenti in Isaia, o più precisamente nel Secondo Isaia. Quel Giovanni che, da Isaia, riceve l’espressione che Dio usa per descrivere, ma non definire, il Suo nome, Io Sono, simile, evidentemente, a quella usata nell’episodio fondativo di Esodo 3, 14, attribuendola però a Gesù, un po’ in tutto il suo evangelo, ma in modo particolarmente esplicito in 18, 6.
Per quanto poi pertiene al caso nostro in particolare, Giovanni è colui che riprende da Isaia anche l’idea della novità per descrivere la propensione che Dio ha nel Suo agire, associandola, ancora, alla Sua Parola incarnata, Gesù Cristo. Possiamo leggerla, in modo molto preciso, nel bellissimo versetto 16, 12 del suo evangelo: “Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata”. Ho sempre trovato questi versetti su Dio, su ciò che Egli fa e sulla Sua Parola, di particolare conforto. Sono, e parlo per me, un antidoto per quando presumo di aver capito già tutto, di non dover più imparare altro e di dover sostanzialmente solo difendermi nella posizione fin qui raggiunta. Questi versetti sono, al contrario, un monito a considerare la mia fede come una specie di continuo apprendimento, e le chiese come delle realtà che si sanno aggiornare, e soprattutto sono disposte a farlo. Amen.