Democrazie in bilico

La crisi dei diritti e della rappresentanza nella società globale, e qualche indicazione dal mondo delle chiese, nella serata pubblica del Sinodo

 

La democrazia, come forma di organizzazione politica, ma anche e forse soprattutto come metodo, forma mentale, è senza dubbio uno dei fili conduttori di questa sessione sinodale 2026: che sia definita “in bilico” come nella serata pubblica di sabato (Democrazie in bilico, tensioni e rischi nella società globale), o “in pericolo” come dalla conferenza stampa di domenica (Democrazie in pericolo, democrazia da fare), o che sia declinata da due parole chiave che la definiscono, pluralità e conflitto, come emerso nella serata e fin dalle prime battute del dibattito sinodale.

 

La coesistenza di posizioni diverse, magari inconciliabili, da un lato, e la “frizione” sviluppata da questo confronto, che, come ricordato da Stefano Allievi, prof. ordinario di Sociologia all’Università di Padova, uno dei due relatori della serata insieme Fulvio Ferrario, docente di Teologia sistematica alla Facoltà valdese di Teologia, «il conflitto è un prodotto della democrazia, è la fisiologia della società, non la patologia»: il conflitto (tutt’altra cosa dal conflitto armato, cioè la guerra, con cui oggi si tende a confonderlo) nasce in un contesto di riconoscimento di diritti e di pluralità, non da un contesto omogeneo.

Da questo presupposto, che terrorizza alcuni, ma conforta altri, si è sviluppata una riflessione che ha spaziato tra vari ambiti, politico, culturale, sociale, e naturalmente religioso.

 

Che cosa possono fare le chiese per «far riappassionare alla democrazia» le nostre società? Responsabilità enorme… Indubbiamente, ha riconosciuto Ferrario, la crisi dell’ideologia dei diritti umani ha a che fare in qualche modo con un nostro fallimento. Ma dobbiamo anche ricordare che la democrazia è «un’invenzione umana, abbastanza recente e costruttivamente ambigua», se pensiamo per esempio alla prosperità costruita su sistemi economici basati sulla schiavitù. Dobbiamo fare attenzione, ha avvertito Ferrario, a non sacralizzarla, rischiosa tendenza piuttosto diffusa (la vita, la natura, ecc.): «la democrazia è un fatto profano, attraversato dalle contraddizioni anche nei suoi momenti migliori», quindi ci vuole un atteggiamento “sobrio” nel considerarla, che non vuol dire sminuirla, ma riportarla alla giusta dimensione. È piena di difetti, ma è la forma migliore che abbiamo…

Parlando di ciò che fanno le chiese, però, possiamo ricordare, come nella serata, oltre alle esperienze di formazione e condivisione comunitaria sulla “gestione dei conflitti”, il percorso di “Essere chiese insieme”, una sfida che le chiese protestanti italiane hanno voluto affrontare e che rappresenta un utile esempio di “dove va la società” (o di dove vorremmo che andasse) pur nelle sue difficoltà e in un contesto che oggi non è più quello in cui è nato il progetto Eci.

Nella serata, grazie agli intermezzi musicali pianistici curati da Olmo Costa, sono state toccate le corde del pensiero e delle emozioni

 

È, appunto, un contesto caratterizzato dalla crisi delle democrazie liberali, si è parlato di svuotamento, dissoluzione, disaffezione, ricordando che i principali soggetti che stanno “svuotando” la democrazia sono stati eletti democraticamente, che democrazia non è “dittatura della maggioranza” ma nemmeno, come rischia di essere oggi dato l’alto tasso di astensionismo, «bullismo di una minoranza» (Allievi).

Tra le parole chiave della serata, oltre a quelle citate in apertura, e che suonano particolarmente care a un pubblico protestante, ci sono sicuramente uguaglianza e conoscenza, che oggi vengono viste in opposizione: uguaglianza di diritti, ma non livellamento che prescinde dalle competenze – è stato detto – e conoscenza come strumento di miglioramento personale e collettivo, e non come modo per sopraffare gli altri. Il mondo sembra andare in tutt’altra direzione, con l’ascesa di un «potere del vuoto» (Allievi) formato da oligarchie tecnocratiche e plutocratiche, che hanno riempito il «vuoto di potere» lasciato dalla crisi delle istituzioni tradizionali, quali i partiti politici, arrivando a manipolare decisioni globali, pensiamo alle politiche energetiche o le guerre.

 

In conclusione, possiamo ricordare, ancora con Allievi, il ruolo delle chiese come “comunità pensanti”, che lavorano quotidianamente su discernimento e mediazione, per instaurare e portare avanti un dialogo anche laddove questo sembra impossibile.

Foto di Pietro Romeo

Il video della serata si può rivedere sui canali YouTube Chiesa evangelica valdese e RBE