Vivere nell’era dell’Intelligenza Artificiale: la sfida teologica

Alla vigilia del Sinodo valdese si è tenuta la Giornata teologia “Giovanni Miegge”

 

«L’Intelligenza artificiale (IA) crea connessioni tra strutture e istanze, ci interroga e mette in gioco valori teologici, etici e sociali». Con queste parole il direttore del Centro culturale valdese Davide Rosso ha aperto, il 21 agosto a Torre Pellice, la Giornata Miegge dedicata al tema “Vivere nell’era dell’Intelligenza Artificiale”. L’incontro è stato pensato a poca distanza dall’uscita del recente documento redatto della Commissione delle chiese battiste, metodiste e valdesi per i problemi etici posti dalla scienza, intitolato Intelligenza artificiale (AI). Note per una riflessione etico-teologica in prospettiva protestante, un testo pensato come strumento per accompagnare le chiese a rapportarsi con una trasformazione ormai entrata nella vita quotidiana.

 

L’IA viene infatti utilizzata consapevolmente, attraverso assistenti virtuali e chatbot, ma anche inconsapevolmente, attraverso la grande quantità di dati che produciamo e che vengono utilizzati per “addestrare i sistemi”, accanto alle molte opportunità, in particolare in ambito medico e scientifico, e nella produzione e circolazione della conoscenza, dove emergono alcuni interrogativi e rischi: la possibile sostituzione del lavoro umano, la diffusione di fake news e truffe, la raccolta dei dati personali e l’impiego dell’IA in ambiti delicati come le armi e la sorveglianza di massa.

«Il rischio – ha osservato Rosso – è che l’uso continuo di assistenti virtuali possa alterare anche il modo in cui si percepiscono i rapporti umani, e i rapporti tra i credenti con Dio e con il mondo reale». Un tema emerso anche nel dibattito, con la preoccupazione espressa che droni e armi intelligenti possano arrivare a definire limiti e confini al posto della coscienza umana.

 

La spiritualità nell’era dell’algoritmo. Al centro della Giornata la riflessione teologica si è dipanata con gli interventi di Mauro Grosso (Facoltà teologica di Torino e ISSR di Torino), Accursio Graffeo (Università di Torino, Fondazione Bruno Kessler e Università di Zurigo) e Ilenya Goss, pastora e coordinatrice della Commissione per i problemi etici posti dalla scienza.

Graffeo ha affrontato il crescente ricorso all’IA per rispondere a bisogni di supporto spirituale. «Il colloquio con la IA imita una relazione senza costituirla: non è l’incontro di un dialogo inter-umano né di un dialogo divino-umano», ha osservato, richiamando la cosiddetta “svolta soggettiva”: il passaggio da una vita fondata su ruoli, tradizioni e doveri a una sempre maggiore centralità dell’esperienza interiore.

 

Su questo terreno, ha spiegato, l’IA può diventare uno strumento di costruzione di senso. La macchina funziona come uno specchio, ma «non è un sostituto»: può contribuire a produrre vocabolari, pratiche e criteri attraverso cui le persone interpretano la propria esperienza. Religione, spiritualità e teologia sono così entrate progressivamente nei media digitali e oggi nell’IA, dando vita anche a forme di “teologia pop digitale”.

 

Da strumento ad ambiente. Mauro Grosso ha posto l’accento su un passaggio decisivo: «La IA non è più uno strumento, costituisce un ambiente, una realtà pervasiva che condiziona chi la abita». Il rischio è quello di una «resa cognitiva»: siamo portati a dare credito alla IA anche quando sbaglia, e a utilizzarla non più soltanto per verificare i nostri ragionamenti, ma come loro sostituto.

Da qui la necessità, sottolineata dall’oratore, di mantenere centrale l’umano e di evitare che la tecnica finisca per sostituire le capacità cognitive e relazionali delle persone.

 

Responsabilità e centralità dell’umano

Ilenya Goss ha proposto tre livelli di analisi: pragmatico, etico e teologico. Si è soffermata sulla fascinazione che l’interazione con l’IA può suscitare: «Il soggetto centrale quando si parla di intelligenza artificiale è e rimane l’uomo”, ha affermato, ricordando che il documento della Commissione rappresenta una prima presa di contatto con un fenomeno complesso e in continua evoluzione.

La pervasività dell’IA richiede aggiornamento e approfondimento costanti. Particolare attenzione va posta ai bias presenti nella programmazione e nell’addestramento dei sistemi, con possibili conseguenze sulla giustizia, la riservatezza dei dati, l’equità e la trasparenza. «Mantenere viva la consapevolezza che dietro gli algoritmi e le applicazioni AI ci sia il lavoro di esseri umani è un compito ineludibile», ha sottolineato Goss.

 

Lo sguardo teologico, ha concluso, può aiutare a custodire il senso dell’identità umana e a non subire passivamente la trasformazione in atto, ma a parteciparvi responsabilmente. Al centro resta la relazione: quella tra gli esseri umani e quella con Dio, insieme alla responsabilità verso gli altri e alla capacità di affrontare i conflitti etici generati dalle nuove tecnologie.

 

La pastora Goss ha infine presentato una proposta teologica, affermando che proprio la teologia, «sapere radicato per il Protestantesimo nella Scrittura, diventa uno strumento di interpretazione della rivoluzione digitale. Riprendendo direttamente testi biblici e mettendoli in rapporto agli effetti retroattivi della tecnologia», ha tracciato un itinerario possibile al pensiero teologico. Ha concluso il suo intervento presentando brevemente il Documento sull’IA della Commissione BMV per i problemi posti dalla scienza.

L’incontro è stato trasmesso in streaming sul canale YouTube della Fondazione Centro culturale valdese, dove è ancora disponibile.